Buone vacanze e buone letture

Si chiude temporaneamente il blog per andare ad aprire i libri acquistati e non ancora letti come anche i libri letti e da voler rileggere. Si chiude temporaneamente per fotografare e per provare i nuovi colori degli acquerelli comprati  e non ancora messi sul foglio.  Foglio che potrebbe essere colorato magari anche dalle matite inglesi acquistate in un momento autogratificante e chiuse nella scatola ad attendere l’uso. Si chiude per indossare le scarpe da trekking e passeggiare di sera nel parco di Rivalta. Si chiude per andare al mare a leggere il libri acquistati e non ancora letti, a fotografare e a colorare insomma. Si chiude per ritrovare bellezza e armonia, seppure per poco tempo.

Buone vacanze a tutte e tutti voi e a tutte e tutti voi buona creatività e buon riposo. Continua a leggere

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(ancora) Poesia. On line la nuova edizione della Palabra en el Mundo

https://palabraenelmundovenecia.wordpress.com

On line l’edizione 2021 della sezione italiana del festival internazionale de ” La Palabra en el Mundo”, curata da Anna Lombardo, giunta alla sua quindicesima edizione.Palabra en el mundo Venezia XV 2021_definitiva copia_page-0001

Nella presentazione di Anna Lombardo ricorda che la Palabra en el Mundo è legata al Festival Internazionale di Poesia organizzato all’Avana e si svolge in contemporanea, nel mese di maggio, in più di 900 località nel mondo. “Il festival veneziano  – continua la direttora – è diventato nel tempo uno spazio di incontro più ampio e aperto; la poesia che in esso si ascolta è qui a parlare di noi tutti, a raccontare – come un tempo facevano i folli con gli ancor più folli regnanti – che la pace è parola da scambiare come segno reale di pace e non con missili e bombe, disoccupazione e disuguaglianze civili e sociali.

Anna Lombardo spiega anche che “Le restrizioni che il Covid-19 ha imposto a noi tutti, ci ha costretto a modificare il nostro abituale incontro con i partecipanti e le partecipanti e con il pubblico della poesia. I protagonisti e le protagoniste che ascolterete in questa XV edizione appartengono ad esperienze generazionali e geografiche differenti che, ci auguriamo, insieme agli scatti veloci che ci hanno inviato, ci aiuteranno a riflettere su dove stiamo conducendo questo nostro fragile pianeta.

Fra i protagonisti e le protagoniste di questa edizione, ricordiamo tra gli altri Fabrizio Buratto, Lucia Cupertino, Rita degli Esposti, Benny Nonasky, Patrizia Sardisco e moltissimi altri poeti e poete internazionali. E’ presente anche Simonetta Sambiase, che a questo blog appartiene.

Troverete tutti e diciotto poeti e poete partecipanti al link

https://palabraenelmundovenecia.wordpress.com/2021/02/16/programma-e-poeti-xv-edizione/

“Oltre alle voci dei poeti e delle poetesse – continua Anna Lombardo –  in questa XV edizione di Palabra en el Mundo, continua il consueto omaggio a Mario Geymonat e alla lingua latina. Quest’anno è stato curato da Anna Chahoud, Charlie Kerrigan e Carlo Franco che hanno scelto per noi, alcuni passi dalle Georgiche Virgiliane.

La solita conversazione a latere del Festival Palabra en el Mundo, è stata invece sostituita dal progetto “Traduzioni al Tempo del Covid”, che ha raccolto le traduzioni di nove artisti della parola i quali hanno aderito generosamente a questa iniziativa”.

Il comitato artistico organizzativo della Palabra italiana è composto da Fabia Ghenzovich, Giovanni Asmundo e Zingonia Zingone. 

Durante i prossimi racconti del blog, troverete degli approfondimenti sulle poesie partecipanti all’edizione. Come sempre, per segnalazioni o approfondimenti, la mail del Golemf è la seguente: golemf@virgilio.it

 

Dalle lettere di Antonia Pozzi: Alla mamma.

dalla prefazione del libro L’ANTONIA, in uscita per Ponte alle Grazie:
“Ha esplorato il mondo con desiderio ardente, ha esplorato sé stessa attraverso la fotografia e la poesia. Ha amato con sovrabbondanza e inesperienza, come i suoi pochi anni le hanno consigliato. La montagna è sempre stata la sua maestra e il suo rifugio. Si chiama Antonia Pozzi.

