CHE UN TEMPO CI SIA STATO UN GRAN DOLORE. POESIE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE. #25NOVEMBRE

"La forza che uccide è una forma sommaria, grossolana di forza.
L' altra forza è quella che non uccide; o meglio, quella che non ha ancora ucciso. 
Quella che certamente o molto probabilmente, lo farà, 
che è sospesa sul capo di qualcuno e potrebbe ucciderlo da un momento all’altro; in ogni caso essa trasforma l’uomo in pietra. 

Simone Weil"

Domesticviolence, poetry against domestic violence
(c) Elizabet Malaska

VIOLENZA DOMESTICA

di Illiana Rocha

(Traduzione di Federica Galetto per il blog)

Libellule la mattina ingannate dalla porta a vetri scorrevole,

sparpagliate in veranda come sigarette spezzate

a metà,  e un cavallo ad acquerello, le giunture a cerchi blu chiaro.

Auto da golf sfrecciano sul petto verde

delle colline. Mi dormivo sulle mani,

piatti cuscini colmi di minuti pezzetti d’ossa. 

Coperta grigia della solitudine, il mascara di ieri sera. Solitudine

una libellula volteggia come saliva a rallentatore vicino al vetro,

promette di riempirlo con se stessa come la sua mano,

il mio viso lo rifrange. Mezzo mondo ancora dorme,

i miei seni vivi e svegli nella maglietta 

Cerchi di vento nell’erba,

scalpiccio di cavalli in quella direzione. Cerchi saturi, 

volti, muovono lo schermo muto della TV, trasmettono più solitudine :

Compra questa proprietà, prova questo esercizio.

Una donna con due grossi seni non è convincente. 

Quando mi sposto in me stessa, il vetro mi si spezza dentro, 

un cielo sconfitto per metà delle sue stelle, 

mani buie disperate trovano qualcos’altro per riempirlo. 

Come mani, gli uccelli sbattono le ali in un applauso disperato, 

volando in tondo come se la loro specie stesse per estinguersi.

 La mia gola, 

metà massa solida, metà gonfia per la tequila, 

non è la solitudine che noi esseri volanti cerchiamo di evitare, 

ma soltanto una logica  dolorosa nel vetro, 

una che impari come quella del petto .

Un arcobaleno interrompe

il petto di nube bianca,

come il mio, dove una volta le sue mani vivevano, poi distrutte.

Il mio respiro contro il vetro liscio del silenzio,

in cerca della saggezza della cavità di un albero, cerchio sessuale,

come la solitudine persiste

invitata da altri sopravvissuti di questo mondo dalla metà 

della sua violenza, tutto il suo amore

DOMESTIC VIOLENCE

di Illiana Rocha

Morning dragonflies tricked by the sliding glass

door, scattered on the porch like cigarettes torn in half,

& a horse in watercolor, its joints light blue circles.

Golf carts zoom over the green breasts

of the hills. I slept on my hands,

flat pillows filled with a puzzle of tiny bones. Loneliness’s

gray blanket, last night’s mascara, loneliness—

a dragonfly hovers like spit in slow motion near the glass,

promises to fill the pane with itself like his hand,

my face reflecting back at him. Half

the world is still asleep, my breasts

alive & waking from my shirt. Wind in circles

through grass, horses tip in its direction. Saturated circles,

faces, move the muted TV screen, broadcast more loneliness:

buy this property, try this exercise. A woman with hard breasts

isn’t convincing. When I shift in myself, glass

breaks inside me, a sky losing over half

its stars, desperate dark hands

finding something else to fill it. Like hands,

birds clap their wings in desperation’s applause, circling

as if their species is dying out. My throat, half

gastrolith, half swollen tequila, it’s not loneliness

we flying things try to avoid, but in glass

a painful logic, one you learn like the breast’s.

A rainbow interrupts the white cloud  breasts,

like mine, where once his hands

lived, then destroyed. My breath against silence’s smooth glass,

longing for the wisdom of a tree’s hollow, sex circle,

how it endures loneliness

by invitations to other survivors of this world from half

its violence, all its love.

poetry, against domestic violence, #25 novembre
(c) May Stevens

AMBRA

di Eavan Boland

Che un tempo ci sia stato un grande dolore, non ha mai avuto importanza:

gli alberi sulle colline, nei boschetti, che piangono –
un oro di plastica che cola

a terra per secoli e stagioni –
fino ad ora.

In questo bel pomeriggio di settembre in cui tu non ci sei
tengo stretto, come se la mia mano lo potesse custodire,
un monile d’ambra

che mi hai donato un tempo.

La ragione dice questo:
i morti non possono vedere i vivi.
i vivi non rivedranno più i morti.

