Invito alla scrittura. Laboratorio per Abit-arte.

                                                                                Gabriella Gianfelici

Care e cari,

in occasione della Festa “Abit-Arte”, organizzata dalla Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo per i primi giorni di ottobre, vi invitiamo a partecipare ad un laboratorio di scrittura (nella forma che desiderate cioè poesia, racconto breve, testo collettivo o diario) che si terrà sabato 10 settembre dalle 16.00 alle 18.00 e domenica mattina dalle 10.00 alle 12.00 sempre in via Selo n.4

Il laboratorio è gratuito e dovete portare soltanto i materiali per scrivere. Sarà condotto da Gabriella Gianfelici e da Simonetta Sambiase con le modalità di sempre: letture di brani, discussioni, riflessioni, suggestioni date con poesie, versi, pensieri, colori, quadri etc. 

Cercheremo di scrivere sull’ambiente e la sua bellezza, sull’ecologia, sul nostro territorio reggiano e sui temi proposti dalla festa, (che a breve sapremo in modo esaustivo).

Alla chiamata di “Abit-Arte” di ottobre, faremo la nostra parte.

All’interno della festa d’arte e cultura, organizzata dalla Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo, per realizzare un evento di arte pubblica muralistica a Reggio Emilia, come segno d’arte per un abitare sostenibile, inclusivo, bello e solidale, creeremo un laboratorio di scrittura creativa e poetica per esserci nella maniera solidale e associativa che ci caratterizza.

 Abbiamo bisogno di tutte e tutti voi.

 Abbiamo bisogno di creare delle preziose tessere di un mosaico di ricordi, di idee, di testimonianze, di invenzioni, di resistenza, di speranza, di curiosità, di amore per un quartiere, di una città, di una terra che (nonostante tutto) sorride ancora.

 E il testo corale, che formeremo nel laboratorio, sarà presentato durante le giornate di Abit-Arte, insieme alle poesie del fondo poetico dell’associazione Exosphere, che da anni ha dimora nell ’ospitale saletta civica della CCPM.

                                                                              

Gabriella Gianfelici

 Simonetta Sambiase

                  ( Ass.ne Culturale Exosphere, PoesiArtEventi)

per informazioni:

mail:

gabriellagianfelici@gmail.com,

golemf@virgilio.it

Accenni del progetto:

(per tutte le informazioni, le partecipazioni, le curiosità e gli interessi, cliccate qui)

Le schede degli artisti visivi:

Vi aspettiamo.

Exosphere

Pubblicità

per l’otto marzo e per tutte le guerre: “Disertate donnE, disertate”. Con Sei poesie dall’ucraina per gentile concessione de la macchina sognante. associazione Exosphere.

Ernst Ludwig Kirchner

Per noi di Exosphere l’Otto marzo sarà una giornata diversa quest’anno. La dedichiamo alle donne che stanno soffrendo guerra, paura e dolore. Non solo in Ucraina. Ringraziamo Pina Piccolo e la Macchina sognante per averci permesso di pubblicare la loro selezione di poesie di autori e autori ucraini da loro tradotte in italiano. Qui sotto il link di riferimento.

http://www.lamacchinasognante.com/sei-poesie-dallucraina-selezionate-da-calvert-journal-in-traduzione-italiana/?fbclid=IwAR18siheShjwXGjrGOzQcIPumJCW2bAR7CrzrZpMoKiRPpa56vGRJPjBTbI

Oskar Kokoscka

Noi di Exosphere non avalliamo né concediamo spazio a nessun linguaggio di guerra.

