la lunga mano di qualche alpino troppo goliardico. POESIE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE DALLA RACCOLTA “BOREA”

lunga manus alpini

Credo alle molestie di alcuni alpini a 500 donne durante  la loro adunata di Rimini.

Ci credo perché:

1) Perché credo al coraggio di ogni donna che ha il coraggio di denunciare di aver subito molestie in un Paese qualunquista che spesso giustifica i carnefici e non ha empatia con le vittime. 

2) Perché avevo già letto questo articolo del 2018:

 https://www.fanpage.it/politica/molestie-contro-le-donne-cosa-e-successo-a-trento-all-adunata-degli-alpini/

che riporta le stesse dinamiche “goliardiche” e gli stessi impegni – disattesi – di farle smettere da parte delle organizzazioni di queste adunate di alpini di montagna e di  mare. 

3) Perché conosco il rigore e il fervore delle compagne di NUDM sulla presa in carico di azioni di contrasto alla violenza contro le donne e non posso che ringraziarle di aver alzato la voce anche contro chi mentre lavori potrebbe pensare che infilarti una mano nella gonna sia solo un atto di goliardia:

Rimini, molestie degli Alpini: “Non una di meno” prepara azione legale

4) Perché queste voci su alcuni alpini “goliardici” le avevo già raccolte come sfogo amaro quando facevo sindacato e vorrei dare  solidarietà, come donna, anche a chi non ha avuto ancora il coraggio di denunciarle.

Ecco perchè ci credo. Di più.

Delle riflessioni su queste “goliardie”,  che provocano  il vomito a chi le subisce, le avevo trasformate in versi in una poesia pubblicata in “Borea”.  Perché “ci credevo”.  E perché le voci di ribellione al potere distorto del maschilismo non debbono mai tacere. Che si tratti di qualche alpino “goliardico” o di qualche altro militare “scanzonato e allegro” o di  un avvocato, di un autista, di un infermiere o di un direttore d’orchestra innamorato dei Carmina Burana, insomma di un mascalzone qualsiasi, le mani devono essere tenute lontano dalle lavoratrici, dalle donne, dalle ragazze, da chi non vuole essere “goliardiata”.

borea

Borea, poesie contro chi allunga le mani

per l’otto marzo e per tutte le guerre: “Disertate donnE, disertate”. Con Sei poesie dall’ucraina per gentile concessione de la macchina sognante. associazione Exosphere.

Ernst Ludwig Kirchner

Per noi di Exosphere l’Otto marzo sarà una giornata diversa quest’anno. La dedichiamo alle donne che stanno soffrendo guerra, paura e dolore. Non solo in Ucraina. Ringraziamo Pina Piccolo e la Macchina sognante per averci permesso di pubblicare la loro selezione di poesie di autori e autori ucraini da loro tradotte in italiano. Qui sotto il link di riferimento.

http://www.lamacchinasognante.com/sei-poesie-dallucraina-selezionate-da-calvert-journal-in-traduzione-italiana/?fbclid=IwAR18siheShjwXGjrGOzQcIPumJCW2bAR7CrzrZpMoKiRPpa56vGRJPjBTbI

Oskar Kokoscka

Noi di Exosphere non avalliamo né concediamo spazio a nessun linguaggio di guerra.

Già arrivano le notizie degli stupri dei soldati alle donne ucraine. Le bombe lanciate sulle scuole le abbiamo viste fin dai primi giorni di guerra. Mani e anime sporche di sangue continuano a fare la guerra. In tempi di pace li chiamano assassini, in tempo di guerra li chiamano bravi soldati obbedienti. Fotografie mostrano carri armati guidati da donne soldato. Donne che non stanno difendendo null’altro che il loro lavoro di guerra, che però non è un lavoro qualsiasi, è un lavoro criminale . Che uccide, stupra, ruba la vita e la terra altrui. Non è questo il soffitto di cristallo da cui ci si voleva liberare. Almeno voi, donne, ribellatevi e disertate. Non uccidete. Disertate. Se nessuno entra nei carri armati, se nessuno produce i carri armati, se nessuno li rifornisce di benzina (o di qualsiasi altro carburante consumino, chi se ne frega di saperlo!) le guerre non comincerebbero neanche. Disertate e vivete in pace. E fateci vivere in pace.

Sotto qualsiasi bandiera, c’è sempre la possibilità di dire “basta” se ancora rimane un pezzo di anima nel corpo. Sotto qualsiasi bandiera c’è sempre la possibilità di disertare, di scendere dai carri armati, di non far volare gli aerei e le bombe, di andarsene via quando vi toccano le spalle e vi dicono che tocca a voi andare. Fate andare via loro.

Antigone fai il tuo dovere: disobbedisci al potere. Il proprio dovere è la vita. Non la morte di qualcun altro.

da La Macchina Sognante

SEI POESIE DALL’UCRAINA SELEZIONATE DA CALVERT JOURNAL

La letteratura ucraina ha una lunga tradizione che risale all’XI secolo. Uno dei suoi poeti più noti è Taras Shevchenko del XIX secolo, che iniziò scrivendo versi romantici per poi passare a versi più cupi sulla storia ucraina. Poesia e storia sono ancora intrecciate nell’Ucraina di oggi. Una diversità di stili definisce la poesia ucraina contemporanea, che va dallo schema metrico in rima al verso libero e da raccolte cartacee allo slam e alla poesia performata. Ma i recenti sconvolgimenti politici del paese, dalla rivoluzione di Maidan all’annessione della Crimea alla Russia e alla guerra nel Donbass, hanno contribuito a rendere particolarmente importante in Ucraina oggi la poesia  che si esprime in stili audaci e diretti, con grande partecipazione di pubblico alle letture e performance La selezione di seguito trasporta chi legge in un tour dal personale al politico, e dalle superstar della letteratura come Serhiy Zhadan a debuttanti forti e promettenti come Ella Yevtushenko.

Allora ne parlo

di Serhiy Zhadan, traduzione inglese di John Hennessy e Ostap Kin

Allora ne parlo:

dell’occhio verde di un demone in un cielo dai colori vivaci.

Un occhio che sbircia dal sonno di un bimbo.

L’occhio di un emarginato che la paura con l’entusiasmo rimpiazza.

Tutto è iniziato con la musica,

con le cicatrici lasciate dalle canzoni

sentite con gli altri bambini nei matrimoni d’autunno

Gli adulti che facevano musica.