L’aria chiara di cui abbiamo bisogno per ritrovarci è
svanita per sempre, eppure

questa resina un tempo
ha raccolto semi, foglie e perfino piccole piume mentre cadeva
e cadeva

e ora in un’atmosfera solare sembrano vivi
come non mai

come se il passato fosse presente e il ricordo stesso
un miele baltico –

uno sfregamento agli orli del visibile, un’esibizione solo di quanto
si possa conservare

dentro un’imperfetta traslucenza.

I never ask for it
(c)Jasmeen Patheja

CIO’ CHE INDOSSAVO

di Mary Simmerling                          

Era questo:
a partire dall’alto
una maglietta bianca
di cotone
a manica corta
e girocollo

Questa era infilata
in una gonna di jeans
(anche quella di cotone)
che finiva appena sopra le ginocchia
e con una cintura in vita

Sotto tutto questo
c’era un reggiseno di cotone bianco
e mutande bianche
(anche se probabilmente non abbinate)

Ai miei piedi
scarpe da tennis bianche
il tipo di scarpe con cui giochi a tennis

e per finire
orecchini d’argento e lucidalabbra.

Questo è ciò che indossavo
quel giorno
quella notte
il quattro di luglio
del 1987.

Potreste chiedervi
perché è importante
o perché io mi ricordi
ogni capo di abbigliamento
con questa precisione

Vedete
mi hanno fatto questa domanda
molte volte
l’ho ricordato
molte volte
questa domanda
questa risposta
questi dettagli.

Ma la mia risposta
così attesa
così prevista
sembra piatta in qualche modo
visto il resto dei dettagli

di quella notte
durante la quale
ad un certo punto sono stata violentata.

E mi chiedo
quale risposta
quali dettagli
vi darebbero conforto
potrebbero darvi conforto
a voi
miei inquirenti

cercate conforto
laddove
ahimè
nessun conforto
può essere trovato.

Se solo fosse così semplice
se solo potessimo
mettere fine allo stupro
semplicemente cambiandoci d’abito

Ricordo anche
che cosa lui stesse indossando
quella notte
anche se
è vero
nessuno
me l’ha mai chiesto

Murales lazio su commissione per la violenza sulle donne
Murales Lazio su commissione contro  la violenza sulle donne

MI DICEVANO

di Jean Teppermann

Mi dicevano

è meglio se tagli i tuoi crespi capelli

sembri una strega sembri ebrea.

Mi chiedevano perchè

cantassi per le strade invece di stare in silenzio

mi raccontavano storie di donne eleganti

e dei loro diversi matrimoni.

Sono diventata strana invisibile e sola.

Voglio che i miei capelli si arriccino selvaggi

voglio andare incontro alla luna

e ridere gridare vivere

con i miei crespi capelli.

nalini malani
(c) Nalini Malani

SONO UNA DONNA IN INDIA

di Chandni Singh

Mi hanno accarezzato il seno.
Non da un amante,
ma sconosciuti su un autobus.
Sono stato gyrated contro
mentre navigo per la città:
confezionati come sardine
sono più depravati degli animali.
Mi sono stati mostrati dei peni
di cui non conosco i proprietari;
vengono solo con un paio di occhi intrisi di lussuria
e un sorriso senz’anima.

Posso tenere testa ai problemi
sull’ambiente.
Posso essere eloquente sulla letteratura e la musica.
Mi è stato detto, io sono il futuro;
e per un attimo sono indotto a credere
nella bolla in cui ho comprato.

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Roma. Casa delle donne: “Dalla piuma all’algoritmo”. La cura della trasmissione.

In occasione del convegno “Dalla piuma all’algoritmo – La cura della trasmissione” che si terrà a Roma il 29 ottobre, il tavolo della poesia vedrà protagoniste anche Exosphere e il blog Il Golem femmina, attraverso due delle quattro animatrici del tavolo, la coordinatrice Gabriella Gianfelici e la “segretaria verbalizzante” Simonetta Sambiase. Al tavolo si siederanno firme suggestive della poesia di questi anni, da Anna Maria Curci a Maria Grazia Calandrone, da Lucianna Argentino ad Anna Maria Farabbi solo per ricordarne alcune.

Vi aspettiamo. Portate poesia.

Invito alla scrittura. Laboratorio per Abit-arte.