Già arrivano le notizie degli stupri dei soldati alle donne ucraine. Le bombe lanciate sulle scuole le abbiamo viste fin dai primi giorni di guerra. Mani e anime sporche di sangue continuano a fare la guerra. In tempi di pace li chiamano assassini, in tempo di guerra li chiamano bravi soldati obbedienti. Fotografie mostrano carri armati guidati da donne soldato. Donne che non stanno difendendo null’altro che il loro lavoro di guerra, che però non è un lavoro qualsiasi, è un lavoro criminale . Che uccide, stupra, ruba la vita e la terra altrui. Non è questo il soffitto di cristallo da cui ci si voleva liberare. Almeno voi, donne, ribellatevi e disertate. Non uccidete. Disertate. Se nessuno entra nei carri armati, se nessuno produce i carri armati, se nessuno li rifornisce di benzina (o di qualsiasi altro carburante consumino, chi se ne frega di saperlo!) le guerre non comincerebbero neanche. Disertate e vivete in pace. E fateci vivere in pace.

Sotto qualsiasi bandiera, c’è sempre la possibilità di dire “basta” se ancora rimane un pezzo di anima nel corpo. Sotto qualsiasi bandiera c’è sempre la possibilità di disertare, di scendere dai carri armati, di non far volare gli aerei e le bombe, di andarsene via quando vi toccano le spalle e vi dicono che tocca a voi andare. Fate andare via loro.

Antigone fai il tuo dovere: disobbedisci al potere. Il proprio dovere è la vita. Non la morte di qualcun altro.

da La Macchina Sognante

SEI POESIE DALL’UCRAINA SELEZIONATE DA CALVERT JOURNAL

La letteratura ucraina ha una lunga tradizione che risale all’XI secolo. Uno dei suoi poeti più noti è Taras Shevchenko del XIX secolo, che iniziò scrivendo versi romantici per poi passare a versi più cupi sulla storia ucraina. Poesia e storia sono ancora intrecciate nell’Ucraina di oggi. Una diversità di stili definisce la poesia ucraina contemporanea, che va dallo schema metrico in rima al verso libero e da raccolte cartacee allo slam e alla poesia performata. Ma i recenti sconvolgimenti politici del paese, dalla rivoluzione di Maidan all’annessione della Crimea alla Russia e alla guerra nel Donbass, hanno contribuito a rendere particolarmente importante in Ucraina oggi la poesia  che si esprime in stili audaci e diretti, con grande partecipazione di pubblico alle letture e performance La selezione di seguito trasporta chi legge in un tour dal personale al politico, e dalle superstar della letteratura come Serhiy Zhadan a debuttanti forti e promettenti come Ella Yevtushenko.

Allora ne parlo

di Serhiy Zhadan, traduzione inglese di John Hennessy e Ostap Kin

Allora ne parlo:

dell’occhio verde di un demone in un cielo dai colori vivaci.

Un occhio che sbircia dal sonno di un bimbo.

L’occhio di un emarginato che la paura con l’entusiasmo rimpiazza.

Tutto è iniziato con la musica,

con le cicatrici lasciate dalle canzoni

sentite con gli altri bambini nei matrimoni d’autunno

Gli adulti che facevano musica.

Definizione dell’età adulta: la capacità di suonare

Come se apparisse nella voce una qualche nota nuova,

responsabile della felicità,

come fosse innato questo talento negli uomini:

poter essere sia cacciatore che cantante.

La musica è il respiro caramellato delle donne,

l’odore di tabacco sui capelli di uomini cupi

che tirano fuori il coltello per combattere il demone

che ha appena rovinato il matrimonio.

Musica che oltrepassa il muro del cimitero.

Fiori che crescono dalle tasche delle donne,

scolaretti che sbirciano nelle camere mortuarie.

I sentieri più battuti conducono al cimitero e all’acqua.

Nella terra ci nascondi solo le cose più preziose –

l’arma che matura con l’ira,

i cuori di porcellana dei genitori con il loro scampanellio

da coro scolastico.

Certo che ne parlo

degli strumenti a fiato dell’ansia,

della cerimonia di nozze, memorabile

quanto l’entrata a Gerusalemme.

Riponi sotto il tuo cuore

il ritmo da salmo spezzato dalla pioggia

.

Uomini che ballano così come spengono

gli incendi delle steppe con gli stivali.