Antonia Pozzi

“Cara Mamma,
finalmente trovo un momento per scriverti con calma. È mattina: una bellissima mattina di sole, con delle nuvole leggere e bianche a mezza costa dei ghiacciai. Io ho portato fuori dalla tenda uno sgabellino e sono qui che ti scrivo seduta sull’erba. L’Elvira è andata a fare una passeggiata breve e tornerà prima di mezzogiorno: io ho preferito restare qui a lavarmi un po’ bene e a prendere un po’ di sole sul prato, per mettermi a posto le ossa dopo la gita di ieri. Non mi sono stancata; però era lunghetta; niente affatto difficile, ma in una cerchia di cime insuperabile. Ho preso diverse fotografie che dovrebbero essere delle meraviglie. Adesso sono letteralmente gocciolante di vaschina e di lanolina: bisogna che stia molto attenta, perché qui c’è il rischio di prendersi delle scottature in grande. La vita sono la tenda, una volta che ci si è sistemati e organizzati, è comodissima e, malgrado l’altezza, si dorme. Il mio pigiama è l’ideale e anche l’impermeabile mi serve a diversi usi. Ieri, appena tornata dalla gita, ho fatto un lussuosissimo the, col pentolino “méta”, che va benissimo. Il vino che passa il convento è abbastanza buono: e poi, davanti all’attendamento, ci sono delle baite dove si trova un latte straordinario. Di gite importanti credo che ne farò ancora una o due al massimo. Per il resto del tempo resterò qui, a gironzolare per le rive di tutti questi torrenti che scendono da ogni parte dei ghiacciai e che fanno un rumore così continuo e gradito. E voi, che fate? Come è andato il vostro ritorno a Pasturo? Il papà, la zia Ida, la zia Luisa, l’Antonita e pollastrini, il Rudi, i “cucurini”, che cosa fanno? (Scusa: mi sono dimenticata il Luigi, il Pierino e il Bobi). Baciami tanto tanto tutti: di’ che mi scusino, se non scrivo a ciascuno, ma qui è tanto difficile trovare il momento buono. Tu, sta su allegra, non fare “quit-quit” e abbiti il mio abbraccio strettissimo”.

La tua Antonia

Dalle Lettere – Alla mamma – Breil, 25 luglio 1933

Uno più uno fa uno. La lettura del nuovo lavoro di Valentina Casadei.

“Uno più uno fa uno” è la nuova raccolta  di Valentina Casadei, un  lavoro poetico diviso in netta maniera in due parti, slegate l’una dall’altra dalle diverse scelte stilistiche e metriche, di cui la seconda è quella che emerge e convince. Il “Racconto poetico Tu e Io” è una canzone libera che si immerge in un ritmo interiore dedicato all’amore. Amore che ispira una lunga sequenza di canto in immagini quotidiane di un mondo privato, in cui esso si riversa senza mai trovarne riposo e ricchezza. I versi s’incarnano in ossimori di  immagini veloci e lente, conducono nello sfumato dei pensieri e del “sentire”, lasciandosi accompagnare nelle dimore esteriori ed interiori a cui l’amore conduce, non chiedendo giudizi ma tempo e passione,  per plasmare  due vecchi amanti in amanti assoluti. Delle strofe voce intima e voci altre, ma solo a tratti, tra immagini che si ripetono spesso,  perché l’amore è anche abitudine, certi amori cantano l’insoddisfazione di non essere amata abbastanza.
Ti vedevo partire\Verso il tuo giorno migliore.\E qui,\ il mio giorno peggiore\Mi pregava di concedergli una tregua.\Controllavo il telefono, \Cercavo prove del tuo amore.\ Come il cane da tartufo nel bosco,\Correvo nella camera da letto\E, nel letto disfatto\Cercavo indizi che tu avessi pensato a me\Per quella notte\Lontani.”
La forza si genera dalla conservazione dell’ideale, assoluto e sofferto, dell’amore come dialogo continuo con l’altro, che riduce le sue battute, che leva spazio all’eccesso di desiderio vivendo, “rispondendo a tutto” senza “chiedere nulla” dell’altro, senza conoscere la musica dell’assoluto vivere nell’amore assoluto:
Non conoscevi le canzoni,\ Io si\ Eri bloccato:\Sembravi una statua che si schiude\E nell’eternità della statua\Trovavo il nostro amore\.”. Ma l’amato non è un “opposto” come spiegava Hegel. Nell’Altro che chiamiamo amore “noi vediamo solo noi stessi e tuttavia non è noi: miracolo che non siamo in grado di capire”. E a questo miracolo non si rinuncia. Per questo miracolo laico si lotta, ci si concentra su uno stesso pensiero, su una stessa riga, continuamente, si “cerca(no) pupille e intenzioni”. E, tutto intorno, gli altri appaiono come epifanie lontane o alienazioni dolorose, “Facce vecchie \Del passato\Compagni di scuola\Amici di famiglia\,” colleghe, uffici, anche il mare dove scappare mentre il lungo schema dei versi liberi avvolge e scioglie il sentire dei pensieri, il quotidiano lavorare, caminare, perfino fuggire, per ritrovare la mappa di se stessi ed attendere la fine della guerra. “Un giorno\Suonavi al campanello\Di casa di mia madre\E, con un pacco di fragole in mano\Mi dicevi:\-Distruggiamo quel muro”.