                                                                                Gabriella Gianfelici

Care e cari,

in occasione della Festa “Abit-Arte”, organizzata dalla Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo per i primi giorni di ottobre, vi invitiamo a partecipare ad un laboratorio di scrittura (nella forma che desiderate cioè poesia, racconto breve, testo collettivo o diario) che si terrà sabato 10 settembre dalle 16.00 alle 18.00 e domenica mattina dalle 10.00 alle 12.00 sempre in via Selo n.4

Il laboratorio è gratuito e dovete portare soltanto i materiali per scrivere. Sarà condotto da Gabriella Gianfelici e da Simonetta Sambiase con le modalità di sempre: letture di brani, discussioni, riflessioni, suggestioni date con poesie, versi, pensieri, colori, quadri etc. 

Cercheremo di scrivere sull’ambiente e la sua bellezza, sull’ecologia, sul nostro territorio reggiano e sui temi proposti dalla festa, (che a breve sapremo in modo esaustivo).

Alla chiamata di “Abit-Arte” di ottobre, faremo la nostra parte.

All’interno della festa d’arte e cultura, organizzata dalla Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo, per realizzare un evento di arte pubblica muralistica a Reggio Emilia, come segno d’arte per un abitare sostenibile, inclusivo, bello e solidale, creeremo un laboratorio di scrittura creativa e poetica per esserci nella maniera solidale e associativa che ci caratterizza.

 Abbiamo bisogno di tutte e tutti voi.

 Abbiamo bisogno di creare delle preziose tessere di un mosaico di ricordi, di idee, di testimonianze, di invenzioni, di resistenza, di speranza, di curiosità, di amore per un quartiere, di una città, di una terra che (nonostante tutto) sorride ancora.

 E il testo corale, che formeremo nel laboratorio, sarà presentato durante le giornate di Abit-Arte, insieme alle poesie del fondo poetico dell’associazione Exosphere, che da anni ha dimora nell ’ospitale saletta civica della CCPM.

                                                                              

Gabriella Gianfelici

 Simonetta Sambiase

                  ( Ass.ne Culturale Exosphere, PoesiArtEventi)

per informazioni:

mail:

gabriellagianfelici@gmail.com,

golemf@virgilio.it

Accenni del progetto:

(per tutte le informazioni, le partecipazioni, le curiosità e gli interessi, cliccate qui)

Le schede degli artisti visivi:

Vi aspettiamo.

Exosphere

la lunga mano di qualche alpino troppo goliardico. POESIE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE DALLA RACCOLTA “BOREA”

lunga manus alpini

Credo alle molestie di alcuni alpini a 500 donne durante  la loro adunata di Rimini.

Ci credo perché:

1) Perché credo al coraggio di ogni donna che ha il coraggio di denunciare di aver subito molestie in un Paese qualunquista che spesso giustifica i carnefici e non ha empatia con le vittime. 

2) Perché avevo già letto questo articolo del 2018:

 https://www.fanpage.it/politica/molestie-contro-le-donne-cosa-e-successo-a-trento-all-adunata-degli-alpini/

che riporta le stesse dinamiche “goliardiche” e gli stessi impegni – disattesi – di farle smettere da parte delle organizzazioni di queste adunate di alpini di montagna e di  mare. 

3) Perché conosco il rigore e il fervore delle compagne di NUDM sulla presa in carico di azioni di contrasto alla violenza contro le donne e non posso che ringraziarle di aver alzato la voce anche contro chi mentre lavori potrebbe pensare che infilarti una mano nella gonna sia solo un atto di goliardia:

Rimini, molestie degli Alpini: “Non una di meno” prepara azione legale

4) Perché queste voci su alcuni alpini “goliardici” le avevo già raccolte come sfogo amaro quando facevo sindacato e vorrei dare  solidarietà, come donna, anche a chi non ha avuto ancora il coraggio di denunciarle.

Ecco perchè ci credo. Di più.

Delle riflessioni su queste “goliardie”,  che provocano  il vomito a chi le subisce, le avevo trasformate in versi in una poesia pubblicata in “Borea”.  Perché “ci credevo”.  E perché le voci di ribellione al potere distorto del maschilismo non debbono mai tacere. Che si tratti di qualche alpino “goliardico” o di qualche altro militare “scanzonato e allegro” o di  un avvocato, di un autista, di un infermiere o di un direttore d’orchestra innamorato dei Carmina Burana, insomma di un mascalzone qualsiasi, le mani devono essere tenute lontano dalle lavoratrici, dalle donne, dalle ragazze, da chi non vuole essere “goliardiata”.

borea

Borea, poesie contro chi allunga le mani

Appello per la pace/call for peace – Palabra en el mundo.

@Theguardian.com

APPELLO PER LA PACE

Palabra en el Mundo di Venezia da anni ospita poeti e poetesse da tutto il mondo per unirsi intorno alla parola poetica e rendere costruttivi e tangibili i principi di solidarietà e pace.