Donne che si aggrappano ai loro uomini mentre danzano

come se non volessero lasciarli andare in guerra.

Ucraina orientale, fine del secondo millennio.

Il mondo è pieno di musica e di fuoco.

Nell’oscurità pesci volanti e animali cantanti danno voce.

Nel frattempo, quasi tutti quelli che si sono sposati allora sono morti.

Nel frattempo sono morti i genitori di persone della mia età.

Nel frattempo, la maggior parte degli eroi è morta.

Il cielo si apre, amaro come nelle novelle di Gogol.

Echeggiando, il canto di chi miete.

Echeggiando, la musica di chi porta via i sassi dal campo.

Echeggiando, non si ferma.

Serhyi Zhadan è uno dei poeti e romanzieri più famosi dell’Ucraina, attira un pubblico di migliaia di persone in occasione del lancio dei suoi libri e negli eventi a cui partecipa.

l’autunno inizia con qualcosa di banale

di Ella Yevtushenko, traduzione inglese di Yury Zavadsky

l’autunno inizia con qualcosa di banale: chiavi dimenticate in un’altra città, tosse come monete d’argento in gola, una tazza da tè turca,

monete di rame, acqua nella batteria,

grandine,

Non l’ho sentita, ed è già qui, che fa rannicchiare un gatto randagio, strofinandogli le zampe

lasciando foglie sbiadite sui jeans

solo in una notte così piovosa si può sentire bussare alla porta del balcone, solo in una notte così piovosa la si può aprire

ma chi ci starà dietro dipende se la noce si è addormentata di guardia sotto la finestra, se i pini raggiungeranno l’orlo strappato delle nuvole.

e se il lampo ripete il disegno delle vene sulle tue tempie.

l’autunno inizia con qualcosa di infantile: bussa alla porta e scappa; voglio leggere tutto il giorno a letto; sei avvolto come una mummia, garza umida di nebbia –

e continua con qualcosa di vecchio: non beve alcol, un diamante di freddo pulsa nelle sue ginocchia

e così ancora – ogni volta – e ogni volta questo è il primo argomento di conversazione

come se non ci fosse niente di più importante di questo autunno, bagnato come un mattino sotto una crosta prematuramente sbucciata

ruba tempo alle conversazioni di lavoro, intercetta un’ondata di pettegolezzi, si sdraia con un gatto randagio sul balcone, dove dovrebbero raccogliersi mucchi di segreti.

l’autunno ci spinge verso la cucina e ci fa mettere sul fornello il bollitore

l’autunno inizia con qualcosa di banale, ma cresce velocemente come i figli degli altri

un soldo d’inverno rotolerà dal suo freddo grembo, la neve coprirà noi ormai mummificati, congelati a metà parola

poi nessuno busserà più alla finestra del balcone nel cuore della notte

così  c’è anche il rischio generale di cessare di esistere per un po’

Nata nel 1996, Ella Yevtushenko ha debuttato con una raccolta di grande successo, Lichtung, e ha vinto numerosi concorsi di poesia in Ucraina.

u

di Dmytro Lazutkin,  traduzione inglese di Yury Zavadsky

il cielo è sempre più vicino

quando gli aerei biposto atterrano sull’acqua

nella baia di Vancouver

decine di piccoli bombi di ferro sembrano parlare tra loro:

