la lunga mano di qualche alpino troppo goliardico. POESIE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE DALLA RACCOLTA “BOREA”

lunga manus alpini

Credo alle molestie di alcuni alpini a 500 donne durante  la loro adunata di Rimini.

Ci credo perché:

1) Perché credo al coraggio di ogni donna che ha il coraggio di denunciare di aver subito molestie in un Paese qualunquista che spesso giustifica i carnefici e non ha empatia con le vittime. 

2) Perché avevo già letto questo articolo del 2018:

 https://www.fanpage.it/politica/molestie-contro-le-donne-cosa-e-successo-a-trento-all-adunata-degli-alpini/

che riporta le stesse dinamiche “goliardiche” e gli stessi impegni – disattesi – di farle smettere da parte delle organizzazioni di queste adunate di alpini di montagna e di  mare. 

3) Perché conosco il rigore e il fervore delle compagne di NUDM sulla presa in carico di azioni di contrasto alla violenza contro le donne e non posso che ringraziarle di aver alzato la voce anche contro chi mentre lavori potrebbe pensare che infilarti una mano nella gonna sia solo un atto di goliardia:

Rimini, molestie degli Alpini: “Non una di meno” prepara azione legale

4) Perché queste voci su alcuni alpini “goliardici” le avevo già raccolte come sfogo amaro quando facevo sindacato e vorrei dare  solidarietà, come donna, anche a chi non ha avuto ancora il coraggio di denunciarle.

Ecco perchè ci credo. Di più.

Delle riflessioni su queste “goliardie”,  che provocano  il vomito a chi le subisce, le avevo trasformate in versi in una poesia pubblicata in “Borea”.  Perché “ci credevo”.  E perché le voci di ribellione al potere distorto del maschilismo non debbono mai tacere. Che si tratti di qualche alpino “goliardico” o di qualche altro militare “scanzonato e allegro” o di  un avvocato, di un autista, di un infermiere o di un direttore d’orchestra innamorato dei Carmina Burana, insomma di un mascalzone qualsiasi, le mani devono essere tenute lontano dalle lavoratrici, dalle donne, dalle ragazze, da chi non vuole essere “goliardiata”.

borea

Borea, poesie contro chi allunga le mani

Un inventario di vita e poesia. Gabriella Gianfelici legge “Fluida” di Anna Fresu.

da “Fluida”, ed. Macabor 2021

***

“Non ci stupisce come

da lettere-parole, suoni-note,

colori, che hanno inizio e fine,

da volti di occhi, nasi, bocche,

orecchie,oggi domani ieri

sorgono innumeri possibilità….

(da Meraviglia)

“Un inventario di vita e poesia”

di Gabriella Gianfelici

Ho iniziato dall’ultima pagina a leggere questo libro di Anna Fresu, persona culturalmente instancabile  e amabilissima amica / compagna di tanti viaggi, svolti in tanti luoghi: Roma in primis dove ci ritrovammo una sera d’inverno in una stanza dalla porta verde, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma: la stanza dell’Ass.ne Culturale Donna e Poesia che in quel luogo ha “militato” e svolto attività varie per quasi trent’anni…Capelli lunghi e sguardo fiero, occhi brillanti e un sorriso contagioso (come adesso, del resto!), così conoscemmo Anna e fu l’inizio di molti incontri.

Ma Anna non è soltanto ascolto di sè stessa, è anche attenzione agli altri, alle problematiche e alle gioie delle altre persone che la circondano ma non soltanto. Lei ci traduce poeti e poete che non conosciamo per trasmetterci culture diverse e farci comprendere le diversità del mondo, lei che ha viaggiato e insegnato, lavorato e “giocato” in tante parti del mondo. Tutto questo si sente nei suoi versi, è molto palpabile e molto tangibile e di questo la ringrazio perché, grazie al suo lavoro di espansione culturale, ci aiuta a non restare ancorati al nostro piccolo ambito.

Organizzammo letture e riflessioni, in librerie e in altri luoghi, ci seguì anche un’amica comune che vive a Roma: Candida, e poi ci ritrovammo, qualche anno più tardi, a Forlì presso un’altra Ass.ne Culturale di Donne: VoceDonna, conducevamo lei un laboratorio di narrativa ed io uno di poesia.

Volevo tracciare questi percorsi, volevo con queste parole far comprendere la unicità della persona Anna: la poesia, la scrittura, la vita stessa sono inscindibili, non ci sono priorità… Anna è lei. È così.

Come senza nessuna remora si è mostrata a noi, attraverso le pagine di questo libro e per mezzo di “quell’inventario di vita e di poesia” che ci permette di conoscerla ancora di più.