La Pace è parola-azione da scambiare come segno reale di pace e non con missili e bombe, disoccupazione e disuguaglianze civili e sociali; è assenza di violenze su corpi e territori, eguaglianza reale delle persone tutte e in tutti gli angoli del pianeta e non vuote retoriche parole o leggi e cavilli burocratici.Non siamo da soli a camminare su questa terra che ci ospita e non siamo da soli a dire di No alla mania guerrafondaia che gli uomini hanno da illo tempore continuato a costruire.

Mantenere viva la Solidarietà, l’Accoglienza e i Rapporti di Amicizia è essenziale e non rinunciabile in questo oscuro momento storico. Così come non parlare di odio ma di sorellanza, di fratellanza e di rifiuto netto delle armi per risolvere i conflitti.

Noi costruiamo e portiamo avanti invece le armi della ragione, della critica e della nostra umanità anche attraverso la parola poetica.

Quest’appello si rivolge a tutte le persone che non accettano di subire passivamente la logica di guerra che nella nostra storia ha come un movimento carsico: appare e scompare in ogni angolo della terra sotto diverse forme. 

Una cosa è sempre stata chiara però alla fine di ogni conflitto: coloro che sempre hanno subito i torti di guerre giuste o sbagliate, come le si vogliono definire nei libri di storia e nelle narrazioni, sono in maggioranza le donne e i loro figli e figlie in primis; poi c’è anche la terra che subisce fino alla nausea impoverimenti e distruzioni del suolo, dei suoi abitanti animali e vegetali. 

Durante la pandemia, avevamo pensato, sperato, creduto che ci saremmo finalmente fermati, seduti ad un tavolo a ragionare su come tornare ad usare buone pratiche di convivenza. 

Ora vediamo che così non è stato.

I governanti hanno invece continuato a mappare, confinare, scacciare, reprimere, costruire e smerciare armi, martoriare corpi e menti, limitare la libera circolazione delle persone. Il tutto in nome di un profitto che non ci appartiene. Il Che fare? ora che siamo vicinissimi alla follia generale, non è facile e richiede ad ognuno e ognuna di noi un atto di coraggio e di fermezza: 

bandire le armi 

dalle nostre produzioni a supporto della nostra economia, bandire la guerra dalla nostra storia, che essa diventi veramente un tabù, mi sembrano le due immediate condizioni se veramente vogliamo dare un futuro il più armonioso possibile a questa terra, Perché anche le nostre resteranno solo parole, se ad esse non si accompagna un gesto di pace, un’azione di costruzione della Pace. Che le armi tacciano e si cominci a parlare vuol dire quindi che le armi non devono circolare. I nostri governanti devono ascoltare la voce dei cittadini e delle cittadine. 

Che i figli chiamino i padri, le madri i loro figli a posare le armi.

Il poeta albanese Ismail Kadare chiudeva, già negli anni ’60, così un suo poema: “Venite e appendete le armi ai chiodi delle rime”.

Proviamo ad ascoltarlo davvero adesso?

Questo è l’appello che noi della Palabra en el Mundo di Venezia rivolgiamo a tutte e tutti i costruttori di Pace. Accogliamo i testi dei poeti e delle poetesse che a noi si vorranno unire per organizzare anche una lunga carovana non di bombe ma di parole poetiche che superino il rumore funesto della guerra e la faccia tacere per sempre. 

Aderiscono artiste/i e associazioni:

Anna Lombardo, Fabia Ghenzovich, Giovanni Asmundo, Zingonia Zingone, Alessandro Cabianca, Valeria Raimondi, Fernanda Ferraresso, Letizia Lanza, Lorenzo Fort, Simonetta Sembiase, Paolo Polvani, Adriana Hoyos, Armando Pajalich, Anna Chahoud, Anna Maria Ferramosca, Mariella De Santis, Rita degli Esposti, Marta Petru, Francis Combes, Pierfranco Uliana, Isabella Albano, Ivana Marksic, Louis Felipe Sarmento, Marco Cinque,
Pronto Intervento Poetico (PIP), Gruppo90-ArtePoesia

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Palabra en el Mundo in Venice has hosted poets worldwide to unite around the poetic word and make the principles of solidarity and Peace constructive and tangible.

Peace is a word-action to be exchanged as a tangible sign of Peace: not with missiles and bombs, unemployment and civil and social inequalities. It is the absence of violence against bodies and territories, the fundamental equality of people in all corners of the planet and not empty rhetorical words or laws and bureaucratic quibbles. We are not alone in walking on this land that hosts us, and we are not alone in saying No to the warmongering mania that men have continued to build since then.