Definizione dell’età adulta: la capacità di suonare

Come se apparisse nella voce una qualche nota nuova,

responsabile della felicità,

come fosse innato questo talento negli uomini:

poter essere sia cacciatore che cantante.

La musica è il respiro caramellato delle donne,

l’odore di tabacco sui capelli di uomini cupi

che tirano fuori il coltello per combattere il demone

che ha appena rovinato il matrimonio.

Musica che oltrepassa il muro del cimitero.

Fiori che crescono dalle tasche delle donne,

scolaretti che sbirciano nelle camere mortuarie.

I sentieri più battuti conducono al cimitero e all’acqua.

Nella terra ci nascondi solo le cose più preziose –

l’arma che matura con l’ira,

i cuori di porcellana dei genitori con il loro scampanellio

da coro scolastico.

Certo che ne parlo

degli strumenti a fiato dell’ansia,

della cerimonia di nozze, memorabile

quanto l’entrata a Gerusalemme.

Riponi sotto il tuo cuore

il ritmo da salmo spezzato dalla pioggia

.

Uomini che ballano così come spengono

gli incendi delle steppe con gli stivali.

Donne che si aggrappano ai loro uomini mentre danzano

come se non volessero lasciarli andare in guerra.

Ucraina orientale, fine del secondo millennio.

Il mondo è pieno di musica e di fuoco.

Nell’oscurità pesci volanti e animali cantanti danno voce.

Nel frattempo, quasi tutti quelli che si sono sposati allora sono morti.

Nel frattempo sono morti i genitori di persone della mia età.

Nel frattempo, la maggior parte degli eroi è morta.

Il cielo si apre, amaro come nelle novelle di Gogol.

Echeggiando, il canto di chi miete.

Echeggiando, la musica di chi porta via i sassi dal campo.

Echeggiando, non si ferma.

Serhyi Zhadan è uno dei poeti e romanzieri più famosi dell’Ucraina, attira un pubblico di migliaia di persone in occasione del lancio dei suoi libri e negli eventi a cui partecipa.

l’autunno inizia con qualcosa di banale

di Ella Yevtushenko, traduzione inglese di Yury Zavadsky

l’autunno inizia con qualcosa di banale: chiavi dimenticate in un’altra città, tosse come monete d’argento in gola, una tazza da tè turca,

monete di rame, acqua nella batteria,

grandine,

Non l’ho sentita, ed è già qui, che fa rannicchiare un gatto randagio, strofinandogli le zampe

lasciando foglie sbiadite sui jeans

solo in una notte così piovosa si può sentire bussare alla porta del balcone, solo in una notte così piovosa la si può aprire

ma chi ci starà dietro dipende se la noce si è addormentata di guardia sotto la finestra, se i pini raggiungeranno l’orlo strappato delle nuvole.

e se il lampo ripete il disegno delle vene sulle tue tempie.

l’autunno inizia con qualcosa di infantile: bussa alla porta e scappa; voglio leggere tutto il giorno a letto; sei avvolto come una mummia, garza umida di nebbia –

e continua con qualcosa di vecchio: non beve alcol, un diamante di freddo pulsa nelle sue ginocchia

e così ancora – ogni volta – e ogni volta questo è il primo argomento di conversazione

come se non ci fosse niente di più importante di questo autunno, bagnato come un mattino sotto una crosta prematuramente sbucciata

ruba tempo alle conversazioni di lavoro, intercetta un’ondata di pettegolezzi, si sdraia con un gatto randagio sul balcone, dove dovrebbero raccogliersi mucchi di segreti.

l’autunno ci spinge verso la cucina e ci fa mettere sul fornello il bollitore

l’autunno inizia con qualcosa di banale, ma cresce velocemente come i figli degli altri

un soldo d’inverno rotolerà dal suo freddo grembo, la neve coprirà noi ormai mummificati, congelati a metà parola

poi nessuno busserà più alla finestra del balcone nel cuore della notte

così  c’è anche il rischio generale di cessare di esistere per un po’

Nata nel 1996, Ella Yevtushenko ha debuttato con una raccolta di grande successo, Lichtung, e ha vinto numerosi concorsi di poesia in Ucraina.

u

di Dmytro Lazutkin,  traduzione inglese di Yury Zavadsky

il cielo è sempre più vicino

quando gli aerei biposto atterrano sull’acqua

nella baia di Vancouver

decine di piccoli bombi di ferro sembrano parlare tra loro:

Ho visto dorsi di balene saltare sull’oceano

Ho tirato fuori lo snowboarder dal crepaccio

Ho parlato con la vela mentre cambiava rotta

solo tu ed io non sappiamo nulla della cosa principale

e degli enormi albatri ci hanno rubato la colazione

mentre ci baciavamo sui pini caduti

scrutando nella baia avvolta nella nebbia

gli uccelli il nostro cibo lo laceravano

perché non è solo pane

respira al rallentatore

non solo patatine fritte…

Tuttavia

liberare l’emozione

potrebbe essere una continuazione della compressione

e un tatuaggio sul collo

Ho cancellato la punta della lingua

e poi abbiamo guardato i giocatori di pallavolo di dicembre

qui l’inverno è mite

quindi sono davvero esuberanti

gettando le giacche sulla sabbia

sono rimasti solo sul template: colori

e ho guardato il rimbalzo di ogni palla

premendoti sempre più stretta

come il sole che abbraccia la coda di una salamandra

come lo sguardo inebriante del pescatore abbraccia le reti asciutte

e i fumatori di marijuana convergevano sui cespugli di magnolia

per respirare respirare respirare

questo gelido oceano in cui tutte le risposte sono appese ai ganci

le nostre domande

questo vento calmo

che spinge le isole più vicino alla riva

e quel cinese serioso ha cercato di fermare il tempo

che filtrava tra i bastoncini

e quelle luci cupe che spingevano i procioni fuori dalle loro tane

e su gentile richiesta di pronunciare correttamente il nome del mio paese

Ho detto:

Bene

impariamo

prima lettera –

(t)U

Dmytro Lazutkin è autore di diverse raccolte di poesie, campione di poetry slam e paroliere. Lavora come cronista sportivo e conduttore televisivo.

L’amore a Kiev

di Natalka Bilotserkivets, traduzione di Andrew Sorokowsky

Più terribile è l’amore a Kiev che

Le magnifiche passioni veneziane. Leggere volano

Le farfalle maculandosi in coni luminosi –

In fiamme le brillanti ali di bruchi morti!

E la primavera ha acceso le candele all’aroma di castagna!