Un diverso scrivere per Anna che finora ha pubblicato libri di racconti, di narrativa, di teatro e moltissime traduzioni. Ma, anche in questo libro, la capacità di espressione letteraria è altissima e l’empatia che Anna sa trasmettere ci illumina sempre nel percorso poetico. 

“Cadono pezzi” (pag.14) è la poesia fatta puzzle: i pezzi che cadono, che cerchiamo, che vorremmo riunire, che vorremmo accanto e che invece scivolano, si trasformano…mutano come la nostra stessa vita.

E ancora nella poesia “Ode all’imperfezione” (pag.66) troviamo il tempo che scorre, che ci modifica…la ruga, il neo, il corpo che cambia e all’inizio la fatica dell’accettazione ma dopo, giorno dopo giorno, accorgersi che anche questo è nostro, anche queste imperfezioni e cambiamenti ci appartengono e allora l’ansia e le incertezze cadono e iniziamo a vivere in altro modo, quasi in un’altra dimensione.

La poesia “Il peso del silenzio” (pag.79) ne è uno dei tanti esempi.

Per terminare questa breve recensione rammento la poesia: “Lieve” (pag.93) dove tutte le amarezze, i rimpianti, i ricordi dolori si fondono con le conquiste raggiunte, con l’amore dei figli e delle persone vicine e lontane (spesso più importanti e reali di quelle prossime) e allora si “percepisce” ancora più profondamente la bellezza e la unicità della propria vita, e Anna sa bene quanto questa sia preziosa.

Le poete e i poeti hanno il compito, gravoso e gioioso insieme, di fissare sulla carta le parole, per ricordare a coloro che non usano lo strumento della parola la gamma dei sentimenti. Una gamma che può andare dall’osservazione del blu del mare e la sua profondità, che ci riporta a nenie infantili e a ricordi marinareschi (come nel caso della nascita dell’autrice), per poi proseguire con il dono della luce lunare, con la grandezza di un sorriso o con la piccola stretta di mano delle bimbette.

Noi tutte e tutti siamo impastati di materia e di fiato, di anima e pensieri che ci agitano. 

Anna Fresu è riuscita a raccoglierli, a scriverli e a porgerli con la semplicità che la caratterizza ma, con una grandezza d’animo e con una fine struttura poetica, per questo leggere “Fluida” non soltanto è un piacere ma è anche una scoperta di una gran parte di noi stessi/e.

…come un regalo

spiraglio sul domani.

“Il mio sorriso” (pag.36).

                                                                                                                    Gabriella Gianfelici

Tre poesie

da “Fluida“, ed. Macabor 2021

La veste

Ho cucito l’amore

all’orlo della mia veste.

Quando cammino

lo spargo per strada.

Sulla pietra su cui cade

nascerà forse un fiore

o lo raccoglierà un bambino

per farci un aquilone.

Se sarà lieve

volerà nel vento

fra rami e foglie

sarà una canzone

andrà a posarsi

sopra un davanzale

qualcuno gli aprirà 

la finestra e con il sole

darà luce a una stanza.

Se non sto attenta

Mi cadrà in un pozzo.

Povero amore,

tenero e sgualcito,

che non ha braccia

per poter nuotare.

La casa del povero

La casa del povero

non ha nazione

o confini.

Ha fragili pareti

e porte che non proteggono.

Ha tetti di nuvole

che piovono

quando non serve.

Ha pavimenti coperti

di polvere di memoria.

Non ha tavole imbandite

né letti su cui riposare.

Ha vecchi senza passato,

adulti senza più lacrime.

Ha bambini a cui hanno rapito

Il futuro,

bambini con sguardi

di sdegno

che stringono

i loro libri di scuola

con segnalibri

di speranza.

Ode all’imperfezione

Canto la ruga il neo la cicatrice

ogni traccia lasciata sulla carne.

Canto il corpo che cambia

e la bellezza che mai non corrisponde.

Canto il passo del tempo il suo fluire

le scintille disperse sulla via

la scia di ciò che fummo e il suo mutare

l’essere sempre altra il suo sfuggire

ai canoni alle leggi all’immanenza.