casadei valentina, il golem femmina, golemf, simonetta sambiase, metsambiase, il golemf, golem femmina,

Dalla raccolta

Uno più uno fa uno

(c) Valentina Casadei. 

***

Al balcone
Avevo inviato lettere in
Indonesia
Mongolia
Spagna
Nuova Zelanda
Francia
Irlanda
Un destinatario della lettera per la Spagna
si chiamava Guillermo,
Come mio nonno,
Guglielmo.
Ritrovavo così,
A mia insaputa,
Un altro mattone
Che mi apparteneva,
Che mi costituiva.
La mia dimora,
Piano piano,
Prendeva forma.

Arrivata a casa
Percorrevo i sei piani di scale.
L’ascensore faceva troppo rumore:
Ti volevo impreparato al mio arrivo.
Volevo entrare
E trovarti,
Spoglio,
Ad aspettarmi
Per capire come esisti
Quando io non sono con te.

***

Tu mi guardavi dimenarmi,
Placida,
Con una forsennata voglia
Di dimostrarti tutte le danze che avrei voluto ballare con te.
Non conoscevi le canzoni,
Io si.
Eri bloccato:
Sembravi una statua che si schiude
E nell’eternità della statua
Trovavo il nostro amore.

NON CE LO POSSIAMO PERMETTERE – da La Casa delle donne di Modena

casa delle donne di Modena,, femminismo, femminismo e Covid

 

casa delle donne di Modena,, femminismo, femminismo e Covid

 

Modena, 27 Maggio 2020

 

a cura de
La casa delle donne di Modena

 

A tre mesi esatti dal “lockdown” assistiamo, allibite e sconcertate, all’invisibilità nel discorso pubblico e nelle decisioni governative del punto di vista e dei bisogni delle donne e dell’infanzia, del diritto alla conciliazione dei tempi di vita, cura e lavoro e il diritto allo studio, che sono stati trattati con sufficienza, quando non del tutto ignorati, finendo per giocare un ruolo minore nelle agende e decisioni di chi ci governa.
Qualche segnale si sta muovendo, come le recenti linee guida della Regione Emilia Romagna per l’apertura dei centri estivi per la fascia d’età 3-17 anni che dimostrano che è possibile pensare un protocollo che tuteli la salute dei più piccoli garantendo comunque momenti di socialità.
Ma la scuola è anche altro!
Il diritto allo studio è uno dei diritti fondamentali del nostro ordinamento democratico. La scuola è il più potente strumento di eliminazione delle diseguaglianze sociali, economiche e fisiche. In soli tre mesi di lockdown centinaia di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, sono stati esclusi di fatto dalla didattica e dalla socializzazione, perché privi di mezzi tecnologici, per le loro fragilità personali, perché la didattica a distanza non è stata in grado di sostituire il vero insegnamento basato su relazione e socializzazione.
Il compito della Politica è dare linee guida e priorità, il compito dei tecnici e delle tecniche è trovare soluzioni pratiche, che si basino su una valutazione di impatto delle misure adottate sulla vita realedi donne e uomini. La politica deve mettere la scuola in cima alle sue priorità: i tecnici e le tecniche poi ci diranno come fare scuola in sicurezza.

