(MIO PADRE)A volte indossa un vestito di cenere che si dissolve quando cammina. Le poesie del padre. 9° anno.

Da una quarantina d’anni in qua si è detto e scritto moltissimo sul fenomeno della “nuova paternità”, che continua a tenere banco su tutti i media: è il segno di quanto sia effettivo questo cambiamento e di quanto il tema tocchi le corde più sensibili del nostro essere umano. D’altro canto, quale rapporto è così profondo, misterioso, contraddittorio come quello che lega un genitore a un figlio? Più viscerale quello materno, per il vissuto biologico che lega la madre alle sue creature; forse più indotto, più culturale, quello paterno, ma non certo non meno significativo”

Maurizio Quilici, Storia della paternità

POESIE SCELTE (anche tradotte) DEDICATE ALLA FIGURA DEL PADRE. Buona lettura. #andràtuttobene

IL GUARDAROBA DI MIO PADRE

Prima che arrivi la sera comincia la sua toilette.
Ha pigiami di calcare tessuti con i fossili,
una camicia da notte di catacombe dove sgocciolano i suoi sogni.
Ha una vestaglia tessuta con il fumi della benzina,
fra le auto ecologiche e il mormorio dei turisti.
Prova il lungo binario dei completi eleganti.
Si veste dalla cave che hanno costruito Parigi.
Indossa un mantello da cattedrale con gli occhi chimera.
Il suo impermeabile è ricoperto da germogli di gargoiles.
I pantaloni sono vetrate,
proiettano ombre come frutta candita mentre cammina.
La sua cravatta è una metropolitana annodata,
un nodo è una scala mobile, un altro una fontana
con san Michele che combatte Satana.
Una giostrina gira silenziosamente fra le ginocchia
mentre un ragazzino sta cantando su un cavalluccio laccato.
Ha una camicia da facchino d’albergo
e un panciotto di ponti sotto i quali scivolano i “bateaux mouches”.
Viene fuori dalle botole dei locali notturni
con un vestito da sposo di pavimenti che sbuffano vapore nel sole
e su di essi si sposa il mattino.
Ha una giacca di giornali fatti dal soffio del vento
e un spezzato di fumo di sigaretta
con i balconi per tasche. A volte
indossa un vestito di cenere che si dissolve quando cammina.

da Fauverie
di PASCALE PETIT
traduzione di S. Sambiase.

(My Father’s Wardrobe
from Fauverie

In the late afternoon he begins his toilette –
he has limestone pyjamas threaded with fossils,
a nightshirt of catacombs through which his dreams drip.
He has a dressing gown woven with petrol fumes, between
its folds
echo car-horns and the murmur of tourists.
He tries on the long rail of awakening suits.
He dresses from the quarries that built Paris.
He wears a cathedral cloak with chimera eyes.
His raincoat is stuccoed with sprouting gargoyles.
He has trousers that are stained-glass windows,
casting shadows like candied fruit as he walks.
His cravat is a knotted métro train,
one tie is an escalator, another a fountain
with Saint-Michel fighting Satan.
A carousel turns silently between his knees
and in it a boy is singing on a lacquered foal.
He has a shirt of hotel fronts
and a waistcoat of bridges under which bateaux mouches glide.
He emerges from the trapdoors of nightclubs
in a wedding suit of pavements that steam in the sun
and in it he marries the dawn.
He has a jacket made of wind-blown newspapers
and a cocktail suit of cigarette smoke
with balconies for pockets. Sometimes
he wears a suit of ash that scatters when he moves.
(c) Pascal Petit

(c) Nicole Eisenman

***

ANELLI 

(In memoria di mio padre, John Plowright)

Un albero è spesso – o sottile –
spelato, la sua linfa
porta zucchero
alle foglie, nutre
cellule nuove, infonde le radici
di energia

e il cambio –
quasi invisibile –
è come ossigeno per il sangue:
il potere di vita
dell’albero sta in questa
membrana di cellule.

Ricordo
da bambina
mi hai mostrato come leggere
la mente di un albero,
capire i segreti degli anelli –
come increspature

irradianti da pietre di selce
lanciate a pelo d’acqua
che rivelano il dorso di un uomo solo,
l’oscillazione di un braccio –
quiete interna.

Il durame è
centro morto,
lunghezza dell’albero, rigidità;
se l’aria raggiunge
il cuore questo marcisce,
si fa cavo.