Canto persino il dubbio l’incertezza

Il pensiero che oscilla e che vacilla

che non riposa su conquiste passate

Canto l’eterno cercare indefinito

Canto l’errore il torto e il suo perdono

Canto ogni cedimento alla passione

All’àncora incompleta della nostra ragione

Canto lo sguardo che coglie e ricompone

in frammenti perfetti l’armonia. 

il paese delle donne. iL NUOVO BANDO 2022

L’Associazione Il Paese delle donne, attiva come redazione autogestita in “Paese Sera” (1985) e formalizzata nel 1987, promuove e sostiene le politiche autonome e le culture delle donne e s’impegna in un’informazione rispettosa di linguaggi e metodologie di genere, editando in proprio: “il Foglio de Il Paese delle donne”(1987);paesedelledonne-online-rivista(già paesedelledonne-on line);pagina FB Il Paese delle donne; Canale you tube Associazione Paese delle Donne; Premio di scrittura femminile “Il Paese delle donne”(2000).

– partecipe dell’iter costitutivo della Casa internazionale delle Donne (Roma) è socia dell’omonima Aps.

– co-fondatrice dell’Associazione Federativa Femminista Internazionale (Affi) e di Archivia-archivi, biblioteche e centri di documentazione delle donne dove ha un I° fondo dichiarato patrimonio storico dalla Soprintendenza archivistica del Lazio; II° f. c/o Biblioteca dell’Area umanistica dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale (unico lascito femminista in un’Università italiana), con esposta la Mostra1946: il Voto delle donne che ha ricevuto la Medaglia di Merito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; III° f. c/o Associazione culturale Exosphere (Reggio Emilia).

Associazione senza scopo di lucro è sostenuta dall’impegno gratuito delle Socie, liberalità e iscrizioni al Premio di scrittura femminile “Il Paese delle Donne” per Editi e Tesi di Laurea, aperto a Case editrici, Enti pubblici e privati, Autrici (senza limiti di età, cittadinanza, residenza e titolo di studio).

Ogni sezione esprime 1° e 2° premio e Segnalazioni di merito:

A) Saggistica 1: a. generali e di genere; b. emigrazione e immigrazione.

B) Narrativa: a. romanzi e novelle; b. testi di cantautrici.

C) Tesi di Laurea in lingua italiana o inglese o francese o spagnola, conseguite inUniversità italiane, pubbliche e private (dal 2019); a. Dottorato; b. Master, Scuole di Specializzazione e tesi Magistrali; c.Triennali.

D) Poesia (escluse pubblicazioni in giornali, riviste, social).

E) Arti visive: a. generali e di genere; b. autobiografie e biografie; c. cataloghi individuali; d. cataloghi di collettive e di mostre promosse da enti pubblici e privati.

F) Opere per l’infanzia.

Premio (unico) Redazione “Marina Pivetta”; Premio Speciale (unico) “Franca Fraboni”.

1° e 2° ricevono opere d’artigianato artistico della Cooperativa di promozione Sociale integrata Onlus “Magazzino”.

Recensioni delle opere in graduatoria su “Il Foglio de il Paese delle donne” (cartaceo, inviato a Centri e Biblioteche locali e nazionali); recensioni di alcuni materiali in concorso su “paesedelledonne on line rivista”, sulla pagina FB e sul Canale.

Modalità: Invio entro le h. 24,00 del 22 luglio 2022 a: Maria Paola Fiorensoli, Via San Pellegrino n. 39 – 06132 Perugia (sezioni A, B, D, E, F); Fiorenza Taricone – Via Rifredi n. 48 – 00148 Roma (sezione C).

Spedizione in pacco chiuso: a) una copia cartacea del materiale in concorso; b) busta contenente un foglio con titolo, generalità, indirizzo postale, e-mail, recapito telefonico e la fotocopia del versamento su c/c postale n. 69515005, intestato Associazione il Paese delle donne,causale “Premio 2022”: Case editrici ed Enti € 35,00 (unico versamento per max 3 opere); € 30,00 per singoleAutrici (unico versamento per max 2 opere).

Spedire per posta semplice o piego libri; non si ritirano raccomandate; materiali privi di tutti i requisiti non saranno esaminati; avviso alle premiate e pubblicazione graduatoria su “paesedelledonne on line rivista” entro il 31/10/2022.

Premiazione: sabato 3 dicembre 2022, Casa Internazionale delle donne, Via della Lungara 19, Roma.

Giuria: co-presidenti Maria Paola Fiorensoli e Fiorenza Taricone; Amelia Broccoli, Anna Maria Robustelli, Antonella Bontae, Beatrice Pisa, Consuelo Valenzuela, Donatella Artese De Lollis, Edda Billi, Enrica Manna, Gabriella Gianfelici, Irene Iorno, Patrizia Melluso, Lucilla Ricasoli, Marina Del Vecchio, Maria Teresa Santilli, Monica Grasso.