Keeping solidarity, hospitality and friendships alive is essential and cannot be renounced in this dark historical moment. So, it is crucial not talking about hatred but about sisterhood, brotherhood, and the net refusal of weapons to resolve conflicts.

As poets, we build and carry on the weapons of reason, criticism and our humanity through the poetic word.

This call aims at all people who do not accept passively the logic of war that in our history has a karst movement: it appears and disappears in every corner of the earth in different forms.

One thing has always been clear, however, at the end of every conflict: those who have always suffered the wrongs of right or wrong wars, as they are defined in the history books and the narratives, are primarily women and their sons and daughters in primis; then there is also the earth that undergoes up to the point of nausea impoverishment and destruction of the soil, of its animal and plant inhabitants.

During the pandemic, we had thought, hoped, believed that we would finally stop, sit at a table and think about how to go back to using good coexistence practices. 

But, unfortunately, now we see that this was not the case. Instead, the rulers continued to map, confine, drive out, repress, build and sell weapons, torture bodies and minds, and limit people’s free movement. All in the name of a profit that does not belong to us. What to do? now that we are very close to general madness, it is not easy and requires from each one of us an act of courage and firmness: ban weapons from our productions in support of our economy, ban the war from our history, that it genuinely becomes a taboo, seem to me the two immediate conditions if we want to give a future as harmonious as possible to this land. Because even ours will remain only words if they are not accompanied by a gesture of Peace, an action of building Peace. Therefore, that the weapons are silent and we begin to talk means that the weapons must not circulate. Our rulers must listen to the voice of their citizens.

Let the children call their fathers and mothers their children to lay down their weapons.

The Albanian poet Ismail Kadare closed one of his poems as early as the 1960s:        

                  «Come and hang your weapons on the nails of the rhymes».

Let’s try to listen to it now!

It is the call that we at Palabra en el Mundo in Venice address to all builders of Peace. We welcome the poets’ texts who will want to join us to organize a long caravan not of bombs but of poetic words that overcome the fatal noise of war and silence it forever.

The following artists and associations have signed:

Anna Lombardo, Fabia Ghenzovich, Giovanni Asmundo, Zingonia Zingone, Alessandro Cabianca, Valeria Raimondi, Fernanda Ferraresso, Letizia Lanza, Lorenzo Fort, Simonetta Sembiase, Paolo Polvani, Adriana Hoyos, Armando Pajalich, Anna Chahoud, Anna Maria Ferramosca, Mariella De Santis, Rita degli Esposti, Marta Petru, Francis Combes, Pierfranco Uliana, Isabella Albano, Ivana Marksic, Louis Felipe Sarmento, Marco Cinque,
Pronto Intervento Poetico (PIP), Gruppo90-ArtePoesia.

per l’otto marzo e per tutte le guerre: “Disertate donnE, disertate”. Con Sei poesie dall’ucraina per gentile concessione de la macchina sognante. associazione Exosphere.

Ernst Ludwig Kirchner

Per noi di Exosphere l’Otto marzo sarà una giornata diversa quest’anno. La dedichiamo alle donne che stanno soffrendo guerra, paura e dolore. Non solo in Ucraina. Ringraziamo Pina Piccolo e la Macchina sognante per averci permesso di pubblicare la loro selezione di poesie di autori e autori ucraini da loro tradotte in italiano. Qui sotto il link di riferimento.

http://www.lamacchinasognante.com/sei-poesie-dallucraina-selezionate-da-calvert-journal-in-traduzione-italiana/?fbclid=IwAR18siheShjwXGjrGOzQcIPumJCW2bAR7CrzrZpMoKiRPpa56vGRJPjBTbI

Oskar Kokoscka

Noi di Exosphere non avalliamo né concediamo spazio a nessun linguaggio di guerra.

Già arrivano le notizie degli stupri dei soldati alle donne ucraine. Le bombe lanciate sulle scuole le abbiamo viste fin dai primi giorni di guerra. Mani e anime sporche di sangue continuano a fare la guerra. In tempi di pace li chiamano assassini, in tempo di guerra li chiamano bravi soldati obbedienti. Fotografie mostrano carri armati guidati da donne soldato. Donne che non stanno difendendo null’altro che il loro lavoro di guerra, che però non è un lavoro qualsiasi, è un lavoro criminale . Che uccide, stupra, ruba la vita e la terra altrui. Non è questo il soffitto di cristallo da cui ci si voleva liberare. Almeno voi, donne, ribellatevi e disertate. Non uccidete. Disertate. Se nessuno entra nei carri armati, se nessuno produce i carri armati, se nessuno li rifornisce di benzina (o di qualsiasi altro carburante consumino, chi se ne frega di saperlo!) le guerre non comincerebbero neanche. Disertate e vivete in pace. E fateci vivere in pace.