Ma nessuno sa
come piega
il suo cuore morto
per arrivare alla luce
o perché trivellare in cerca di versi
è riempire le cavità.

Pubblicata in Making Worlds (Headland, 2003), a cura di Myra Schneider e Dilys Wood; Prefazione di Anne Stevenson.

(Traduzione di Silvia Pio)

LUCY HAMILTON

***

L’ UGUAGLIANZA PADRE !

L’uguaglianza padre ! il tuo sogno s’è avverato
ti intravedo ti vedo ancora camminando
accanto a Roth il possidente che ci negò
un po’ di ricotta per le feste,
Klein il calzolaio che a credito non risuolò
le tue uniche scarpe, Goldberg il macellaio
con la barba da capra tagliata che ti trascinò
in tribunale quando vendevi carne senza licenza,
Stein il maestro che ci diede lezione di ebraicao
in attesa di un compenso divino ci dirigeva
come un direttore d’orchestra indemoniato
rompendo dozzine di bacchette sulle nostre teste
figli tuoi in ebraico analfabeti destinati all’inferno.
Et tu, il più povero, il più riconoscibile
da quelle natiche magre ! Il più agile, più
sfruttabile per lavori forzati.
Avanti padre ! Sei collaudato a ogni evenienza
armato di esperienza
conosci la prima linea, i fucili, le trincee
anche la lotta quotidiana in tempi di abbondanza.
Conosci la prigionia, l’asse dura della cella buia
dove ti spidocchiavi, ti leccavi le ferite,
srotolavi le cicche.
Conosci il sapore del sangue nella bocca
per un dente guasto
per il pugno di un gendarme
par la pallottola
nel difendere la patria, ostinandoti a crederla tua.
Conosci la morte in agguato
la meschinità degli uomini
il gioco dei potenti
lo sfruttamento dei padroni.
Conosci tutta la scala dell’umiliazone
le strade oscure con l’ombre minacciose
con i lupi famelici i cavalli imbizzarriti
in notti insonni nei tuoi viaggi solitari
nell’illusione di affari
fallimentari,
le promesse non mantenute
eccetto l’ira di Jehova !
Avanti padre conosci le marce
il gelo la fame ! Su la testa !
non devi più nasconderti dai creditori
sono lì tutti nudi !
Ah, ti volti ? Non mi riconosci,
sono cresciuta ho i seni duri
una peluria tenera pura
come aveva la mamma quando te la portarono
in sposa. Prendimi padre !
Ti darò piacere non figli,
amore non doveri,
amore non rimproveri,
amore da te sconosciuto
da me immaginato, corri
è tempo d’Apocalisse !
Commettiamo un peccato mortale
per meritare la morte.

 

EDITH BRUCK

(c) Nicole Eisenman

***

BAMBINA E PADRE

Mi sforzavo a più mani

nel compimento di azioni spiacevoli

da assumere in assonanza

con ordine controllato eloquio

manifestazioni di appartenenza

al suo ceppo

Capii di essere un’attrice

altri giorni mi inceppavo

urlavo in spigoli disseminati

mi scorticavo le articolazioni

Non mi rammentavo i comandi

finii col pisciarmi addosso

per il terrore di un tempo illimitato

in quel pomeriggio.

FRANCESCA ELEONORA CAPIZZI

***

L’ORA DEL LUPO 

Non so perché i treni che vanno
mi trattengono come la vita senza di te,
convinto che faranno marcia indietro,
che sull’altro binario fischieranno
da una piccola sommità
e a filo d’occhio freneranno
per i passeggeri, sagome sguscianti
scese dal predellino
facendo luce opalescente sulla pensilina.
Papà tenderà la mano
nel passo calmo, un po’ infreddolito
e sbracciando dirà che c’è, che è tornato.
Sono pensieri taciuti, assurdi,
che fanno compagnia nell’ora del lupo

ALESSANDRO MOSCE’