La Giuria decide con criteri insindacabili, non impugnabili in alcuna sede, sia la graduatoria che il deposito dei materiali in concorso nei suoi tre fondi de Il Paese delle donne c/o l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale; Archivia-Casa internazionale delle donne (Roma); Associazione culturale Exosphere (Reggio Emilia).

Info: Associazione Il Paese delle donne: s.l. Via della Lungara 19, 0165 Roma; C.F. 96096050586

paesedelledonne@libero.it; 334199 3885 (Lun-Ven h. 10-18

Che voglia o no. Poesie e riflessioni contro la violenza dal patrimonio poetico femminile

Basta guardarsi intorno per trovare esempi di assurdità criminali.

(Il libro del potere, Simone Weil)

l’uomo che diventa una vite

i giardini coltivati e corda tiene

lo stupro l’aria muore le mosche –

oh! iddio che non salvi.

il mercato nei cesti di rosso

strada di mammelle e di vento

il cotone in cui sale spavento

non sai se è guardare.

Nadia Agustoni

Solo se si conosce l’imperio della forza e se si è capaci di non rispettarlo è possibile amare.

(Il libro del potere, Simone Weil)

Non ho voglia di aprire la bocca

di che cosa devo parlare?

che voglia o no, sono un’emarginata

come posso parlare del miele se porto il veleno in gola?

cosa devo piangere, cosa ridere,

cosa morire, cosa vivere?

io, in un angolo della prigione

lutto e rimpianto

io, nata invano con tutto l’amore in bocca.

Lo so, mio cuore, c’è stata la primavera e tempi di gioia

con le ali spezzate non posso volare

da tempo sto in silenzio, ma le canzoni non ho dimenticato

anche se il cuore non può che parlare del lutto

nella speranza di spezzare la gabbia, un giorno

libera da umiliazioni ed ebbra di canti

non sono il fragile pioppo che trema nell’aria

sono una figlia afgana, con il diritto di urlare.

Nadia Anjuman

La violenza schiaccia tutto quello tocca. Finisce con l’apparire estranea a colui che la esercita come a colui che la subisce.

(Il libro del potere, Simone Weil)

Ti

hanno

insegnato che

le tue gambe sono un pit stop

per uomini cui serve un luogo di sosta

un corpo sfitto abbastanza vuoto

da ospitare ma nessuno

viene mai né è

disposto a

restare

Rupi Kaur

E dove non c’è posto per il pensiero, non ce n’è anche per la giustizia e la prudenza. Ecco perché uomini armati agiscono in modo folle e spietato. Le loro armi affondano nel nemico disarmato che giace ai loro piedi; essi trionfano su un morente descrivendogli gli oltraggi che il suo corpo subirà.

(Il libro del potere, Simone Weil)

Gli alberi occupano l’aurora della famiglia. L’animale

è una massa di attenzione, la musica sale

dai gomiti appoggiati alla terra. La campagna, quel grumo essenziale

di rondoni e polvere serena è ora tavola, macero

e orinatoio, principio attivo dell’anima.

Lei trasformata

dalla scoperta che l’amore vibrava come un timpano d’acqua

dalla base del

tempo. Lo rivelano

le tracce ritrovate successivament in mare – sulla città di pietra

degli scogli

e l’impronta caucasica della scomparsa.

Mamma – mi sento come se volassi – davanti

a queste statue che ti somigliano. Indagine

della sbordatura plantare, la luce, – poco incline – sulla spalla:

rosa vinosa

d’alba fiorentina. Non mi hanno ridato l’impermeabile

che avevo offerto per coprire il suo eccesso di opacità.

Domando cosa non l’abbia fatta risplendere: il mio corpo di latte

era carico di misericordia. Sovrastate – restituite

allo stato di cose le sue ossa dolevano grandiosamente, mute

come respira muto dalle origini il neutro.

Maria Grazia Calandrone

Se si analizzassero … tutte le parole, tutte le formule che nel corso della storia umana hanno suscitato o spirito di sacrificio e insieme la crudeltà, si scoprirebbe che sono tutte ugualmente vuote.

(Il libro del potere, Simone Weil)

Solo per un giorno

essere come voi.

Solo per un giorno

toccare integro il mio corpo

farlo volare in alto

e poi

distenderlo sulla terra

pesante e felice.

Solo per un giorno

cancellare

la ferita che mi rinnova

l’incubo

che spurga le mie viscere

che fa gemere le mie notti.

Solo per un giorno

non pensare

ad una triste sorte

che nella luce tiepida

di una fine giornata

di ottobre

s’incollò ai miei anni acerbi.

E per non vacillare

trasformare la realtà

pregando in silenzio

in un mantra tutto mio

dove la carezza rinsaldi

gli infami spacchi.