Sotto qualsiasi bandiera, c’è sempre la possibilità di dire “basta” se ancora rimane un pezzo di anima nel corpo. Sotto qualsiasi bandiera c’è sempre la possibilità di disertare, di scendere dai carri armati, di non far volare gli aerei e le bombe, di andarsene via quando vi toccano le spalle e vi dicono che tocca a voi andare. Fate andare via loro.

Antigone fai il tuo dovere: disobbedisci al potere. Il proprio dovere è la vita. Non la morte di qualcun altro.

da La Macchina Sognante

SEI POESIE DALL’UCRAINA SELEZIONATE DA CALVERT JOURNAL

La letteratura ucraina ha una lunga tradizione che risale all’XI secolo. Uno dei suoi poeti più noti è Taras Shevchenko del XIX secolo, che iniziò scrivendo versi romantici per poi passare a versi più cupi sulla storia ucraina. Poesia e storia sono ancora intrecciate nell’Ucraina di oggi. Una diversità di stili definisce la poesia ucraina contemporanea, che va dallo schema metrico in rima al verso libero e da raccolte cartacee allo slam e alla poesia performata. Ma i recenti sconvolgimenti politici del paese, dalla rivoluzione di Maidan all’annessione della Crimea alla Russia e alla guerra nel Donbass, hanno contribuito a rendere particolarmente importante in Ucraina oggi la poesia  che si esprime in stili audaci e diretti, con grande partecipazione di pubblico alle letture e performance La selezione di seguito trasporta chi legge in un tour dal personale al politico, e dalle superstar della letteratura come Serhiy Zhadan a debuttanti forti e promettenti come Ella Yevtushenko.

Allora ne parlo

di Serhiy Zhadan, traduzione inglese di John Hennessy e Ostap Kin

Allora ne parlo:

dell’occhio verde di un demone in un cielo dai colori vivaci.

Un occhio che sbircia dal sonno di un bimbo.

L’occhio di un emarginato che la paura con l’entusiasmo rimpiazza.

Tutto è iniziato con la musica,

con le cicatrici lasciate dalle canzoni

sentite con gli altri bambini nei matrimoni d’autunno

Gli adulti che facevano musica.

Definizione dell’età adulta: la capacità di suonare

Come se apparisse nella voce una qualche nota nuova,

responsabile della felicità,

come fosse innato questo talento negli uomini:

poter essere sia cacciatore che cantante.

La musica è il respiro caramellato delle donne,

l’odore di tabacco sui capelli di uomini cupi

che tirano fuori il coltello per combattere il demone

che ha appena rovinato il matrimonio.

Musica che oltrepassa il muro del cimitero.

Fiori che crescono dalle tasche delle donne,

scolaretti che sbirciano nelle camere mortuarie.

I sentieri più battuti conducono al cimitero e all’acqua.

Nella terra ci nascondi solo le cose più preziose –

l’arma che matura con l’ira,

i cuori di porcellana dei genitori con il loro scampanellio

da coro scolastico.

Certo che ne parlo

degli strumenti a fiato dell’ansia,

della cerimonia di nozze, memorabile

quanto l’entrata a Gerusalemme.

Riponi sotto il tuo cuore

il ritmo da salmo spezzato dalla pioggia

.

Uomini che ballano così come spengono

gli incendi delle steppe con gli stivali.

Donne che si aggrappano ai loro uomini mentre danzano

come se non volessero lasciarli andare in guerra.

Ucraina orientale, fine del secondo millennio.

Il mondo è pieno di musica e di fuoco.

Nell’oscurità pesci volanti e animali cantanti danno voce.

Nel frattempo, quasi tutti quelli che si sono sposati allora sono morti.

Nel frattempo sono morti i genitori di persone della mia età.

Nel frattempo, la maggior parte degli eroi è morta.

Il cielo si apre, amaro come nelle novelle di Gogol.

Echeggiando, il canto di chi miete.

Echeggiando, la musica di chi porta via i sassi dal campo.

Echeggiando, non si ferma.