(c) Nicole Eisenman

LE POESIE DEDICATE AL PADRE NEL BLOG :

https://golemfemmina.wordpress.com/2019/03/18/poesie-del-padre-padre-alza-la-testa-e-guarda-i-cipressi/
https://golemfemmina.wordpress.com/2017/03/16/padre-albero-e-radice-cinque-poesia-di-elina-miticocchio-dedicate-alla-figura-paterna/
https://golemfemmina.wordpress.com/2016/01/03/i/
https://golemfemmina.wordpress.com/2015/06/18/poesie-del-padre-lunico-uomo-che-mi-ha-amato-dal-primo-respiro-di-placenta/
https://golemfemmina.wordpress.com/2015/03/18/poesie-del-padre-di-padre-sattende-lattesa/
https://golemfemmina.wordpress.com/2013/02/02/mio-padre-si-e-mosso-attraverso-destini-damore-da-wsf-2/
https://golemfemmina.wordpress.com/2014/02/06/poesie-per-un-padre-ne-muta-ne-si-allontana/
https://golemfemmina.wordpress.com/2014/03/19/poesie-per-un-padre-e-solo-dopo-che-ho-fatto-pace/
https://golemfemmina.wordpress.com/2014/11/08/poesie-del-padre-e-con-saggezza-mi-ha-allevato/
https://golemfemmina.wordpress.com/2012/11/01/poesie-del-padre-da-wsf/

Poesie del padre – Io, diventato padre di mio padre. Tu, diventato figlio di tuo figlio.

(c) Dinah Maxwell Smith
(c) Dinah Maxwell Smith

L’AZZURRO 
di Simonetta Filippi

– Signora, mi scusi, ma da mio padre si è accesa una luce intermittente arancione…
– Non è niente, ora vengo
… … …
– Signora sono ancora io, la figlia del 25… ora si è accesa una luce intermittente rossa sempre più veloce…
– Arrivo, arrivo… non si preoccupi!

Sì, però al mio babbo piace il celeste ha capito? Il celeste. Da sempre. Tutto era celeste nella nostra casa, lui dipingeva tutto di celeste anche il bordo delle sedie in formica lo dipingeva di celeste, e anche le sedie erano già celesti, non azzurro, proprio CELESTE, come le sue camicie e il gilè di lana

– Mamma, allora, di che colore si prende il pigiama a babbo?
– Quello lì, celestino, a lui gli piace, è sempre stato fissato col celestino
– È vero, non celeste, ma CELESTINO.

(al quinto, terzo piano, ore 11 del 31 marzo 2016)
Domani mattina io e mia sorella lo vestiremo così: abito blu, camicia azzurra e gilè, quello di lana, celestino.

 

(c) Jules de Balincourt
(c) Jules de Balincourt

QUANDO PARTIVI PADRE
di Grazia Fresu
Quando partivi, padre,
si faceva silenzio sulla soglia
ci lasciavi
l’immagine della tua nave
il tuo abbraccio
che già tesseva la lontananza,
sulle punte dei piedi
cercavo il tuo sguardo
irriducibile promessa del ritorno,
vivere in un’isola
ci avrebbe cantato
le tue traversate
per mari sconosciuti
le tue veglie accorate
il nostro sonno
di agitati fantasmi
e intermittente presenza,
quando partivi, padre,
l’infanzia si slabbrava
in un’eco di domande accorate
nel disegno delle tue abili mani
nel sorriso di irriducibile attesa
che nostra madre ci cuciva addosso
come un vestito da festa,
forse lì per la prima volta
ho misurato il distacco
la ferita di un voluto abbandono
le sere dove un uomo manca
nella casa nella memoria nel cuore
e le donne sedute intorno al camino
lo disegnano con le lingue
della fiamma che sale,
forse lì per la prima volta
una scheggia di poesia mi ha trafitto
insegnandomi le inesorabili leggi
del destino e lì, padre,
sei stato quello
che non avrei più avuto…
un marinaio che ritorna
riportando l’amore
dai viaggi e dalla pena.

DA QUESTA PARTE DEL MONDO
di Ferdinando Battaglia

Da questa parte del mondo
Il vivo è vivo,
Il morto è morto
E non ha più respiro;
Da questa parte del mondo.

Da questa parte del mondo
Si chiama padre un padre
E figlio un figlio,
Ma non è solo così,

Ché da questa parte del mondo
Ci siamo incontrati
In un legame che è altro
Da ciò che sei stato
E da ciò che ancora io sono
Da questa parte del mondo;

Pur senza memoria
Noi abbiamo il ricordo
Di una carne comune:

Non solo tu padre
E non solo io figlio,

Anche senza sapere
Chi saremo – per davvero – stati.