La riapertura dei servizi educativi 0-6 e delle scuole dovevano essere la chiave di volta dell’inaugurazione della Fase 2 e invece, oltre a non esserlo stata, non ha ricevuto nemmeno per sbaglio un cenno nel discorso pubblico tenuto nelle ore immediatamente precedenti il 4 maggio da parte del Presidente del Consiglio Conte, il quale ha sfiorato l’argomento soltanto in risposta ad una domanda posta da una giornalista. Qual è la posta in gioco? Aprire le aziende prima della scuola ha significato rinunciare alla conciliazione vita famigliare – lavoro. Sappiamo molto bene che generalmente, nell’economia di una famiglia, se serve scegliere chi deve sacrificare il proprio lavoro, è la donna a operare questa rinuncia a causa della disparità salariale e delle forti aspettative di genere – interne ed esterne – rispetto al suo ruolo di manutenzione domestica. Ignorando per scelta o per leggerezza la questione, lo Stato conta di fatto sull’idea che le donne continuino a farsi supplenti di funzioni che competono allo Stato stesso. Ma le donne sono cittadine, non ruoli, non funzioni, e pretendono che le istanze di genere vengano integrate nel dibattito pubblico e nelle soluzioni da adottare con urgenza.

Non basta, infatti, integrare le cosiddette “task force” con qualche donna esperta, facendolo in fretta e furia solo perché incalzati da una protesta parlamentare e civile, per saper includere fattivamente la prospettiva di genere.

Il risultato di queste “task force” mono-genere —e del Governo, nella persona della Ministra all’Istruzione— è stato partorire un modello di società in cui contiamo solo se produciamo (non dimentichiamo che il 70% di chi è tornato al lavoro il 4 maggio sono uomini) e se consumiamo, dove l’insegnamento è sostituibile con una video-lezione.
In cinque giorni, dal 9 al 14 marzo, è stato ideato dal Governo e dalle parti sociali un Protocollo che, con soluzioni tecniche e organizzative, ha consentito alle aziende di operare in sicurezza nei settori più disparati.

In tre interi mesi nessuna task force è stata in grado di pensare, ideare, proporre soluzioni al problema di come riaprire le scuole in sicurezza, né ipotizzare un’apertura delle scuole diversa da “part-time” verticali o lezioni pasticcio in cui metà classe è in presenza e metà a distanza. Il Ministero dell’Istruzione non può continuare ad affermare che la didattica a distanza stia funzionando solo perché, dal punto di vista tecnologico, gli strumenti danno degli esiti più o meno positivi, così sentendosi totalmente affrancato dall’onere di far ricominciare le lezioni in presenza dell’intera classe. Questo significa non comprendere il significato ed il valore della didattica e l’importanza degli studenti quali persone e non soltanto come “contenitori” di nozioni.

Siamo il paese che può costruire Reparti ospedalieri in due settimane, ma non vuole a mettere in campo soluzioni adeguate, avendo davanti ben 4 mesi di tempo.

Questo è inaccettabile.

Infine, anche se non per importanza, ripartire dalle scuole sarebbe stato un segnale forte rispetto alla consapevolezza che il diritto all’istruzione, non possa essere garantito ad oltranza accontentandosi delle soluzioni trovate quando si era in piena crisi sanitaria.

La scuola è assolutamente un altro mondo. E’ il mondo della socialità, delle competenze che si acquisiscono con lo stare insieme, della relazione e della interazione. La scuola accade quando, da una battuta di una ragazza o di un bambino, l’insegnante intercetta la curiosità di un singolo e coglie un’occasione preziosa per attrarre l’attenzione dell’intero gruppo classe, facendo diventare l’argomento spiegato un fatto personale. La scuola educa, ovvero tira fuori da tutte e tutti ciò che saranno.

Se questa crisi può essere un’occasione per accelerare processi di svecchiamento della nostra società, ripensare alle politiche di conciliazione con l’obiettivo di ridurre veramente le diseguaglianze di genere è una sfida da cogliere per fare un balzo di qualità nella realizzazione dei diritti delle donne.
Non ci possiamo permettere che la Scuola venga dimenticata.

 

#noncelopossiamopermettere

Associazione Casa delle donne contro la violenza Onlus
Associazione Centro documentazione donna
Associazione Differenza Maternità
Associazione Gruppo Donne e Giustizia
Associazione Donne nel Mondo UDI Modena

 

La Casa delle donne di Modena
Strada Vaciglio Nord 6 –
41125 Modena
info@lacasadelledonnemodena.it
Codice Fiscale 94201170365

ODE FROM A NIGHTINGALE – Cinque poesie dal nuovo libro di Federica Galetto tradotto da Chiara De Luca.