Serhyi Zhadan è uno dei poeti e romanzieri più famosi dell’Ucraina, attira un pubblico di migliaia di persone in occasione del lancio dei suoi libri e negli eventi a cui partecipa.

l’autunno inizia con qualcosa di banale

di Ella Yevtushenko, traduzione inglese di Yury Zavadsky

l’autunno inizia con qualcosa di banale: chiavi dimenticate in un’altra città, tosse come monete d’argento in gola, una tazza da tè turca,

monete di rame, acqua nella batteria,

grandine,

Non l’ho sentita, ed è già qui, che fa rannicchiare un gatto randagio, strofinandogli le zampe

lasciando foglie sbiadite sui jeans

solo in una notte così piovosa si può sentire bussare alla porta del balcone, solo in una notte così piovosa la si può aprire

ma chi ci starà dietro dipende se la noce si è addormentata di guardia sotto la finestra, se i pini raggiungeranno l’orlo strappato delle nuvole.

e se il lampo ripete il disegno delle vene sulle tue tempie.

l’autunno inizia con qualcosa di infantile: bussa alla porta e scappa; voglio leggere tutto il giorno a letto; sei avvolto come una mummia, garza umida di nebbia –

e continua con qualcosa di vecchio: non beve alcol, un diamante di freddo pulsa nelle sue ginocchia

e così ancora – ogni volta – e ogni volta questo è il primo argomento di conversazione

come se non ci fosse niente di più importante di questo autunno, bagnato come un mattino sotto una crosta prematuramente sbucciata

ruba tempo alle conversazioni di lavoro, intercetta un’ondata di pettegolezzi, si sdraia con un gatto randagio sul balcone, dove dovrebbero raccogliersi mucchi di segreti.

l’autunno ci spinge verso la cucina e ci fa mettere sul fornello il bollitore

l’autunno inizia con qualcosa di banale, ma cresce velocemente come i figli degli altri

un soldo d’inverno rotolerà dal suo freddo grembo, la neve coprirà noi ormai mummificati, congelati a metà parola

poi nessuno busserà più alla finestra del balcone nel cuore della notte

così  c’è anche il rischio generale di cessare di esistere per un po’

Nata nel 1996, Ella Yevtushenko ha debuttato con una raccolta di grande successo, Lichtung, e ha vinto numerosi concorsi di poesia in Ucraina.

u

di Dmytro Lazutkin,  traduzione inglese di Yury Zavadsky

il cielo è sempre più vicino

quando gli aerei biposto atterrano sull’acqua

nella baia di Vancouver

decine di piccoli bombi di ferro sembrano parlare tra loro:

Ho visto dorsi di balene saltare sull’oceano

Ho tirato fuori lo snowboarder dal crepaccio

Ho parlato con la vela mentre cambiava rotta

solo tu ed io non sappiamo nulla della cosa principale

e degli enormi albatri ci hanno rubato la colazione

mentre ci baciavamo sui pini caduti

scrutando nella baia avvolta nella nebbia

gli uccelli il nostro cibo lo laceravano

perché non è solo pane

respira al rallentatore

non solo patatine fritte…

Tuttavia

liberare l’emozione

potrebbe essere una continuazione della compressione

e un tatuaggio sul collo

Ho cancellato la punta della lingua

e poi abbiamo guardato i giocatori di pallavolo di dicembre

qui l’inverno è mite

quindi sono davvero esuberanti

gettando le giacche sulla sabbia

sono rimasti solo sul template: colori

e ho guardato il rimbalzo di ogni palla

premendoti sempre più stretta

come il sole che abbraccia la coda di una salamandra

come lo sguardo inebriante del pescatore abbraccia le reti asciutte

e i fumatori di marijuana convergevano sui cespugli di magnolia

per respirare respirare respirare

questo gelido oceano in cui tutte le risposte sono appese ai ganci

le nostre domande

questo vento calmo

che spinge le isole più vicino alla riva

e quel cinese serioso ha cercato di fermare il tempo

che filtrava tra i bastoncini

e quelle luci cupe che spingevano i procioni fuori dalle loro tane

e su gentile richiesta di pronunciare correttamente il nome del mio paese

Ho detto:

Bene

impariamo

prima lettera –

(t)U

Dmytro Lazutkin è autore di diverse raccolte di poesie, campione di poetry slam e paroliere. Lavora come cronista sportivo e conduttore televisivo.

L’amore a Kiev

di Natalka Bilotserkivets, traduzione di Andrew Sorokowsky

Più terribile è l’amore a Kiev che

Le magnifiche passioni veneziane. Leggere volano

Le farfalle maculandosi in coni luminosi –

In fiamme le brillanti ali di bruchi morti!

E la primavera ha acceso le candele all’aroma di castagna!

Il gusto tenero del rossetto a buon mercato,

L’audace innocenza delle minigonne,

E queste acconciature, il taglio non è proprio giusto-

Eppure immagine, memoria e segni ci emozionano ancora…

Tragicamente ovvio, come l’ultimo successo.

Morirai qui per il coltello di un farabutto,

La pozza del tuo sangue si allargherà come ruggine all’interno di una

Audi nuova di zecca in un vicolo a Tartarka.