(c) James Roper

da TRITTICO DEL DISTACCO

di Pasquale Di Palmo

Papà, il nostro dialogo
è fatto di silenzi
e ammiccamenti
di accenni e vuoti assensi

mentre a un tavolino di caffè
in una fredda giornata di aprile
ti imbocco come un bimbo
sotto un cielo che ha tinte di gheriglio.

Tu, nel baccello della carrozzina,
diventatomi qui,
appena nato,
parvenza di figlio.

X

Io, diventato padre di mio padre.
Tu, diventato figlio di tuo figlio.
Ti lavo ti sfamo
ti accudisco.
Mangi, come un cane,
dalla mia mano.
Non articoli che poche
parole intelligibili
scandite in corone
di frasi senza senso.
Parole che somigliano al silenzio.
Mi guardi e ti guardi.
Con quegli occhi
sempre più piccoli e smarriti
mentre la tua voce di nebbia
mi esorta febbricitante a portarti
– «andemo dài andemo» –
laddove non esistono che nuvole
ignare di ogni nostra parentela.

 

POESIE DEL PADRE – Vorrei guardare ancora le stelle in piedi con te sulla porta del bivacco

(c) Dan Hillier

Il nemico
di Nerina Ardizzoni

Rotola in terra il cuore,
fra segmenti di foglie e rami secchi;
i fragili occhi,
che ogni giorno han fatto fronte alla vita,
che ogni giorno han cercato il pane,
sono spenti.
Non eri tu il nemico,
non ero io la cattiva sorte.
Troppo breve la vita,
antichi rancori a dividerci,
come scudi fra di noi.
Ora, domande senza risposta
e il rimpianto
di non aver fatto il primo passo.

(Nerina Ardizzoni)

(c) Elbow Toe

Padre

di Patrizia Mortati
Si è ibernato il tempo
nell’istante prima
in cui il respiro ti abbandonasse,
gli occhiali poggiati distrattamente
su una rivista aperta a pagina 56
che non avresti mai finito,
ma tu non lo sapevi,
la spazzola coi tuoi capelli
rimasti ancorati alle setole,
brillanti e candidi,
improvvisa ti ha sorpreso
la morte. A lei non importava
delle cose che ancora avevi diritto di vivere,
di quello che volevi vedere
dire, aggiustare, bere, assaporare,
dell’aria che volevi respirare…
Il tuo ricordo inizia a sbiadire,
come la foto al cimitero,
ha i contorni sfumati
ma i segni del tuo passaggio nel mondo
sono ancora qui, camminano
e ti cercano nei sogni…

(c) Patrizia Mortari
(da” Un cielo di poesia” 2014)

 

A mio padre

di Paola Surano

Oh vorrei che mi prendessi per mano
– vorrei ce mi prendessi ancora per mano –
come quando bambina, mi portavi sui sentieri
di montagna, con il tuo passo cadenzato
di montanaro che lento scandiva il tempo
del nostro andare.
Oh vorrei ascoltare il silenzio
– vorrei ancora ascoltare il silenzio –
che ci avvolgeva compatto, assoluto
eppur così fitto di suoni, parole e pensieri:
per dire guarda, la luce del sole fra i rami
senti il profumo del vento
ascolta: il fischio lontano della marmotta
attenta! Un sasso, un buco un ruscello da
guardare
ma tranquilla, non tempere ci sono io, qui, ad
aiutare.
Oh vorrei guardare le stelle
– vorrei guardare ancora le stelle –
in piedi con te sulla porta del bivacco
raggiunto come premio alla fatica
e ascoltare alla fine la tua voce
che mormorava, mentre stringeva la mia mano,
“Sia lodato il creato
e lodato il suo Creatore”

(di Paola Surano)

(c) Richard Aldrich

A mio padre

di Maria Grazia Dall’Aglio

Dall’ombra dei ricordi,
affiorano reminiscenze del passato
e il volto amato di mio padre
e il caldo sentimento che ci univa,
quando bambina
attingevo al suo sapere,
e scrivevo le prime note
sul pentagramma della vita.
Le sue scelte erano anche le mie,
facevo miei i valori in cui credeva,
perché tanta era la stima
per una persona buona,
che, dotata di tanto ingegno,
sapeva fare della semplicità virtù.
Tanto tempo è passato
da quando te ne sei andato,
in quei caldi giorni di luglio,
che, inconsapevoli, sottolineavano
il periodo più grigio della mia
allora giovane vita.
Tanto tempo è passato
da quando eri con me,
ma ciò che tu mi hai donato
con presenza costante,
sollecite attenzioni
ed affetto profondo
è ancora ed ancora con me
5 gennaio 1995

(di Maria Grazia Dall’Aglio)

Poesie del padre – L’unico uomo che mi ha amato dal primo respiro di placenta.