Ho visto dorsi di balene saltare sull’oceano

Ho tirato fuori lo snowboarder dal crepaccio

Ho parlato con la vela mentre cambiava rotta

solo tu ed io non sappiamo nulla della cosa principale

e degli enormi albatri ci hanno rubato la colazione

mentre ci baciavamo sui pini caduti

scrutando nella baia avvolta nella nebbia

gli uccelli il nostro cibo lo laceravano

perché non è solo pane

respira al rallentatore

non solo patatine fritte…

Tuttavia

liberare l’emozione

potrebbe essere una continuazione della compressione

e un tatuaggio sul collo

Ho cancellato la punta della lingua

e poi abbiamo guardato i giocatori di pallavolo di dicembre

qui l’inverno è mite

quindi sono davvero esuberanti

gettando le giacche sulla sabbia

sono rimasti solo sul template: colori

e ho guardato il rimbalzo di ogni palla

premendoti sempre più stretta

come il sole che abbraccia la coda di una salamandra

come lo sguardo inebriante del pescatore abbraccia le reti asciutte

e i fumatori di marijuana convergevano sui cespugli di magnolia

per respirare respirare respirare

questo gelido oceano in cui tutte le risposte sono appese ai ganci

le nostre domande

questo vento calmo

che spinge le isole più vicino alla riva

e quel cinese serioso ha cercato di fermare il tempo

che filtrava tra i bastoncini

e quelle luci cupe che spingevano i procioni fuori dalle loro tane

e su gentile richiesta di pronunciare correttamente il nome del mio paese

Ho detto:

Bene

impariamo

prima lettera –

(t)U

Dmytro Lazutkin è autore di diverse raccolte di poesie, campione di poetry slam e paroliere. Lavora come cronista sportivo e conduttore televisivo.

L’amore a Kiev

di Natalka Bilotserkivets, traduzione di Andrew Sorokowsky

Più terribile è l’amore a Kiev che

Le magnifiche passioni veneziane. Leggere volano

Le farfalle maculandosi in coni luminosi –

In fiamme le brillanti ali di bruchi morti!

E la primavera ha acceso le candele all’aroma di castagna!

Il gusto tenero del rossetto a buon mercato,

L’audace innocenza delle minigonne,

E queste acconciature, il taglio non è proprio giusto-

Eppure immagine, memoria e segni ci emozionano ancora…

Tragicamente ovvio, come l’ultimo successo.

Morirai qui per il coltello di un farabutto,

La pozza del tuo sangue si allargherà come ruggine all’interno di una

Audi nuova di zecca in un vicolo a Tartarka.

Precipiterai qui da un balcone, il cielo,

Giù a capofitto nella tua piccola sporca Parigi

Vestita della candida camicetta da segretaria.

Non puoi distinguere i matrimoni dalle morti…

Perché l’amore a Kiev è più terribile che le

Idee del Nuovo Comunismo: gli spettri

Emergono nelle notti inebrianti

Fuori dal Monte Calvo, portando in mano

Bandiere rosse e vasi di gerani rossi.

Morirai qui per il coltello di un farabutto,

Precipiterai qui da un balcone, il cielo, dentro

Un’Audi nuova di zecca da un vicolo di Tartarka

Giù a capofitto nella tua piccola sporca Parigi

La macchia del tuo sangue si allargherà come ruggine

Su una candida camicetta da segretaria.

Natalka Bilotserkivets è una poeta, editrice e traduttrice di grande successo. Le sue poesie sono state antologizzate e tradotte in una dozzina di lingue europee.

Non baciarmi sulla fronte come un cadavere

 di Yulia Musakovska , traduzione inglese di Yury Zavadsky

Non baciarmi sulla fronte come un cadavere

diciamo, quasi due volte appassiti, gli occhiali e gli occhi stessi.

Medicine mischiate a dolci, le pagine del libro gialle come la sua pelle.

Versa nel vuoto alcune delle sue preziose storie.

Considero tutti i protagonisti vecchie conoscenze. Ufficiali del KGB accovacciati sullo stesso letto d’ospedale, con lucide scarpe ungheresi -avrebbe anche ucciso per procurarsele. Lo sguardo è beffardo.

Aveva detto, questi Beatles, questo dipartimento di lingue straniere, non ti serviranno a nulla.

Tutto questo è per gli eletti, non per gli orfani, o per i parenti poveri.

E si nascondeva come il formaggio nel burro, silenzioso come un topo.

Gente come te la catturavamo nei vicoli, la sradicavamo

Alle persone rispettabili questo piaceva, era considerata cosa rispettabile.

