Ma io amo anche le radici
del mio piccolo gelido paese.
Se dovessi morire mille volte,
io là vorrei morire:
se dovessi mille volte nascere,
là vorrei nascere,
vicino all’araucaria selvaggia,
al forte vento che soffia dal Sud.
Nessuno pensi a me.
Pensiamo a tutta la terra, battendo
dolcemente le nocche sulla tavola. (da Ode alla Pace di Pablo Neruda)
Sarà la festa di primavera, l’anno della Capra, dei prodigi e degli scongiuri, dell’acqua dei fiumi che diventa oro, dei dodici chicchi di uva ai primi rintocchi della mezzanotte, delle calende, dei 108 tocchi di gong, delle mutande rosse, delle lenticchie, dei baci evitati sotto al vischio, dei baci cercati sotto al vischio, delle bollicine e delle tavolate, di Saturno in Sagittario, di Giove in Leone, delle previsioni finanziarie, del boom e dello sboom.
Sarà ancora l’anno palindromo 5775 e ancora quello gemello del 1436 da questa parte del mare, sarà l’anno 2575 nelle terre dei draghi , l’anno 2070 nelle terre delle tigri, sarà il 2015 nell’Occidente pieno di dubbi.
Sarà l’anno delle migrazioni, dei profughi, dei pellegrini, delle crescite e delle fini, dei genitori in viaggio dai figli, dei figli che tornano dai genitori, delle case vuote, del chiasso e della solitudine, dei gatti sotto i letti, dei ricordi nascosti, dei rimpianti, dei rimorsi a decine a centinaia o solo uno che spacca il cuore, di chi è appena arrivato, di chi se ne andato e tu non lo sapevi. Sarà di poche parole. Sarà un buon anno, forse. Ma a nessuno ne chiederemo il rimborso. Auguri a tutti.
Separare il vissuto con il cantato è impossibile nelle opere di molte poetesse algerine di lingua francese. E’ il vivere quotidiano in guerra contro di loro, nella ricerca della piena e libera espressione e non solo culturale. Dall’indipendenza, ottenuta anche con il sacrificio delle donne algerine, fino al Fronte di salvezza islamica, non c’è pace per il vivere al femminile che chiede spazi diversi dalle visioni canonizzate della legge religiosa. E che paga spesso con l’allontanamento dalla propria terra, con l’esilio se non con la clandestinità la voce delle scrittrici e delle poetesse che non si allineano alla conservazione del sistema.
Assia Djebar. Le voci del suo mondo l’assediano, come riporta il titolo di un suo scritto. Forse è a tutt’oggi una delle più celebrate artiste algerine in lingua francese. Nata nel 1926, è la prima autrice magrebina ad essere ammessa all’Accademia francaise, una delle poche donne vincitrici del…
Per costruire un dialogo, bisogna mettersi in ascolto delle voci. Alcune sono deboli e nascoste alla luce del sole. Come persefoni occultate in buio infernale, emergono in alcuni momenti dell’anno, in ricorrenze rosa scandalo o giallo mimosa, altre prendono corpo stampato dalla cronaca nera. Oltre, il silenzio. Ma la vita è puro rumore (I. Allende) e quelle voci bisogna irrobustirle nel quotidiano ascoltarle. Al di là dell’emergenza. Questo è il progetto delle letture di Fibrarosa che offre letture della raccolta Unanimamente, antologia di donne per le donne, le testimonianze in forma epistolare delle ospiti dell’associazione Nondasola, e altri versi ancora, in un lavoro di nuovo lessico che possa costruire un dialogo contro la violenza sulle donne.