(c) Silvano Campeggi
(c) Silvano Campeggi

C’E’ UNA SEPOLTURA

di Sabrina Spinella

C’è una sepoltura

che non mi dà pace

nemmeno se non spreco

più lacrime

da anni

quelle ossa ripulite

formavano l’unico uomo

che mi ha amato

dal primo respiro di placenta.

Perdere il padre autorizza

la mia mancanza per sempre.

 

dal libro  Via del ponte perso (c) Guido Vicari Editore

(c) Howard Schatz
(c) Howard Schatz

L’OMBRA

di Giorgina Busca Gernetti
Nei pressi della Soglia imperscrutabile
un’Ombra vana appare
e s’accosta ondeggiante nell’oscura
acqua fonda del lago, s’allontana
quasi il timore la spingesse lungi
dallo spirito livido nel lago.
Ma si volge dubbiosa tra le alghe
tornando accanto allo spirito triste.

«Padre, sei tu?» pare esclamare fioca
l’anima-spirito del lago grigio.
«Sei tu, padre, che infine mi compari
sì ch’io ti veda almeno oltre la morte?»
«Figlia mia, son tuo padre, riaffiorato
dal buio della guerra che mi spense
prima che tu nascessi. Ora gli abbracci
solo tra fredde ombre.»

«Padre, soltanto questo mi è concesso?
Le carezze paterne non conosco.»
«Sorte amara per te, piccola mia,
e per me, che mi spensi nella morte
piangendo le mie bimbe abbandonate
senza poter vedere
te, che crescevi ancora dentro il grembo
della madre piangente.»

E svanisce tra l’alghe l’Ombra amata.

*

Dal poemetto L’anima e il lago, Pomezia 2010, Tricase-Le 2012²

 

EPICEDIO PER MIO PADRE

di Giorgina Busca Gernetti

 

Ho deposto un cuscinetto di terra

italiana

davanti alla tua lapide,

amato Padre mio,

nel Sacrario in terra straniera:

la stoffa è rossa, bianca, verde.

 

La guerra è sempre atroce,

anche se s’abbellisce

di nobili ideali

e s’ammanta di gloria.

 

Atroce per chi muore

e per chi vive.

 

*

 

 

Dal libro Ombra della sera, Genesi Editrice, Torino 2002

 

(c) John Singer Sargent
(c) John Singer Sargent

A MIO PADRE

di Walter Valeri

Oh padre come sei pula che il vento seleziona

sei stato pane crusca e cibo oltre la fame
qui dentro casa dove hai gridato
dentro la notte oltre la notte

rotto di rabbia e ossesso di farina. Sei stato
servo mai arreso e hai detto al figlio
di un corpo che dimagra col crescere dell’anima

e con pietà d’ogni tua colpa vergognosa.
Che dura verità la tua sapienza
figlio di un servo e della Rosa

se mi hai insegnato di non sputare a tavola
e di guardare franco negli occhi dell’amico
poi con dolcezza i seni della sposa

che fiore aspro vivo senza scampo
sei venuto qui gridando
nel segno di tuo padre ed egli di suo padre in te

perché prendesse voce in chi seduto scrive
mite e feroce la nostra nuova storia. Oh padre
come sei pula che il vento seleziona

e come ti somiglio
mentre a fatica la morte ci allontana.

Poesia tratta dalla raccolta Another Ocean, Sparrow Press, Mass., USA, 2012.