Questo libro è un dono che la Natura, il Silenzio e la Preghiera mi hanno fatto, è un omaggio alla mia lingua elettiva: l’inglese, lingua in cui nasce la silloge; i testi sono infatti bilingue, tradotti dall’inglese dalla bravissima Chiara De Luca che ha saputo con competenza e sensibilità traghettarli in Italiano. È una ricerca della parola nel vuoto del silenzio, nell’animo umano come specchio riflettente della natura che ci ospita. È un viaggio nel magma umano e nelle sue fragilità, ma anche un gioioso inno alla vita.
Federica Galetto.

***

WHAT I WANT

What I want is your presence
and your glance when I wake up
What I want is a calm breeze
in this hectic life,
a quiet beat of the earth
under my feet
No enemies knocking on my door
No solitude inside of my soul
Just a smile when it comes dark,
a melody of singing birds on my windowsill
What I want is finding a way
to create beauty every day,
a big tree planted out there
so that I can count every leaf from my nest
I don’t want anything else if you sit
downstairs looking after our love,
thinking about our next day to live,
thinking about we are tree and leaf,
now and forever.

QUELLO CHE VOGLIO
Quello che voglio è la tua presenza
e il tuo sguardo quando mi sveglio
Quello che voglio è un vento calmo
in questa vita febbrile,
un battito quieto della terra
sotto i miei piedi
Senza nemici che mi bussano alla porta
Né solitudine nella mia anima
Solo un sorriso quando fa buio,
una melodia di uccelli che cantano sul davanzale
Quello che voglio è trovare un modo
per creare bellezza ogni giorno,
un grande albero piantato là fuori
per poterne contare ogni foglia dal mio nido
Non voglio nient’altro se ti siedi
al piano terra a occuparti del tuo amore,
pensando al nostro prossimo giorno da vivere,
pensando al fatto che siamo albero e foglia,
ora e per sempre.

***

SOMETIMES
Sometimes
the eyes remain silently full Into the deep orbit

of an image they ditch desires
Hollow is the mouth
down on a tempting heat


And still a vein throbs snuggling its violet nuance

There are cloudy mornings
out there
and a round sunny hour
which sounds
and corn flowers tickling
my nose
where Gods play and laugh

That fringe on a superb lip
falls for me
Dancing slowly on a lone body I water
where no lies grow
and life comes to a rebirth Wild is a breath
A bunch of ecstatic fire

 

TALVOLTA

Talvolta
gli occhi restano in silenzio pieni
Dentro l’orbita profonda di un’immagine gettano desideri
Cava è la bocca
in fondo su un calore allettante
E ancora una vena pulsa
stringendo la sfumatura violetta
Ci sono mattine nuvolose
là fuori
e una circolare ora di sole
che suona
e fiordalisi a solleticarmi
il naso
dove gli Dèi giocano e ridono
Quell’orlo su un labbro superbo
cade per me
Danzando lentamente su un corpo solitario innaffio
dove non crescono bugie
e la vita giunge alla rinascita
Selvatico è un respiro
Un mazzo di fuoco estatico

***

THE EMPTY SPACE I HAVE BUILT

The empty space I have built
in the colours of sour breaths
Overflowing submersed creatures
independent
And they stop
at the only unusual motion that
incises the air
Among the thousands of inclinations
you reach the tones
Exasperated lights with no outline
urge
And the streets don’t believe
the overwhelming weight
They don’t help the left tracks
It would soothe a tremble to me
if only I could rule my breast’s incipient edema
and the still one of my legs breaking my run
I unglue a remote ray in my living
I break it down in the sun I know
For I never get lost

LO SPAZIO VUOTO CHE HO EDIFICATO

Lo spazio vuoto che ho edificato
nei colori di aspri respiri
Traboccanti creature sommerse indipendenti
E si fermano
all’unico moto insolito che
incide l’aria
Tra le migliaia d’inclinazioni
raggiungi i toni
Luci esasperate senza contorno
spingono
E le strade non credono
al peso soverchiante
Non giovano le tracce lasciate
Mi calmerebbe un tremore se solo
potessi dominare l’edema nascente nel petto
e la gamba immobile che mi spezza la corsa
scollo un raggio remoto nel mio vivere
lo getto nel sole che conosco
Perché mai mi perdo