Il gusto tenero del rossetto a buon mercato,

L’audace innocenza delle minigonne,

E queste acconciature, il taglio non è proprio giusto-

Eppure immagine, memoria e segni ci emozionano ancora…

Tragicamente ovvio, come l’ultimo successo.

Morirai qui per il coltello di un farabutto,

La pozza del tuo sangue si allargherà come ruggine all’interno di una

Audi nuova di zecca in un vicolo a Tartarka.

Precipiterai qui da un balcone, il cielo,

Giù a capofitto nella tua piccola sporca Parigi

Vestita della candida camicetta da segretaria.

Non puoi distinguere i matrimoni dalle morti…

Perché l’amore a Kiev è più terribile che le

Idee del Nuovo Comunismo: gli spettri

Emergono nelle notti inebrianti

Fuori dal Monte Calvo, portando in mano

Bandiere rosse e vasi di gerani rossi.

Morirai qui per il coltello di un farabutto,

Precipiterai qui da un balcone, il cielo, dentro

Un’Audi nuova di zecca da un vicolo di Tartarka

Giù a capofitto nella tua piccola sporca Parigi

La macchia del tuo sangue si allargherà come ruggine

Su una candida camicetta da segretaria.

Natalka Bilotserkivets è una poeta, editrice e traduttrice di grande successo. Le sue poesie sono state antologizzate e tradotte in una dozzina di lingue europee.

Non baciarmi sulla fronte come un cadavere

 di Yulia Musakovska , traduzione inglese di Yury Zavadsky

Non baciarmi sulla fronte come un cadavere

diciamo, quasi due volte appassiti, gli occhiali e gli occhi stessi.

Medicine mischiate a dolci, le pagine del libro gialle come la sua pelle.

Versa nel vuoto alcune delle sue preziose storie.

Considero tutti i protagonisti vecchie conoscenze. Ufficiali del KGB accovacciati sullo stesso letto d’ospedale, con lucide scarpe ungheresi -avrebbe anche ucciso per procurarsele. Lo sguardo è beffardo.

Aveva detto, questi Beatles, questo dipartimento di lingue straniere, non ti serviranno a nulla.

Tutto questo è per gli eletti, non per gli orfani, o per i parenti poveri.

E si nascondeva come il formaggio nel burro, silenzioso come un topo.

Gente come te la catturavamo nei vicoli, la sradicavamo

Alle persone rispettabili questo piaceva, era considerata cosa rispettabile.

L’avrebbe fatto per suo figlio. Per una pera da combattimento, per carne viva e calda.

Vedo anche quella donna, la sua bocca storta e luminosa. Le sue

Gambe da ragno, porcellana puntinata, arnesi in metallo.

Un appartamento ammuffito con soffitti troppo alti.

Ma è lui che vedo il più chiaro di tutti: forte, con una chitarra.

Con gli occhi spalancati e i pollici nelle tasche dei jeans.

Con migliaia di pagine memorizzate.

Con un volto aperto al mondo. All’acqua scura e profonda.

Non per una ragazza, non per una disputa –

per il libero scorrazzare delle braccia,

per un’onda alta, anche se non sulla spalla.

Yulia Musakovska è una pluripremiata poetessa residente a Leopoli, autrice di quattro raccolte di poesie e traduttrice di poesie dall’ ucraino in inglese. Lavora nel settore informatico.

Comunicazione

Scritta e tradotta da Yury Zavadsky

Sorprendente come i sentimenti dipendano dalla pressione sanguigna.

L’elettricità nel mio corpo mi impedisce di rimanere fermo.

E, comunque, mi costringo a non muovermi.

Le dita scorrono nervosamente sulla tastiera.

Poi i versi irregolari si trasformano in sogni ad occhi aperti.

I tuoi SMS accompagnano i miei passi.

Non voglio tacere, ma non ho niente da dirti.

Il giorno è perso e nessuna pillola può riportarlo indietro.

Rimane solo una spiacevole stanchezza alla conclusione della giornata.

La notte e il sogno inquietante impossibili da ricordare.

Mi sembra di essere felice

sentendo il tepore della tua vicinanza

e le tue dita tanto vicine.

Oh questi giorni senza radici come le mie poesie

mi riempiono di alcol.

Oggi, l’intera giornata è mattina.

Una nebbia fredda, le sue gocce sospese nell’aria.

Lo spazio autunnale vuoto.

Mi sembra di essere felice accanto a te,

Non mi sono mai sentito così sicuro e calmo.

Esito, però, se tutto sta andando così bene,

poiché questi giorni saranno passati,

Li ricorderò

come i giorni migliori.

– Chiudi gli occhi e rilassati, lo senti?

– È autunno e la malinconia si abbatte su di noi.

– Sono io con la mia crisi temporanea.

Yury Zavaedsky è poeta, traduttore, critico letterario, interprete, artista di rumorismo ed editore.

Ringraziamo vivamente Calvert Journal per la selezione dei testi,  mentre restiamo in attesa di ricevere da loro  il permesso per la traduzione)

Lettura critica di Maria Musik a “8 colori per 8 Storie”

Chi ha seguito la presentazione della raccolta antologica di racconti “8 colori per 8 storie”, lo scorso sabato 12 giugno, ha apprezzato la nota critica precisa e robusta che Maria Musik aveva preparato per accompagnare la comparsa del libro, nato da due anni di laboratorio di scrittura di Gabriella Gianfelici. Un testo speciale che ha siglato in profondità ogni racconto, un regalo prezioso di Maria Musik che ha affiancato la  sua prefazione alla raccolta. I due testi  vengono  riproposti in lettura sul Golem Femmina, insieme ad una breve descrizione del progetto di “8 colori per 8 storie” della curatrice del laboratorio.

Buona lettura.

L’avventura di aver progettato e portato avanti per 12 incontri un laboratorio di scrittura creativa, durante il lockdown, è andata oltre le aspettative, cioè con la pubblicazione di un libro online: 8 colori per 8 storie con le illustrazioni del maestro Giuliano Giuliani.
Ognun* dei partecipanti ha scelto un colore e quel colore lo abbiamo sviscerato sotto il profilo antropologico, artistico e mitologico. Da lì sono scaturiti i racconti che hanno preso, dietro mie suggestioni librarie e riflessioni personali, una loro strada fino a concludersi.
Il laboratorio è una fucina vera, densa di idee e passioni, di stimoli che vengono gettati alla rinfusa come in un cesto e che ognun* poi può recuperare al bisogno: per portare avanti un soggetto, per aumentare la suspence, per cambiare un po’ l’atmosfera.
Così abbiamo lavorato in questo tempo pandemico, siamo cresciut* insieme e insieme abbiamo gioito di questo bel risultato.