L’avrebbe fatto per suo figlio. Per una pera da combattimento, per carne viva e calda.

Vedo anche quella donna, la sua bocca storta e luminosa. Le sue

Gambe da ragno, porcellana puntinata, arnesi in metallo.

Un appartamento ammuffito con soffitti troppo alti.

Ma è lui che vedo il più chiaro di tutti: forte, con una chitarra.

Con gli occhi spalancati e i pollici nelle tasche dei jeans.

Con migliaia di pagine memorizzate.

Con un volto aperto al mondo. All’acqua scura e profonda.

Non per una ragazza, non per una disputa –

per il libero scorrazzare delle braccia,

per un’onda alta, anche se non sulla spalla.

Yulia Musakovska è una pluripremiata poetessa residente a Leopoli, autrice di quattro raccolte di poesie e traduttrice di poesie dall’ ucraino in inglese. Lavora nel settore informatico.

Comunicazione

Scritta e tradotta da Yury Zavadsky

Sorprendente come i sentimenti dipendano dalla pressione sanguigna.

L’elettricità nel mio corpo mi impedisce di rimanere fermo.

E, comunque, mi costringo a non muovermi.

Le dita scorrono nervosamente sulla tastiera.

Poi i versi irregolari si trasformano in sogni ad occhi aperti.

I tuoi SMS accompagnano i miei passi.

Non voglio tacere, ma non ho niente da dirti.

Il giorno è perso e nessuna pillola può riportarlo indietro.

Rimane solo una spiacevole stanchezza alla conclusione della giornata.

La notte e il sogno inquietante impossibili da ricordare.

Mi sembra di essere felice

sentendo il tepore della tua vicinanza

e le tue dita tanto vicine.

Oh questi giorni senza radici come le mie poesie

mi riempiono di alcol.

Oggi, l’intera giornata è mattina.

Una nebbia fredda, le sue gocce sospese nell’aria.

Lo spazio autunnale vuoto.

Mi sembra di essere felice accanto a te,

Non mi sono mai sentito così sicuro e calmo.

Esito, però, se tutto sta andando così bene,

poiché questi giorni saranno passati,

Li ricorderò

come i giorni migliori.

– Chiudi gli occhi e rilassati, lo senti?

– È autunno e la malinconia si abbatte su di noi.

– Sono io con la mia crisi temporanea.

Yury Zavaedsky è poeta, traduttore, critico letterario, interprete, artista di rumorismo ed editore.

Ringraziamo vivamente Calvert Journal per la selezione dei testi,  mentre restiamo in attesa di ricevere da loro  il permesso per la traduzione)

Lettura critica di Maria Musik a “8 colori per 8 Storie”

Chi ha seguito la presentazione della raccolta antologica di racconti “8 colori per 8 storie”, lo scorso sabato 12 giugno, ha apprezzato la nota critica precisa e robusta che Maria Musik aveva preparato per accompagnare la comparsa del libro, nato da due anni di laboratorio di scrittura di Gabriella Gianfelici. Un testo speciale che ha siglato in profondità ogni racconto, un regalo prezioso di Maria Musik che ha affiancato la  sua prefazione alla raccolta. I due testi  vengono  riproposti in lettura sul Golem Femmina, insieme ad una breve descrizione del progetto di “8 colori per 8 storie” della curatrice del laboratorio.

Buona lettura.

L’avventura di aver progettato e portato avanti per 12 incontri un laboratorio di scrittura creativa, durante il lockdown, è andata oltre le aspettative, cioè con la pubblicazione di un libro online: 8 colori per 8 storie con le illustrazioni del maestro Giuliano Giuliani.
Ognun* dei partecipanti ha scelto un colore e quel colore lo abbiamo sviscerato sotto il profilo antropologico, artistico e mitologico. Da lì sono scaturiti i racconti che hanno preso, dietro mie suggestioni librarie e riflessioni personali, una loro strada fino a concludersi.
Il laboratorio è una fucina vera, densa di idee e passioni, di stimoli che vengono gettati alla rinfusa come in un cesto e che ognun* poi può recuperare al bisogno: per portare avanti un soggetto, per aumentare la suspence, per cambiare un po’ l’atmosfera.
Così abbiamo lavorato in questo tempo pandemico, siamo cresciut* insieme e insieme abbiamo gioito di questo bel risultato.