***

IT IS SNOWING A LIGHT FROM ABOVE

It is snowing a light from above
No sounds in the grass
There’s a little prayer hidden in a
curly bush at the bottom of the road
and silence that runs like a distilled voice
in the air
Specular dreams outside my window
go ahead on their own
sparkling in a bubble
I never meant to say I’m ready
I never meant to say I’m safe
But this calm keep me tight and
your arms seem to be closer
For a while I stand on the doorway checking out my breath
A cracking noise flies and stumbles
A sparrow on the window-sill explores my life from the outside

(I see millions of wings wiping my soul)

STA NEVICANDO UNA LUCE DALL’ALTO

Sta nevicando una luce dall’alto
Nessun suono nell’erba
C’è una piccola preghiera nascosta
in un cespuglio ricciuto in fondo alla strada
e silenzio che corre come una voce distillata
nell’aria
Sogni speculari fuori dalla finestra
proseguono da soli
scintillando in una bolla
Non ho mai inteso dire Sono pronta
Non ho mai inteso dire Sono in salvo
Ma questa calma mi stringe e
le tue braccia sembrano qui accanto
Per un po’ resto sulla soglia
a controllarmi il respiro
Un rumore schioccante vola e cade
Un passero sul davanzale esplora
la mia vita dall’esterno

(Vedo milioni di ali che mi puliscono l’anima)

***

I LEFT YOU
I left you in a shade of red
down there in the past

A second into a life became my rush
and my sound,
a visit of a woman carrying her luggage
out of a storm
And then, in a reason without its neck
all the thoughts kept their names
in the lazy rock I have inside my chest

A second into a life became my rush
Let me start again to seed
I’m so tired to be a blade of grass

TI HO LASCIATO

Ti ho lasciato in un’ombra di rosso
laggiù nel passato

Un secondo in una vita divenne la mia corsa
e il mio suono,
la visita di una donna che trasportava i suoi bagagli
fuori da una tempesta

E poi, una ragione senza collo
tutti i pensieri tennero i propri nomi
nella pietra pigra che ho dentro il petto

Un secondo in una vita divenne la mia corsa
Lascia che ricominci a seminare
Sono così stanca di essere un filo d’erba

***

Il libro è stato creato in inglese e tradotto in italiano, non il contrario. Non è un mistero per chi conosce Federica Galetto e la sua passione per tutto quello che viene al di là della Manica. L’autrice ama anche la lingua tedesca ma non tanto come quella inglese. Aggiungo  poi che Chiara De Luca è sempre stata una delle sue traduttrici di poesia preferite. Non mi ha stupita così  la scelta di affidare a lei la traduzione del corpo poetico di Ode from a Nightingale. Nightingale è un totem di Federica Galetto.  La stanza di Nightingale è stata per decenni la stanza della poesia di un blog importante, che ha ospitato molte liriche di autori diversissimi. Nightingale era anche il nom de plume dell’autrice,  una delle sue identità poetiche che aveva bisogno di essere portata fuori, alla luce della scrittura. Ora è arrivato il testo Nightngale,  un libro formato da quattro parti, da quattro tempi. Leggo le poesie con la voce di Federica in testa. La conosco da tanto di quel tempo, che la memoria non mi permette di leggere senza sentire il suono della sua voce. Ogni verso, ogni strofa. La cadenza precisa ed aristocratica, la malinconia e il suo legame sotterraneo e profondo con il passato e l’ombra del futuro, le stagioni dei ricordi, il fluire della bellezza negli sguardi dal proprio mondo interiore alla natura che “bussa alla porta” o, ancor meglio, alla finestra della “stanza tutta per sé” dove rivendicare il proprio tempo. Il respiro del mondo intimo, del quotidiano vivere seguendo la commozione del “sentire”, del raccogliere gli ultrasuoni nel sentire dei piccoli spazi, a piedi nudi nella terra,  nei piccoli luoghi dove ritrovarsi, dove abbassare la luce e la voce; dove l’immensità è il sentimento, null’altro che il cuore oltre ogni ragione.
Questo è il link della traduttrice che legge dei brani dal libro.Vi invito all’ascolto.
https://youtu.be/H9pWl-XXh-4

 

Poesie femministe al Festival della Favolosità di Reggio Emilia

 Siamo
l’unione delle cose
amalgamate
fino a quello sprazzo violetto
profumo accompagnato da mani
sorelle sulla terra
venire…..
ed ogni liquido
è un figlio nello spazio.
Ti sei fermata
e l’argento bianco profanato
lasciato dagli uomini
sulla luna
toccato
dalla lanugine di un cucciolo
imbrigliato nel vento.
Mi hai detto t’amo
e l’esplosione s’è sentita lontano
ed ora siamo capitate sul mondo
quel sogno d’altro anno
quando aspettavo
in un mondo di uomini.
Siamo