Gabriella Gianfelici

8colorix8storiecover

8 COLORI PER 8 STORIE

lettura a cura di Maria Musik

Quando, a causa del meccanismo per cui siti e social registrano le nostre preferenze, compare sullo schermo la notifica dell’ennesima offerta per un “Laboratorio di Scrittura” mi capita di storcere il naso. In parte, questo mio pregiudizio nasce dal conoscere il mercato che nasconde proposte blasonate quanto di scarsa qualità e, inoltre, si rafforza della convinzione che il primo vero laboratorio di scrittura sia la lettura, ahimè, sempre meno praticata nel nostro Bel Paese.
In questo caso, devo dire che è bastato l’invito alla lettura di Gabriella Gianfelici, che stimo come donna e come scrittrice, a farmi accettare – senza se e senza ma – di leggere, in assenza d’informazione pregressa e uscendo da qualunque ottica di valutazione meritocratica, i testi che qui troverete. Reduce dalla valutazione “matta e disperata” di racconti inviati a un Premio che mi vedeva nella giuria per la narrativa, accostarsi ai prodotti letterari di quest* autor* si è rivelata una piacevole sorpresa.
Ho molto apprezzato come ognun*, cogliendo gli stimoli del lavoro laboratoriale, abbia saputo sfruttarli per produrre qualcosa di originale che, al di là delle comuni suggestioni, rivelava un diverso temperamento artistico e variegate scelte stilistiche. In questa raccolta passiamo dalla difficile e coraggiosa arte della prosa poetica al racconto epistolare, dal diario alla scrittura sperimentale senza disdegnare gli scritti che rielaborano esperienze vissute senza scadere nel mero autobiografismo.
Vorrei invitare il lettore a una lettura in “due tempi”. Partite da un approccio globale per cogliere le possibilità che un buon lavoro laboratoriale, guidato da una “facilitatrice” professionale ma non invadente, offre al gruppo e a ciascun*. La metodologia del laboratorio, se ben condotta e conosciuta, pone tutti in un contesto d’apprendimento collaborativo per compiti reali che, volendo usare un anglicismo, definiremmo “learning by doing”. In un successivo momento, rileggetene uno al giorno per apprezzarne l’unicità e, senza voler fare graduatorie, coglierne il singolo e molteplice valore aggiunto.
La lettura globale renderà evidente come le/i partecipanti abbiano lavorato con passione all’elaborazione della “suggestione del colore” (anche sottratto a un’opera d’arte?) che fa da innesco alle emozioni. Si apprezzerà quanto si siano cimentat* con il valore dei lemmi che, prima isolati poi rinnestati, veicolano tali emozioni verso un processo di introspezione e ricerca di senso per essere “restituiti” al/nel testo in tutta la loro ricchezza espressiva. Infine, sarà certo gradito come abbiano colto l’invito a scavalcare il muro delle esperienze vissute in spazi ristretti (sempre di più in un tempo abbrutito dalla pandemia) per immaginare un “altrove” quale scenario, geografico o mentale, delle vicende o delle malie narrate.
La rilettura che vi ho proposta, poi, consentirà di uscire dall’ottica dell’insieme per stimare ogni prodotto/opera per le sue peculiarità, gli intenti espliciti o impliciti di trasmettere un messaggio, il meccanismo della memoria involontaria che, come in Proust, a partire da uno stimolo sensoriale consente la ricostruzione del ricordo pieno del suo valore soggettivo e quindi emotivo e, non ultimo, l’evidente buon lavoro che dovrebbe contraddistinguere sempre un testo letterario, sottraendolo al rischio dell’improvvisazione con conseguente perdita di valore.
Per concludere, auguro a ciascun* di voi autor* di non smettere mai di celebrare la Parola con la lettura e la scrittura e di perseguire con caparbietà le vostre aspirazioni: non è così importante in quanti vi leggeranno ma che non perdiate o sotterriate il vostro incredibile e luminoso Colore.

Roma, 23 maggio 2021

AMARANTO (Amaranto) di Paola Masselli
Un testo particolare, cadenzato, che ci abitua a un “metodo” capace di integrare poesia musicale e sonora, prosa e diario. La riflessione e l’autocoscienza attraverso le parole.
Il CORPO Pag 8

INCANTO (Bianco) di Addolorata Esposito
Testo assai particolare, a partire dall’inconsueta scelta del font… avrei quasi desiderato di vederlo scritto a mano per assaporare l’impatto della grafia “dell’anima”.
Il mito delle Sirene. Riflessione sulle sorelle di Proserpina. Pag. 19
LA BELLA ESTATE SI TINGEVA D’ORO (Giallo) di Adriana Rotili
Coraggiosa e affascinante prosa poetica. A parte qualche arcaico troncamento, che può però trovare motivo d’essere nell’allacciarsi al Mito, è di pregiata fattura.
Il mito della Madre Pag. 29
LA LETTERA (Arancione) di Francesca Vanchieri
Narrazione molto efficace e chiaro l’intento. Il dipinto delle arance simbolo della “pena e del riscatto” che accompagnano scelte d’autonomia. Interessante la collocazione temporale.
Il dipinto Pag. 39
ORESTE (Blu) di Fiorenza Morselli
La scrittrice lascia che a narrare la storia sia un uomo, personaggio positivo anche nel suo rapporto con il femminino. Il ritrovamento della borsetta e i rimandi a questo oggetto parrebbero condurre il lettore verso un “giallo” e la semplice soluzione del “caso” è un valore aggiunto perché risponde ai lineari canoni del racconto e del protagonista che molto rassomiglia al suo fiume immenso.
La borsetta Pag. 51
VERONICA (Verde) di Giorgia Sassi
Mi ha colpita la metamorfosi che ci rimanda, lievemente però, ad Alice e a Kafka
La metamorfosi Pag. 61
ROSSO SANGUE (Rosso) di Massimo Cappuccini
Per chi ha, come me, avuto a che fare con adolescenti è stato facile entrare in sintonia con i fatti narrati. I personaggi che ruotano intorno al protagonista sono stereotipi, volutamente credo, ma ahimè non tanto distanti dalle realtà genitoriali esperite.
Ho pensato a Proust e alla stanza foderata di sughero Pag. 71
NULLA ACCADE PER CASO (Azzurro) di Maria Presciutti
Anche in questo racconto troviamo le parole chiave esplicitate sin dall’incipit quasi a voler fare da cornice/bussola durante il viaggio che ci si prepara ad affrontare insieme al protagonista.
Una fotografia, a volte, non può contenere ciò che il ricordo vivido di un profondo vissuto ci restituirà finché ne avremo memoria Pag. 86