Precipiterai qui da un balcone, il cielo,

Giù a capofitto nella tua piccola sporca Parigi

Vestita della candida camicetta da segretaria.

Non puoi distinguere i matrimoni dalle morti…

Perché l’amore a Kiev è più terribile che le

Idee del Nuovo Comunismo: gli spettri

Emergono nelle notti inebrianti

Fuori dal Monte Calvo, portando in mano

Bandiere rosse e vasi di gerani rossi.

Morirai qui per il coltello di un farabutto,

Precipiterai qui da un balcone, il cielo, dentro

Un’Audi nuova di zecca da un vicolo di Tartarka

Giù a capofitto nella tua piccola sporca Parigi

La macchia del tuo sangue si allargherà come ruggine

Su una candida camicetta da segretaria.

Natalka Bilotserkivets è una poeta, editrice e traduttrice di grande successo. Le sue poesie sono state antologizzate e tradotte in una dozzina di lingue europee.

Non baciarmi sulla fronte come un cadavere

 di Yulia Musakovska , traduzione inglese di Yury Zavadsky

Non baciarmi sulla fronte come un cadavere

diciamo, quasi due volte appassiti, gli occhiali e gli occhi stessi.

Medicine mischiate a dolci, le pagine del libro gialle come la sua pelle.

Versa nel vuoto alcune delle sue preziose storie.

Considero tutti i protagonisti vecchie conoscenze. Ufficiali del KGB accovacciati sullo stesso letto d’ospedale, con lucide scarpe ungheresi -avrebbe anche ucciso per procurarsele. Lo sguardo è beffardo.

Aveva detto, questi Beatles, questo dipartimento di lingue straniere, non ti serviranno a nulla.

Tutto questo è per gli eletti, non per gli orfani, o per i parenti poveri.

E si nascondeva come il formaggio nel burro, silenzioso come un topo.

Gente come te la catturavamo nei vicoli, la sradicavamo

Alle persone rispettabili questo piaceva, era considerata cosa rispettabile.

L’avrebbe fatto per suo figlio. Per una pera da combattimento, per carne viva e calda.

Vedo anche quella donna, la sua bocca storta e luminosa. Le sue

Gambe da ragno, porcellana puntinata, arnesi in metallo.

Un appartamento ammuffito con soffitti troppo alti.

Ma è lui che vedo il più chiaro di tutti: forte, con una chitarra.

Con gli occhi spalancati e i pollici nelle tasche dei jeans.

Con migliaia di pagine memorizzate.

Con un volto aperto al mondo. All’acqua scura e profonda.

Non per una ragazza, non per una disputa –

per il libero scorrazzare delle braccia,

per un’onda alta, anche se non sulla spalla.

Yulia Musakovska è una pluripremiata poetessa residente a Leopoli, autrice di quattro raccolte di poesie e traduttrice di poesie dall’ ucraino in inglese. Lavora nel settore informatico.

Comunicazione

Scritta e tradotta da Yury Zavadsky

Sorprendente come i sentimenti dipendano dalla pressione sanguigna.

L’elettricità nel mio corpo mi impedisce di rimanere fermo.

E, comunque, mi costringo a non muovermi.

Le dita scorrono nervosamente sulla tastiera.

Poi i versi irregolari si trasformano in sogni ad occhi aperti.

I tuoi SMS accompagnano i miei passi.

Non voglio tacere, ma non ho niente da dirti.

Il giorno è perso e nessuna pillola può riportarlo indietro.

Rimane solo una spiacevole stanchezza alla conclusione della giornata.

La notte e il sogno inquietante impossibili da ricordare.

Mi sembra di essere felice

sentendo il tepore della tua vicinanza

e le tue dita tanto vicine.

Oh questi giorni senza radici come le mie poesie

mi riempiono di alcol.

Oggi, l’intera giornata è mattina.

Una nebbia fredda, le sue gocce sospese nell’aria.

Lo spazio autunnale vuoto.

Mi sembra di essere felice accanto a te,

Non mi sono mai sentito così sicuro e calmo.

Esito, però, se tutto sta andando così bene,

poiché questi giorni saranno passati,

Li ricorderò

come i giorni migliori.

– Chiudi gli occhi e rilassati, lo senti?

– È autunno e la malinconia si abbatte su di noi.

– Sono io con la mia crisi temporanea.

Yury Zavaedsky è poeta, traduttore, critico letterario, interprete, artista di rumorismo ed editore.

Ringraziamo vivamente Calvert Journal per la selezione dei testi,  mentre restiamo in attesa di ricevere da loro  il permesso per la traduzione)