Tilde
dall’antologia “Da donna a donna
a cura di Laura Di Nola

Nel festival della Favolosità che Non Una Di Meno ha organizzato a Reggio Emilia, la domenica sera prende spazio anche la narrazione poetica attraverso la rivisitazione di testi femministi rielaborati in drammaturgia dalle attrici del laboratorio MaMiMò, Lara Sassi, Margherita Prodi, Laura Visalli e Silvia Cristofori. Non poteva essere diversa la scelta, data la specificità della narrazione dei due giorni reggiani elaborata dal movimento Nudm che negli ultimi anni ha ridato vita ad una forte campagna di mobilitazione e (ri)unito le istanze politiche e culturali del femminismo, in rete con gli altri movimenti internazionali per le azioni politiche di contrasto ai quei regimi di “patriarcato globale” che “producono e amministrano la diseguaglianza e la violenza” come ricorda Judith Butler. La poesia civile e femminista, laicamente rivendicativa dei diritti di autodeterminazione e pari dignità civile e sociale fra i sessi, non porta con sé quasi mai una pace critica, come conseguenza della sua ereditaria natura di parte della poesia femminile, costola “spinosa” del patrimonio poetico, che segue un cammino quasi parallelo in esso, fin dalle rivendicazioni e visibilità delle sue stesse “madri culturali”, come le chiama Biancamaria Frabotta, che ancora oggi soffrono di una minore equità di rappresentanza e diffusione nelle scelte critiche e nelle stesse storicizzazioni, in cui l’esame del testo (o meglio, il piacere del testo) fatica ad emergere perfino nella sua diffusione “paritaria”. La diffusione culturale non è “neutra” : è più facile reperire un’antologia tematica che un’antologia di letteratura poetica in cui i testi passino attraverso l’esistenza congiunta dei generi. Scrive Andrea Cortellessa: “Il problema non può essere di contenuti in quanto tali. Altrimenti davvero un’antologia di poeti donne non avrebbe un senso molto maggiore che una di poeti dai capelli biondi”. I contenuti, il lavorio del testo è il punto di vista in cui riconoscere un linguaggio e posizionarlo in una scala di valori ontologici, e dal “punto di vista dei problemi teorici che la discussione sulla poesia femminile apre sono pochi, oltre le donne a volerci applicare un po’ d’acume – scrive la Frabotta. Fortini, anche se molto brevemente, suggerirà una distinzione fra fondazione immaginativa del linguaggio, di origine femminile, e sistema dei valori o istituzione poetica, maschili”. Ma è il testo la partenza e l’arrivo di ogni firma, oltre il genere o dentro di esso. Gioco forza, ricordare che i grandi editori solo in piccolissima parte mettono in stampa firme poetiche femminili, e accanto ad una raccolta antologica di Amalia Rosselli o di Jolanda Insana ve ne sono migliaia di Quasimodo e decine di Zanzotto.
“Eravamo senza voce – ricorda spesso la poeta Gabriella Gianfelici – e abbiamo lottato per sanare la disfonia della storia mettendoci a lavorare per ritrovare le voci perse. Questa lotta era comune in quei collettivi femministi italiani degli anni ’60 che si interessavano di letteratura”. Il web ha dato una parziale inversione di rotta a questi silenzi, soprattutto nella diffusione di blog e riviste culturali in cui è possibile crearsi una biblioteca personale “sovraculturale”, in cui legare (o slegare) i percorsi di lettura femminile alla lettura universalistica, permettendo l’incrocio di più “direzioni” di scritture, di arricchimenti, di conoscenze. Così come i festival di poesia, diffusi e consolidati in gran parte del territorio nazionale. Da domenica, se ne aprirà un altro di incrocio , quello reggiano della Favolosità. I testi scelti dalle attrici sono in parte tratti (giustappunto) da un’antologia del 1976, “Da donna a donna”, a cura di Laura di Nola, che per scelta ideologica non riportava che i nomi di battesimo delle poete e dalla lunga cantilena “Quelle del movimento di liberazione”, testo liberamente tratto e tradotto dalla poesia francese “Les celles du mouvement des liberation des femmes “ costruito “in progress” nei collettivi d’Oltralpe dal 1970 al 1976 circa. Accanto ad essi, due poesie di femministe americane, Sandra Hochman e Jean Teppermann, entrambi scritti negli anni ’70.