MARIA MUSIK

Maria Musik, nasce a LaRecherche.it nel 2007. Infatti, pur avendo coltivato da sempre la passione per la lettura e la scrittura, inizia a rendere pubblici i suoi testi proprio su questo sito e, sempre in questo magnifico luogo d’incontro, decide di rendersi disponibile a concorrere maggiormente alla sua crescita ed alla sua apertura verso spazi culturali e artistici più vasti. Su LaRecherche.it ha pubblicato trecentocinquant’otto testi fra poesia, narrativa, aforismi, articoli, interviste e recensioni nonché quattro eBook; ha partecipato a tutte le pubblicazioni di AA.VV. Attualmente fa parte del Comitato di Redazione, cura la collana di eBook “Indovina chi viene a cena?” ed è socia fondatrice dell’Associazione Culturale LaRecherche.it e membro della Giuria del Premio Letterario “Il Giardino di Babuk”.
Crede che la Letteratura, in tutte le sue forme, possa (debba?) avere anche un ruolo civico e sociale quindi concorrere alla denuncia di ogni forma di discriminazione e di limitazione dei diritti civili e umani.

Sono una romana de’ Roma, innamorata della sua città. Insieme al fatto che scrivo poesie e che a volte lo faccio in un romanesco senza pretese, amo tradurre le mie visioni in racconti brevi. Sono come un gatto che gira fra i vicoli, fruga e annusa un po’ ovunque e, a volte, il “bottino” diventa parola scritta. Questo è tutto quello che è importante sapere di me.
Una piccola curiosità che voglio svelarvi è l’origine dello pseudonimo con il quale firmo i miei scritti: “Maria Musik”.
Se vi viene voglia di vedere un posto veramente unico, andate a Testaccio e visitate il Cimitero Protestante (o Acattolico) in via Caio Cestio. Ha una storia antichissima, legata all’usanza di seppellire gli stranieri (in particolare i non cattolici) fuori dalle mura. È un luogo magico dove riposano grandi uomini accanto a gente comune. Vi troverete le sepolture di Shelley, Keats, Severn, Reinhart, Gadda, Gramsci, Malwida von Meysenbug, Amelia Rosselli, Dario Bellezza e tanti altri. È un luogo ricco di storia, arte, musica e poesia.
Camminando fra le tombe, molte delle quali monumentali, un amico ha richiamato la mia attenzione su quella di una bambina: Salzmann Gerda Tusnelda Ida. Il monumento, realizzato in marmo, è costituito da un basamento con sopra un cestino di fiori, una cartella, il libro cuore, una corda e una borsa sulla quale è incisa la parola “Musik”.
Così, ho scelto di firmarmi Musik per onorare quella piccola vita spezzata ma anche il luogo della sua sepoltura che, da emblema di intolleranza, è divenuto simbolo di una Roma che riconosce come “cittadini” tutti quanti qualunque sia il loro luogo di nascita, ceto, credo politico e religioso. Ho, poi, aggiunto il nome di Maria, una donna che ho molto amato e che Roma aveva accolto benevola, come tanti altri prima e dopo di lei.

Il link per acquistare il libro è il seguente:

NON E’ SOLO IL SILENZIO. Il primo appuntamento on-line di Exosphere e delle sue ospiti, si aprirà con la poesia di Anna Lombardo.

Non è solo il silenzio
a bussare continuo
visioni a vasto raggio
e cerchi di luna
sventagli aperti come magnolie

ascolto quel suono che da dentro
risponde a me sola
dell’alfabeto le lettere liscia
con dente di serpente

sapessi altro alfabeto, amore
parlerei ancora assieme alla tua sponda.

da CON CANDIDE MANI,
di Anna Lombardo,
Proget edizioni, 2020

Sarà la nuova raccolta di Anna Lombardo ad inaugurare il ciclo di incontri mensili di Exosphere dedicati alla poesia e alla vita che ci scorre dentro (anche e soprattutto) nell’era della pandemia.
“Non è solo il silenzio“, uno dei versi della poesia di Lombardo, dà titolo a tutta la collana d’incontri on line che partiranno sabato 20 marzo, dalle ore 17.30 fino alle 18.30.
Con la poetessa, ci saranno, ospiti d’onore, a raccontare dello stato della poesia civile e della poesia femminile nel nostro territorio: Valeria Raimondi (Movimenti dal Sottosuolo, Brescia), Anna Maria Robustelli (Casa delle donne, Roma) e Antonella Bontae (Premio Donna e Poesia, Roma). Accompagneranno le riflessioni delle ospiti, Gabriella Gianfelici e Simonetta Sambiase due delle tre fondatrici di  Exosphere, l’associazione che organizza l’evento in collaborazione con la storica cooperativa CCPMC di Reggio Emilia, nella cui saletta civica si ospita il fondo librario di Exosphere. I saluti dell’incontro, saranno affidati alla presidente della Cooperativa, Roberta Pavarini.

Gli appuntamenti futuri:

17 APRILE 17.30
Incontro con la poesia inedita di Lucianna Argentino
Con interventi e testi di Paola d’Agnese, Moussia Fantoli, Fiorenza Mormile

22 MAGGIO 17.30
Simona Miceli (sociologa dei processi culturali) presenta il suo libro “UN POSTO NEL MONDO”, Donne
migranti e pratiche di scrittura.
Intervengono: Anna Fresu, Christiana de Caldas Brito, Pina Piccolo, Rahna Nur

12 GIUGNO 17.30

“Con la parola scritta non si è mai soli…”, storia di un laboratorio online e dei racconti scaturiti da questa
esperienza. Ne parleranno tutt* i partecipanti insieme a Maria Musik (critica letteraria e scrittrice) e la
conduttrice del laboratorio Gabriella Gianfelici.
Partecipanti: Massimo Cappuccini, Fiorenza Morselli, Giorgia Sassi, Paola Masselli, Addolorata Esposito,
Maria Presciutti, Adriana Rotili, Francesca Vancheri.

Il link dell’incontro 

https://meet.google.com/wvu-uvrc-yzc

Per informazioni, richieste, suggerimenti, scrivete a:

gabriellagianfelici@gmail.com

golemf@virgilio.it
casepopolari@gmail.com

In rete ci troverete su Fb e Twitter.