 

 

UN SOLO FIUME

di Roger Waters

Quando il vento falcia le messi/
E gli uomini validi cadono/
E i bimbi impauriti e increduli si rannicchiano nelle braccia tenere delle madri/
A proteggersi dalla lama incurante dei banditi/
Mio padre, ora distante/
Ma vivo, e caldo e forte/
In una bruma uniforme tabacco/
Parla./
Figlio mio, dice./
Non opporti al dolore del tuo lutto/
Ma affilane e appuntane la lama./
Che /
Tu non sfugga mai/
Obnubilato, crudele,/
A sfide ardue da sostenere./
Che prezzo ha un figlio?/
Quale?/
Il tuo o il mio?/
Questo a casa?/
L’uccellino implume che ingolla scodelle di vermi di pasta/
Oppure/
Quello in tv, morto e sgranato in qualche fosso dei Balcani/
Non riuscire a capire che il lutto di altri padri/
Nega i legami forgiati in sangue filiale/
E il vessillo lucente passato da uomo a bambino/
Al posto d’onore, forte, privo di meschinità e rancore./
Quindi/
Raccogli le tue lacrime, dice mio padre/
Raccogli in una coppa quella medaglia di sale/
Sgorga da un unico fiume/
Su quel fiume figlio mio/
Mi sono giocato la vita.

(Traduzione di Emilia Benghi)

riferimento in rete :

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2013/11/11/news/un_solo_fiume_la_poesia_di_roger_waters_dedicata_al_padre-70738504/

 

Poesie per un padre – (E solo dopo, che ho fatto pace)

Robert Jahns
Robert Jahns

“Con mio padre, un uomo e silente e severo, tutto d’un pezzo e senza mai l’ombra di un dubbio, ho metaforicamente fatto a pugni per tutta la giovinezza. E, come ho raccontato in una lettera aperta pubblicata sul settimanale l’Espresso, la paura di deluderlo e di non essere all’altezza ha contribuito a farmi scivolare nell’anoressia. E’ stata solo dopo, uscita dalle tenebre di quel disturbo, che ho fatto pace con me stessa. E ho finalmente compreso che nella sofferenza possono esserci vittime, ma mai veramente colpevoli” . Michela Marzano.

Valentin Bogdanov - Man in Landscape 1957
Valentin Bogdanov – Man in Landscape 1957

La famiglia durante la mietitura

 di Jòzef Baran nella traduzione di Paolo Statuti 

mio padre con l’unzione del prete

suona il gong del sole

per una volta ancora

esegue il primo taglio delle biade

ed ecco di nuovo ci trasciniamo

con tutta la famiglia

attraverso i campi di stoppia

sferzati dalla frusta della calura

punzecchiati dai ciechi tafani

in questa annuale crociata

nella terra santa

per il pane

la mietitura è la nostra

più importante stazione

portiamo sulle spalle

arrossate dal calore

le croci del cielo di luglio

ricurvi

ritmicamente leghiamo i covoni

passiamo sei meriggi

come sei deserti

dove le uniche oasi

sono le brocche con l’acqua

nascoste nelle biche

mani e gambe abbiamo punte

dai taglienti steli

finalmente le messi conquistate

stanno allineate sulla stoppia

mia madre porge a mio padre

il velo della Veronica

per asciugarsi

il vecchio volto

coperto di sudore

tra le brocche domenicali

ci sediamo in cerchio

il grande riposo

iniziamo

foto di Zun Lee
foto di Zun Lee

ROVAGLIOSO 

di Carla de Falco

Pietrosa, mia Pietrosa, tu esisterai nel tempo

quando io sarò solo memoria

il cielo in cui cicala regna

ha palpebre chiuse

e niente nuvole.

la casa rossa delle estati bambine

sorride d’un lascito lontano

e niente chiavi.

la gente che amai e difesi a lungo

è fuggita via dai rovi stanchi

e nessuna parola.

protetto da speroni aspri di roccia

tu solo ancora mi sussurri

col fiato pastoso delle spume

i tuoi paterni moniti solenni:

 

ricordati di non appartenere,

increspati, per farli intimorire

incazzati e innalzati sultana

incantali e fatti anche solcare.

attenta a non svelar l’abisso.

poi calmati e goditi la quiete.

ripeti questo ad ogni passo

e io resto qui per ascoltare

ancora l’ultima tua fiaba

padre, mare.

–   da Il soffio delle radici,  LCE, Milano 2012 –

***

Annamaria Giannini 

(i marinai non muoiono diventano gabbiani:

così narra la leggenda)

di colpo il vento gira il sole

la mano lascia il padre, i nomi delle onde

e della nebbia fa male il tratto bianco

come di neve. senza la nitidezza

che chiude quasi gli occhi

all’acqua un bacio scende, risale al cielo

che pare allarghi la forma di un gabbiano

io ci sarò, alle caviglie il molo

da carne a carne, come di sangue -attesa.