Gabriella Gianfelici

Anna Maria Curci: “Nel segno del duale: Borea”. Poetarum Silva.

Nel segno del duale: Borea di Simonetta Sambiase
di Anna Maria Curci

Ringrazio la professoressa Anna Maria Curci della pregevole lettura di “Borea”su Poetarum Silva.

Ne trascrivo la prima parte sul mio piccolo blog. In calce, il link di Poetarum Silva dove continuare la lettura.

NEL SEGNO DEL DUALE:

BOREA di Simonetta Sambiae

di Anna Maria CURCI

«Due mondi – e io vengo dall’altro»: questo verso che si ripete in Diario bizantino di Cristina Campo costituisce una affermazione che colloca provenienze e disposizioni, una affermazione che non preclude la precisione dello sguardo e del dire e che tuttavia introduce ad altri ritmi, altri colori, altri toni nel profondo. È una affermazione che mi sembra particolarmente calzante per Borea di Simonetta Sambiase.
Già nel titolo, Borea, si schiude l’accesso, ancor prima all’universo poetico di questa raccolta, all’immaginario di chi legge: Borea come vento del nord, come emisfero settentrionale, come figura mitologica, punto di riferimento per l’avvicendarsi delle stagioni: «ah Borea, Borea» ricorre due volte nel componimento finale della prima parte della raccolta, con un effetto duplice, quello di segnare il passaggio, di marcare il preludio a «un nuovo perimetro del caos», e quello di far brillare le polveri, di “incendiare” le parole nella cassa di risonanza di chi legge, di sollecitare connessioni.


Le due parti che compongono la raccolta, intervallate da Fiato (intermezzo pandemico), hanno nomi che recano il segno del duale: (I – Di giorno, lavoro e gironi di contorno) (II – Di notte, perdono e filastrocche). Sono due dimensioni che si danno il cambio, con cadenza regolare. Senz’altro complementari, esse si presentano come l’una opposta dell’altra, l’una l’ombra dell’altra, due emisferi, appunto.
Eppure è nel dilatarsi improvviso di quei cambi della guardia, nell’estendersi della zona grigia di confine (Zona grigia di mattina titolava Durs Grünbein una sua raccolta nel 1988), nelle trame espressive e nell’insinuarsi di sfumature cromatiche da una dimensione all’altra, che la parola dell’io poetico femminile e del suo interlocutore, indicato con il pronome alla seconda persona singolare (un sé maschile in dialogo con il sé femminile? un altro da sé?), dispiega il suo contrappunto. Già la seconda strofa del testo che apre la raccolta dà prova mirabile del coesistere di istanze e tensioni contrapposte:

Azzurra tempesta è un giorno come un altro
una notte e l’altra sua ombra      di notte      prende aria perde cuscini spegne i confini
fra poco, il mattino apre gli occhi e le abitudini
mentre tu prosegui sveglia
dove non ci si incontra non ci si libera non ci si riconosce non ci si fiata.

La lettura continua su Poetarum Silva a questo link

https://poetarumsilva.com/2021/10/27/simonetta-sambiase-borea/

Borea. La recensione di Fernanda Ferraresso sulla rivista di cultura poetica e letteraria Menabò.

Borea

Benvenuti, benvenute. Il Golem Femmina riapre. 

Vi saluta e vi invita al viaggo dell’ultima parte dell’anno con il reblog di  una firma importante del panorama critico letterario, Fernanda Ferraresso. Fernanda Ferraresso ha recensito Borea, il libro appena pubblicato da Terra d’Ulivi di Simonetta Sambiase. 

Vi invito alla sua lettura a questo link. 

https://www.menaboonline.it/borea-di-simonetta-sambiase

Vi ricordo che la mail per comunicare con il blog è golemf@virgilio.it 

 

Buone vacanze e buone letture

Si chiude temporaneamente il blog per andare ad aprire i libri acquistati e non ancora letti come anche i libri letti e da voler rileggere. Si chiude temporaneamente per fotografare e per provare i nuovi colori degli acquerelli comprati  e non ancora messi sul foglio.  Foglio che potrebbe essere colorato magari anche dalle matite inglesi acquistate in un momento autogratificante e chiuse nella scatola ad attendere l’uso. Si chiude per indossare le scarpe da trekking e passeggiare di sera nel parco di Rivalta. Si chiude per andare al mare a leggere il libri acquistati e non ancora letti, a fotografare e a colorare insomma. Si chiude per ritrovare bellezza e armonia, seppure per poco tempo.

Buone vacanze a tutte e tutti voi e a tutte e tutti voi buona creatività e buon riposo. Continua a leggere