Vi attendiamo.

Poetry (on line) is not bad. Dal nuovo lavoro di Claudia Zironi, incontri e ascolti di poesia e poeti.


Nell’attesa che ritornino i giovedì (di)versi dove incontrarsi vis-à-vis ad ascoltare poesia nelle sere bolognesi, i nuovi libri di poesia della collana Arcipelago Itaca arrivano anche nel web.  Da giovedì 10 dicembre, in  una serie di brevi incontri in diretta on line Claudia Zironi, partendo da  “Not bad“, l’ultimo suo poderoso lavoro poetico,  dialogherà con altri autori della nuova casa editrice . Nella locandina,  tutte le informazioni sui primi due appuntamenti.

Come invito, vi lascio alla lettura di tre testi della quarta parte del libro, “Il ritorno degli uccelli” dedicato in toto al 2020, annus horribilis, in cui uno sguardo emozionato e forte avvolge la parola, intercapedine fra speranza e quotidiano. “Queste parole – scrive nella prefazione del libro Francesco Tomada – sono una rete a maglie strette … si nutrono così intimamente della vita dell’autrice da ricavarne un indiscutibile valore di verità. Perché, in fondo, alla fine è proprio questo quello che conta, che la poesia sia vera: se lo è, allora diventerà bella”. Una verità pubblica, che si nasconde nel privato, che ruba la bellezza e che ci stanca, come l’anno (Not bad ma davvero Not good) che è passato come un dolore, un anno che ha allontanato perfino gli  uccelli dal cielo e troppe gioie, nel suo girare intorno al nostro sole, intorno al freddo di certi cuori, nel  karma laico di certe leggi dei corpi celesti che governano gli sguardi. Forse è lì che la Zironi ci porta, in quell’assioma dove “la verità, come la materia, è sempre in divenire”, e c’è il verso che esplora, che indica, che chiede casa e segni, che chiede bellezza. La bellezza è una dea ricca, minacciosa, spesso lontana. Ci inciampiamo a volte, tra “troppe guerre e troppe paure e il disamore delle stelle“. La preghiera più ascoltata è al dio degli amori mancati, ma il prossimo dio avrà ancora in sé la vita, il rispetto di tutti i credo e di tutte le correnti, perfino quelle dolorose, al di là del conosciuto e dell’inaspettato.

per gentile regalo
di Claudia Zironi
dal libro NOT BAD

***
il nostro tempo ha le ali grandi
vola rasente acqua e le batte con calma
con cadenza precisa.  l’acqua che sfiora
non è mai la stessa: benedice il mutamento
santifica il gioco.  solo una volta nella nostra vita
interrompe il volo.

***
stare in silenzio non si addice alla primavera
ci sono troppi animali in cielo e in terra
ciascuno intento a propagare la vita.
per tutti si tratta solo di trovare
il giusto richiamo
per arrivare al cuore

***
(5 luglio 2020)
a Francesca, a Lorenzo, agli amici

stavamo in stormo stretti, come attorno
a una rondine e al suo nido, rimasto vuoto
un sabato di luglio per un volo
scelto come ultimo, definitivo
senza colpa e senza grazia, con le piume
di prima della muta, con la fretta giovane
della sconfitta, stavamo in tanti
a proteggere la madre, a perpetuare
la sacralità del rito: aggiustare, abbracciare
porgere il cibo, stavamo immobili
ognuno cantando la sua parte di ricordo
intrecciando invano i ramoscelli
per ricomporre l’intero.

NON CE LO POSSIAMO PERMETTERE – da La Casa delle donne di Modena

casa delle donne di Modena,, femminismo, femminismo e Covid

 

casa delle donne di Modena,, femminismo, femminismo e Covid

 

Modena, 27 Maggio 2020

 

a cura de
La casa delle donne di Modena

 

A tre mesi esatti dal “lockdown” assistiamo, allibite e sconcertate, all’invisibilità nel discorso pubblico e nelle decisioni governative del punto di vista e dei bisogni delle donne e dell’infanzia, del diritto alla conciliazione dei tempi di vita, cura e lavoro e il diritto allo studio, che sono stati trattati con sufficienza, quando non del tutto ignorati, finendo per giocare un ruolo minore nelle agende e decisioni di chi ci governa.
Qualche segnale si sta muovendo, come le recenti linee guida della Regione Emilia Romagna per l’apertura dei centri estivi per la fascia d’età 3-17 anni che dimostrano che è possibile pensare un protocollo che tuteli la salute dei più piccoli garantendo comunque momenti di socialità.
Ma la scuola è anche altro!
Il diritto allo studio è uno dei diritti fondamentali del nostro ordinamento democratico. La scuola è il più potente strumento di eliminazione delle diseguaglianze sociali, economiche e fisiche. In soli tre mesi di lockdown centinaia di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, sono stati esclusi di fatto dalla didattica e dalla socializzazione, perché privi di mezzi tecnologici, per le loro fragilità personali, perché la didattica a distanza non è stata in grado di sostituire il vero insegnamento basato su relazione e socializzazione.
Il compito della Politica è dare linee guida e priorità, il compito dei tecnici e delle tecniche è trovare soluzioni pratiche, che si basino su una valutazione di impatto delle misure adottate sulla vita realedi donne e uomini. La politica deve mettere la scuola in cima alle sue priorità: i tecnici e le tecniche poi ci diranno come fare scuola in sicurezza.

La riapertura dei servizi educativi 0-6 e delle scuole dovevano essere la chiave di volta dell’inaugurazione della Fase 2 e invece, oltre a non esserlo stata, non ha ricevuto nemmeno per sbaglio un cenno nel discorso pubblico tenuto nelle ore immediatamente precedenti il 4 maggio da parte del Presidente del Consiglio Conte, il quale ha sfiorato l’argomento soltanto in risposta ad una domanda posta da una giornalista. Qual è la posta in gioco? Aprire le aziende prima della scuola ha significato rinunciare alla conciliazione vita famigliare – lavoro. Sappiamo molto bene che generalmente, nell’economia di una famiglia, se serve scegliere chi deve sacrificare il proprio lavoro, è la donna a operare questa rinuncia a causa della disparità salariale e delle forti aspettative di genere – interne ed esterne – rispetto al suo ruolo di manutenzione domestica. Ignorando per scelta o per leggerezza la questione, lo Stato conta di fatto sull’idea che le donne continuino a farsi supplenti di funzioni che competono allo Stato stesso. Ma le donne sono cittadine, non ruoli, non funzioni, e pretendono che le istanze di genere vengano integrate nel dibattito pubblico e nelle soluzioni da adottare con urgenza.