festival femminista a Reggio emilia

Per avere delle informazioni più dettagliate sull’evento, NUND ha creato una pagina facebook, di facile accesso:
https://www.facebook.com/events/2484496608449199/

Bibliografia:
riferimenti in rete x Andrea Cortellessa
http://www.leparoleelecose.it/?
Biancamaria Frabotta, Letteratura al femminile, De Donato editore, bari 1980

Festival della Favolosità a Reggio Emilia. Non Una Di Meno in festa.

festival femminista a Reggio emilia

… Festeggiare la lotta significa per noi guardare senza compiacimenti ma con orgoglio a quello che, in sinergia con Centri Antiviolenza, Ni Una Meno e tutte le soggettività femministe e transfemministe attive in ogni angolo del mondo, abbiamo “mosso” agitando acque morte e risvegliando spiriti sopiti, in questi. anni di moto ondoso permanente…

 


festival femminista a Reggio Emilia

1/2. SI RIAPRE. InQuiete fra poesie che parlano di pace (Billard, Anedda, Pusterla)

Agosto è stato veloce. L’invasione della politica partitica nella comunicazione di massa ha rubato spazio agli stereotipi dell’anguria e delle stelle cadenti del Ferragosto, che, a tradimento, ci sono mancati. Altrove, abbiamo cercato “paesaggio”, la nostra “mano senza linee” che ci potesse proteggere dalle urla di questo vuoto ed è arrivato settembre e non è stato un dolore. Il fresco porterà nuovi ossigeni, le zanzare andranno via, si giudicheranno i nuovi turni al lavoro, si rimetterà in cantina la valigia con la pace delle ferie. Quietamente inquieti si riaprirà il cronico carico di settembre.
A questo ossimoro è dedicata la riapertura (bis) del GolemFemmina. Leggere poesie dedicate alla pace (dopo\dentro la guerra) mentre si aspetta di tornare ad “ascoltare” poesia per libri e festival dedicati. Prima appuntamento, In-quiete, a Roma, il festival di scrittrici nato da un’idea della Libreria delle donne Tuba di Roma e dell’associazione MIA, dall’11 al 13 ottobre, e mentre si aspetta questo evento, vi offro dei versi di Billard, Anedda e Pusterla sulla pace (da rovesciare sulla guerra).

 https://www.inquietefestival.it

(c)H.Muleba.

TRE POESIE DI PACE ROVESCIATA SULLA GUERRA 

PAIX EN BOSNIE

de Christine Billard

Le vent n’apporte aucune preuve
Des armes qui se sont tues
Les oiseaux s’élancent à la tête
[des nuages
Au loin l’ombre d’un chien
Grandit sur le pré
L’homme est un mendiant qui tremble
Et ne sait plus sourire
Quand les étoiles tombent
Une à une
Sur son manteau fiévreux
La blessure est dans le sang
Comme le ver dans le fruit
Les mères ne savent plus consoler
La voix du muezzin
Dans les décombres du passé
Seuls demeurent
Ceux qui laissent la guerre
Se décomposer dans les rues
Et la couleur crue des drapeaux
Se délaver sur les trottoirs.

http://www.dechargelarevue.com/I-D-no-72-Des-steles-contre-laEURa.html

15-18

di Antonella Anedda

A volte mi illudo di afferrare i nessi tra le cose
mio nonno in trincea a diciassette anni
che scrive versi d’amore ignaro
che l’inferno doveva ancora venire.
Lui vivo e tutto il resto perduto
a cominciare dalla bambina
sepolta in Istria con sua madre.
Di notte stabilisco i nessi tra le cose
rivedo un vecchio esitare sulle scale
scambiare il vuoto per un lago
e le ringhiere di ferro con le felci.
Lo vedo mentre cade facendo di se stesso
un nodo di vestiti e vetri per provare
finalmente a rovesciare il male.

da TRE VARIAZIONI DI CENERE

di Fabio Pusterla

Sarin in Siria, mar de lodo a Mocoa:
cadono gli innocenti
bambini. I loro corpi
giocosi adesso stanno come cenere,
o terra, su di te. Scompariranno
nel nulla in pochi giorni. E già i potenti
armano nuovi missili, carezzano
progetti e profitti di guerra.

Anfore sprofondate nella polvere
sopra il duplice mare di Tharros.