Gabriella Gianfelici

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8 COLORI PER 8 STORIE

lettura a cura di Maria Musik

Quando, a causa del meccanismo per cui siti e social registrano le nostre preferenze, compare sullo schermo la notifica dell’ennesima offerta per un “Laboratorio di Scrittura” mi capita di storcere il naso. In parte, questo mio pregiudizio nasce dal conoscere il mercato che nasconde proposte blasonate quanto di scarsa qualità e, inoltre, si rafforza della convinzione che il primo vero laboratorio di scrittura sia la lettura, ahimè, sempre meno praticata nel nostro Bel Paese.
In questo caso, devo dire che è bastato l’invito alla lettura di Gabriella Gianfelici, che stimo come donna e come scrittrice, a farmi accettare – senza se e senza ma – di leggere, in assenza d’informazione pregressa e uscendo da qualunque ottica di valutazione meritocratica, i testi che qui troverete. Reduce dalla valutazione “matta e disperata” di racconti inviati a un Premio che mi vedeva nella giuria per la narrativa, accostarsi ai prodotti letterari di quest* autor* si è rivelata una piacevole sorpresa.
Ho molto apprezzato come ognun*, cogliendo gli stimoli del lavoro laboratoriale, abbia saputo sfruttarli per produrre qualcosa di originale che, al di là delle comuni suggestioni, rivelava un diverso temperamento artistico e variegate scelte stilistiche. In questa raccolta passiamo dalla difficile e coraggiosa arte della prosa poetica al racconto epistolare, dal diario alla scrittura sperimentale senza disdegnare gli scritti che rielaborano esperienze vissute senza scadere nel mero autobiografismo.
Vorrei invitare il lettore a una lettura in “due tempi”. Partite da un approccio globale per cogliere le possibilità che un buon lavoro laboratoriale, guidato da una “facilitatrice” professionale ma non invadente, offre al gruppo e a ciascun*. La metodologia del laboratorio, se ben condotta e conosciuta, pone tutti in un contesto d’apprendimento collaborativo per compiti reali che, volendo usare un anglicismo, definiremmo “learning by doing”. In un successivo momento, rileggetene uno al giorno per apprezzarne l’unicità e, senza voler fare graduatorie, coglierne il singolo e molteplice valore aggiunto.
La lettura globale renderà evidente come le/i partecipanti abbiano lavorato con passione all’elaborazione della “suggestione del colore” (anche sottratto a un’opera d’arte?) che fa da innesco alle emozioni. Si apprezzerà quanto si siano cimentat* con il valore dei lemmi che, prima isolati poi rinnestati, veicolano tali emozioni verso un processo di introspezione e ricerca di senso per essere “restituiti” al/nel testo in tutta la loro ricchezza espressiva. Infine, sarà certo gradito come abbiano colto l’invito a scavalcare il muro delle esperienze vissute in spazi ristretti (sempre di più in un tempo abbrutito dalla pandemia) per immaginare un “altrove” quale scenario, geografico o mentale, delle vicende o delle malie narrate.
La rilettura che vi ho proposta, poi, consentirà di uscire dall’ottica dell’insieme per stimare ogni prodotto/opera per le sue peculiarità, gli intenti espliciti o impliciti di trasmettere un messaggio, il meccanismo della memoria involontaria che, come in Proust, a partire da uno stimolo sensoriale consente la ricostruzione del ricordo pieno del suo valore soggettivo e quindi emotivo e, non ultimo, l’evidente buon lavoro che dovrebbe contraddistinguere sempre un testo letterario, sottraendolo al rischio dell’improvvisazione con conseguente perdita di valore.
Per concludere, auguro a ciascun* di voi autor* di non smettere mai di celebrare la Parola con la lettura e la scrittura e di perseguire con caparbietà le vostre aspirazioni: non è così importante in quanti vi leggeranno ma che non perdiate o sotterriate il vostro incredibile e luminoso Colore.