Non basta, infatti, integrare le cosiddette “task force” con qualche donna esperta, facendolo in fretta e furia solo perché incalzati da una protesta parlamentare e civile, per saper includere fattivamente la prospettiva di genere.

Il risultato di queste “task force” mono-genere —e del Governo, nella persona della Ministra all’Istruzione— è stato partorire un modello di società in cui contiamo solo se produciamo (non dimentichiamo che il 70% di chi è tornato al lavoro il 4 maggio sono uomini) e se consumiamo, dove l’insegnamento è sostituibile con una video-lezione.
In cinque giorni, dal 9 al 14 marzo, è stato ideato dal Governo e dalle parti sociali un Protocollo che, con soluzioni tecniche e organizzative, ha consentito alle aziende di operare in sicurezza nei settori più disparati.

In tre interi mesi nessuna task force è stata in grado di pensare, ideare, proporre soluzioni al problema di come riaprire le scuole in sicurezza, né ipotizzare un’apertura delle scuole diversa da “part-time” verticali o lezioni pasticcio in cui metà classe è in presenza e metà a distanza. Il Ministero dell’Istruzione non può continuare ad affermare che la didattica a distanza stia funzionando solo perché, dal punto di vista tecnologico, gli strumenti danno degli esiti più o meno positivi, così sentendosi totalmente affrancato dall’onere di far ricominciare le lezioni in presenza dell’intera classe. Questo significa non comprendere il significato ed il valore della didattica e l’importanza degli studenti quali persone e non soltanto come “contenitori” di nozioni.

Siamo il paese che può costruire Reparti ospedalieri in due settimane, ma non vuole a mettere in campo soluzioni adeguate, avendo davanti ben 4 mesi di tempo.

Questo è inaccettabile.

Infine, anche se non per importanza, ripartire dalle scuole sarebbe stato un segnale forte rispetto alla consapevolezza che il diritto all’istruzione, non possa essere garantito ad oltranza accontentandosi delle soluzioni trovate quando si era in piena crisi sanitaria.

La scuola è assolutamente un altro mondo. E’ il mondo della socialità, delle competenze che si acquisiscono con lo stare insieme, della relazione e della interazione. La scuola accade quando, da una battuta di una ragazza o di un bambino, l’insegnante intercetta la curiosità di un singolo e coglie un’occasione preziosa per attrarre l’attenzione dell’intero gruppo classe, facendo diventare l’argomento spiegato un fatto personale. La scuola educa, ovvero tira fuori da tutte e tutti ciò che saranno.

Se questa crisi può essere un’occasione per accelerare processi di svecchiamento della nostra società, ripensare alle politiche di conciliazione con l’obiettivo di ridurre veramente le diseguaglianze di genere è una sfida da cogliere per fare un balzo di qualità nella realizzazione dei diritti delle donne.
Non ci possiamo permettere che la Scuola venga dimenticata.

 

#noncelopossiamopermettere

Associazione Casa delle donne contro la violenza Onlus
Associazione Centro documentazione donna
Associazione Differenza Maternità
Associazione Gruppo Donne e Giustizia
Associazione Donne nel Mondo UDI Modena

 

La Casa delle donne di Modena
Strada Vaciglio Nord 6 –
41125 Modena
info@lacasadelledonnemodena.it
Codice Fiscale 94201170365

(MIO PADRE)A volte indossa un vestito di cenere che si dissolve quando cammina. Le poesie del padre. 9° anno.

Da una quarantina d’anni in qua si è detto e scritto moltissimo sul fenomeno della “nuova paternità”, che continua a tenere banco su tutti i media: è il segno di quanto sia effettivo questo cambiamento e di quanto il tema tocchi le corde più sensibili del nostro essere umano. D’altro canto, quale rapporto è così profondo, misterioso, contraddittorio come quello che lega un genitore a un figlio? Più viscerale quello materno, per il vissuto biologico che lega la madre alle sue creature; forse più indotto, più culturale, quello paterno, ma non certo non meno significativo”

Maurizio Quilici, Storia della paternità

POESIE SCELTE (anche tradotte) DEDICATE ALLA FIGURA DEL PADRE. Buona lettura. #andràtuttobene

IL GUARDAROBA DI MIO PADRE

Prima che arrivi la sera comincia la sua toilette.
Ha pigiami di calcare tessuti con i fossili,
una camicia da notte di catacombe dove sgocciolano i suoi sogni.
Ha una vestaglia tessuta con il fumi della benzina,
fra le auto ecologiche e il mormorio dei turisti.
Prova il lungo binario dei completi eleganti.
Si veste dalla cave che hanno costruito Parigi.
Indossa un mantello da cattedrale con gli occhi chimera.
Il suo impermeabile è ricoperto da germogli di gargoiles.
I pantaloni sono vetrate,
proiettano ombre come frutta candita mentre cammina.
La sua cravatta è una metropolitana annodata,
un nodo è una scala mobile, un altro una fontana
con san Michele che combatte Satana.
Una giostrina gira silenziosamente fra le ginocchia
mentre un ragazzino sta cantando su un cavalluccio laccato.
Ha una camicia da facchino d’albergo
e un panciotto di ponti sotto i quali scivolano i “bateaux mouches”.
Viene fuori dalle botole dei locali notturni
con un vestito da sposo di pavimenti che sbuffano vapore nel sole
e su di essi si sposa il mattino.
Ha una giacca di giornali fatti dal soffio del vento
e un spezzato di fumo di sigaretta
con i balconi per tasche. A volte
indossa un vestito di cenere che si dissolve quando cammina.

da Fauverie
di PASCALE PETIT
traduzione di S. Sambiase.