Met(h) Sambiase 

Padre, noi non siamo più pieni o fatui o insieme

da tempo

mi manchi al mondo

così sono in terra un’ombra orfana

l’assenza non è un vuoto ma un suono che frammenta

l’assenza è una parola divorante

e sfilaccia il resto del nulla che ingombra la tavola

ti turba le carote e il mangiare del gatto

sono quarant’anni che continuo a farcire i bicchieri con le pesche gialle nel vino,

dovunque tu sia padre sai già che ora è prossima l’estate

poi arriverà un nuovo compleanno solare, ma io resto assente

della ripetitività dei mesi, delle settimane e dei giorni

da quando ho aperto allo spetto dell’ultimo momento

mi infestano gli spiriti di notte, discuto con tutti delle novene

chiudo i ricordi con  rosari di piombo e stagno

come una tomba è il peso del sole

ma tu taci e accendi candeline per torba

ingombrandomi di lacrime separabili\inseparabili.

poesie del padre

Father
by Edgar Guest

(proposta di Federica Galetto)

My father knows the proper way
The nation should be run;
He tells us children every day
Just what should now be done.
He knows the way to fix the trusts,
He has a simple plan;
But if the furnace needs repairs,
We have to hire a man.

My father, in a day or two
Could land big thieves in jail;
There’s nothing that he cannot do,
He knows no word like “fail.”
“Our confidence” he would restore,
Of that there is no doubt;
But if there is a chair to mend,
We have to send it out.

All public questions that arise,
He settles on the spot;
He waits not till the tumult dies,
But grabs it while it’s hot.
In matters of finance he can
Tell Congress what to do;
But, O, he finds it hard to meet
His bills as they fall due.

It almost makes him sick to read
The things law-makers say;
Why, father’s just the man they need,
He never goes astray.
All wars he’d very quickly end,
As fast as I can write it;
But when a neighbor starts a fuss,
‘Tis mother has to fight it.

In conversation father can
Do many wondrous things;
He’s built upon a wiser plan
Than presidents or kings.
He knows the ins and outs of each
And every deep transaction;
We look to him for theories,
But look to ma for action.

POESIE PER UN PADRE – né muta né si allontana

 

( Innanzitutto,  la questione della sua presenza o della sua assenza

concreta, in quanto elemento  ambientale.

Se ci poniamo al livello in cui sviluppano queste ricerche,

vale a dire al livello della realtà,

si può dire che è assolutamente possibile, concepibile, attuato e verificabile

con l’esperienza che il padre è presente anche quando non c’è.

Jacques Lacan) 

Léon Spilliaert
Léon Spilliaert

 

LAURA LIBERALE

(da Ballabile terreo)

Tuo padre respira. Non hai mancato l’ora”.

T’aspetta per passare.

E non prendere paura

se la posto del suo letto c’è la bara.

Un giro nella strada e ci ritorni.

Questo, dottore, il sogno.

Il cancro è come una cometa

la coda a cui attaccarsi per tornare.

E lei non è mai stato un pollicino siderale?

Volare verso casa

in groppa alla cartella di un paziente?

Saperti apparire, padre

come il regalo che non osavi chiedere

(e tutta una stazione festosa di campanelli)

per contraccambiare almeno uno dei Natali

in cui tu m’approntavi la ricompensa dell’attesa

e non così

come un paio di lenzuola

al posto del gioco voluto.

Dave Kinsey
Dave Kinsey

ELINA MITICOCCHIO

(Il limite)

Ancora non conosco l’arroganza

verso il tempo creatore

un tempo una giostrina mi faceva

stringere la dolcezza in un momento

ora accarezzo lo spazio che mi separa

dai tuoi occhi vestiti da occhiali da sole

e lo specchio d’acqua si allarga

a domani, avremo ancora cose da raccontarci

io e mio padre siamo due grandi chiacchieroni

 

poesie per il padreAbbott Handerson Thayer

MET

SIMONETTA SAMBIASE

(I fiori)

 

Porto te come il gelo

e già che sono in questo te

tu sei nelle mie lacrime orfane

l’indigeno segno intorno alle ciglia

una volta figlia una volta pianta da da lutto

nei fiori dell’inverno che farneticano

così incrostati di ricordi

c’è il padre, ora

che non ha mai smesso di essere l’ amato.