Roma, 23 maggio 2021

AMARANTO (Amaranto) di Paola Masselli
Un testo particolare, cadenzato, che ci abitua a un “metodo” capace di integrare poesia musicale e sonora, prosa e diario. La riflessione e l’autocoscienza attraverso le parole.
Il CORPO Pag 8

INCANTO (Bianco) di Addolorata Esposito
Testo assai particolare, a partire dall’inconsueta scelta del font… avrei quasi desiderato di vederlo scritto a mano per assaporare l’impatto della grafia “dell’anima”.
Il mito delle Sirene. Riflessione sulle sorelle di Proserpina. Pag. 19
LA BELLA ESTATE SI TINGEVA D’ORO (Giallo) di Adriana Rotili
Coraggiosa e affascinante prosa poetica. A parte qualche arcaico troncamento, che può però trovare motivo d’essere nell’allacciarsi al Mito, è di pregiata fattura.
Il mito della Madre Pag. 29
LA LETTERA (Arancione) di Francesca Vanchieri
Narrazione molto efficace e chiaro l’intento. Il dipinto delle arance simbolo della “pena e del riscatto” che accompagnano scelte d’autonomia. Interessante la collocazione temporale.
Il dipinto Pag. 39
ORESTE (Blu) di Fiorenza Morselli
La scrittrice lascia che a narrare la storia sia un uomo, personaggio positivo anche nel suo rapporto con il femminino. Il ritrovamento della borsetta e i rimandi a questo oggetto parrebbero condurre il lettore verso un “giallo” e la semplice soluzione del “caso” è un valore aggiunto perché risponde ai lineari canoni del racconto e del protagonista che molto rassomiglia al suo fiume immenso.
La borsetta Pag. 51
VERONICA (Verde) di Giorgia Sassi
Mi ha colpita la metamorfosi che ci rimanda, lievemente però, ad Alice e a Kafka
La metamorfosi Pag. 61
ROSSO SANGUE (Rosso) di Massimo Cappuccini
Per chi ha, come me, avuto a che fare con adolescenti è stato facile entrare in sintonia con i fatti narrati. I personaggi che ruotano intorno al protagonista sono stereotipi, volutamente credo, ma ahimè non tanto distanti dalle realtà genitoriali esperite.
Ho pensato a Proust e alla stanza foderata di sughero Pag. 71
NULLA ACCADE PER CASO (Azzurro) di Maria Presciutti
Anche in questo racconto troviamo le parole chiave esplicitate sin dall’incipit quasi a voler fare da cornice/bussola durante il viaggio che ci si prepara ad affrontare insieme al protagonista.
Una fotografia, a volte, non può contenere ciò che il ricordo vivido di un profondo vissuto ci restituirà finché ne avremo memoria Pag. 86

MARIA MUSIK

Maria Musik, nasce a LaRecherche.it nel 2007. Infatti, pur avendo coltivato da sempre la passione per la lettura e la scrittura, inizia a rendere pubblici i suoi testi proprio su questo sito e, sempre in questo magnifico luogo d’incontro, decide di rendersi disponibile a concorrere maggiormente alla sua crescita ed alla sua apertura verso spazi culturali e artistici più vasti. Su LaRecherche.it ha pubblicato trecentocinquant’otto testi fra poesia, narrativa, aforismi, articoli, interviste e recensioni nonché quattro eBook; ha partecipato a tutte le pubblicazioni di AA.VV. Attualmente fa parte del Comitato di Redazione, cura la collana di eBook “Indovina chi viene a cena?” ed è socia fondatrice dell’Associazione Culturale LaRecherche.it e membro della Giuria del Premio Letterario “Il Giardino di Babuk”.
Crede che la Letteratura, in tutte le sue forme, possa (debba?) avere anche un ruolo civico e sociale quindi concorrere alla denuncia di ogni forma di discriminazione e di limitazione dei diritti civili e umani.