(My Father’s Wardrobe
from Fauverie

In the late afternoon he begins his toilette –
he has limestone pyjamas threaded with fossils,
a nightshirt of catacombs through which his dreams drip.
He has a dressing gown woven with petrol fumes, between
its folds
echo car-horns and the murmur of tourists.
He tries on the long rail of awakening suits.
He dresses from the quarries that built Paris.
He wears a cathedral cloak with chimera eyes.
His raincoat is stuccoed with sprouting gargoyles.
He has trousers that are stained-glass windows,
casting shadows like candied fruit as he walks.
His cravat is a knotted métro train,
one tie is an escalator, another a fountain
with Saint-Michel fighting Satan.
A carousel turns silently between his knees
and in it a boy is singing on a lacquered foal.
He has a shirt of hotel fronts
and a waistcoat of bridges under which bateaux mouches glide.
He emerges from the trapdoors of nightclubs
in a wedding suit of pavements that steam in the sun
and in it he marries the dawn.
He has a jacket made of wind-blown newspapers
and a cocktail suit of cigarette smoke
with balconies for pockets. Sometimes
he wears a suit of ash that scatters when he moves.
(c) Pascal Petit

(c) Nicole Eisenman

***

ANELLI 

(In memoria di mio padre, John Plowright)

Un albero è spesso – o sottile –
spelato, la sua linfa
porta zucchero
alle foglie, nutre
cellule nuove, infonde le radici
di energia

e il cambio –
quasi invisibile –
è come ossigeno per il sangue:
il potere di vita
dell’albero sta in questa
membrana di cellule.

Ricordo
da bambina
mi hai mostrato come leggere
la mente di un albero,
capire i segreti degli anelli –
come increspature

irradianti da pietre di selce
lanciate a pelo d’acqua
che rivelano il dorso di un uomo solo,
l’oscillazione di un braccio –
quiete interna.

Il durame è
centro morto,
lunghezza dell’albero, rigidità;
se l’aria raggiunge
il cuore questo marcisce,
si fa cavo.

Ma nessuno sa
come piega
il suo cuore morto
per arrivare alla luce
o perché trivellare in cerca di versi
è riempire le cavità.

Pubblicata in Making Worlds (Headland, 2003), a cura di Myra Schneider e Dilys Wood; Prefazione di Anne Stevenson.

(Traduzione di Silvia Pio)

LUCY HAMILTON

***

L’ UGUAGLIANZA PADRE !

L’uguaglianza padre ! il tuo sogno s’è avverato
ti intravedo ti vedo ancora camminando
accanto a Roth il possidente che ci negò
un po’ di ricotta per le feste,
Klein il calzolaio che a credito non risuolò
le tue uniche scarpe, Goldberg il macellaio
con la barba da capra tagliata che ti trascinò
in tribunale quando vendevi carne senza licenza,
Stein il maestro che ci diede lezione di ebraicao
in attesa di un compenso divino ci dirigeva
come un direttore d’orchestra indemoniato
rompendo dozzine di bacchette sulle nostre teste
figli tuoi in ebraico analfabeti destinati all’inferno.
Et tu, il più povero, il più riconoscibile
da quelle natiche magre ! Il più agile, più
sfruttabile per lavori forzati.
Avanti padre ! Sei collaudato a ogni evenienza
armato di esperienza
conosci la prima linea, i fucili, le trincee
anche la lotta quotidiana in tempi di abbondanza.
Conosci la prigionia, l’asse dura della cella buia
dove ti spidocchiavi, ti leccavi le ferite,
srotolavi le cicche.
Conosci il sapore del sangue nella bocca
per un dente guasto
per il pugno di un gendarme
par la pallottola
nel difendere la patria, ostinandoti a crederla tua.
Conosci la morte in agguato
la meschinità degli uomini
il gioco dei potenti
lo sfruttamento dei padroni.
Conosci tutta la scala dell’umiliazone
le strade oscure con l’ombre minacciose
con i lupi famelici i cavalli imbizzarriti
in notti insonni nei tuoi viaggi solitari
nell’illusione di affari
fallimentari,
le promesse non mantenute
eccetto l’ira di Jehova !
Avanti padre conosci le marce
il gelo la fame ! Su la testa !
non devi più nasconderti dai creditori
sono lì tutti nudi !
Ah, ti volti ? Non mi riconosci,
sono cresciuta ho i seni duri
una peluria tenera pura
come aveva la mamma quando te la portarono
in sposa. Prendimi padre !
Ti darò piacere non figli,
amore non doveri,
amore non rimproveri,
amore da te sconosciuto
da me immaginato, corri
è tempo d’Apocalisse !
Commettiamo un peccato mortale
per meritare la morte.

 

EDITH BRUCK

(c) Nicole Eisenman

***

BAMBINA E PADRE

Mi sforzavo a più mani

nel compimento di azioni spiacevoli

da assumere in assonanza

con ordine controllato eloquio

manifestazioni di appartenenza

al suo ceppo

Capii di essere un’attrice

altri giorni mi inceppavo

urlavo in spigoli disseminati

mi scorticavo le articolazioni

Non mi rammentavo i comandi

finii col pisciarmi addosso

per il terrore di un tempo illimitato

in quel pomeriggio.

FRANCESCA ELEONORA CAPIZZI

***

L’ORA DEL LUPO 

Non so perché i treni che vanno
mi trattengono come la vita senza di te,
convinto che faranno marcia indietro,
che sull’altro binario fischieranno
da una piccola sommità
e a filo d’occhio freneranno
per i passeggeri, sagome sguscianti
scese dal predellino
facendo luce opalescente sulla pensilina.
Papà tenderà la mano
nel passo calmo, un po’ infreddolito
e sbracciando dirà che c’è, che è tornato.
Sono pensieri taciuti, assurdi,
che fanno compagnia nell’ora del lupo

ALESSANDRO MOSCE’

(c) Nicole Eisenman

LE POESIE DEDICATE AL PADRE NEL BLOG :

https://golemfemmina.wordpress.com/2019/03/18/poesie-del-padre-padre-alza-la-testa-e-guarda-i-cipressi/
https://golemfemmina.wordpress.com/2017/03/16/padre-albero-e-radice-cinque-poesia-di-elina-miticocchio-dedicate-alla-figura-paterna/
https://golemfemmina.wordpress.com/2016/01/03/i/
https://golemfemmina.wordpress.com/2015/06/18/poesie-del-padre-lunico-uomo-che-mi-ha-amato-dal-primo-respiro-di-placenta/
https://golemfemmina.wordpress.com/2015/03/18/poesie-del-padre-di-padre-sattende-lattesa/
https://golemfemmina.wordpress.com/2013/02/02/mio-padre-si-e-mosso-attraverso-destini-damore-da-wsf-2/
https://golemfemmina.wordpress.com/2014/02/06/poesie-per-un-padre-ne-muta-ne-si-allontana/
https://golemfemmina.wordpress.com/2014/03/19/poesie-per-un-padre-e-solo-dopo-che-ho-fatto-pace/
https://golemfemmina.wordpress.com/2014/11/08/poesie-del-padre-e-con-saggezza-mi-ha-allevato/
https://golemfemmina.wordpress.com/2012/11/01/poesie-del-padre-da-wsf/