Sono una romana de’ Roma, innamorata della sua città. Insieme al fatto che scrivo poesie e che a volte lo faccio in un romanesco senza pretese, amo tradurre le mie visioni in racconti brevi. Sono come un gatto che gira fra i vicoli, fruga e annusa un po’ ovunque e, a volte, il “bottino” diventa parola scritta. Questo è tutto quello che è importante sapere di me.
Una piccola curiosità che voglio svelarvi è l’origine dello pseudonimo con il quale firmo i miei scritti: “Maria Musik”.
Se vi viene voglia di vedere un posto veramente unico, andate a Testaccio e visitate il Cimitero Protestante (o Acattolico) in via Caio Cestio. Ha una storia antichissima, legata all’usanza di seppellire gli stranieri (in particolare i non cattolici) fuori dalle mura. È un luogo magico dove riposano grandi uomini accanto a gente comune. Vi troverete le sepolture di Shelley, Keats, Severn, Reinhart, Gadda, Gramsci, Malwida von Meysenbug, Amelia Rosselli, Dario Bellezza e tanti altri. È un luogo ricco di storia, arte, musica e poesia.
Camminando fra le tombe, molte delle quali monumentali, un amico ha richiamato la mia attenzione su quella di una bambina: Salzmann Gerda Tusnelda Ida. Il monumento, realizzato in marmo, è costituito da un basamento con sopra un cestino di fiori, una cartella, il libro cuore, una corda e una borsa sulla quale è incisa la parola “Musik”.
Così, ho scelto di firmarmi Musik per onorare quella piccola vita spezzata ma anche il luogo della sua sepoltura che, da emblema di intolleranza, è divenuto simbolo di una Roma che riconosce come “cittadini” tutti quanti qualunque sia il loro luogo di nascita, ceto, credo politico e religioso. Ho, poi, aggiunto il nome di Maria, una donna che ho molto amato e che Roma aveva accolto benevola, come tanti altri prima e dopo di lei.

Il link per acquistare il libro è il seguente:

DONNE MIGRANTI E PRATICA DI SCRITTURA: NUOVO APPUNTAMENTO CON EXOSPERE ON LINE.

dalla prefazione di

Un posto nel mondo

Donne migranti e pratica di scrittura

… Ad accomunare le persone intervistate sono l’appartenenza di genere, l’esperienza migratoria e il fatto di avere pubblicato in italiano. Per il resto le differenze sono molte. Le scrittrici intervistate provengono da Somalia, Eritrea, Tunisia, Albania, ex Jugoslavia, Russia, Georgia, Romania, Mozambico, Egitto, India, Argentina e Brasile. E si sono spostate per motivi differenti: studio, lavoro, amori, fughe da situazioni collettive insostenibili, guerre. Le donne intervistate non sono un campione rappresentativo in termini numerici, ma in se stesso questo ventaglio di storie è molto istruttivo: la nostra immaginazione impigrita da stereotipi e discorsi riduttivi si confronta con l’enorme varietà e complessità di ciò che costituisce “migrazione”, ne mostra snodi imprevisti e a volte imprevedibili, la sua natura processuale, e la quantità di attori differenti che, a vario titolo, vi sono coinvolti.
In ogni caso, vi sono dimore abbandonate e altre trovate. A volte sembra che solo nello spazio in mezzo fra queste due dimore si possa essere in pace. Come dice la madre di una intervistata: “Guarda, c’è un unico posto dove non ti lamenti, qui sul traghetto, in mezzo!” (p. 145). Ma c’è un altro spazio che si forma, quello del racconto. A suo modo, il racconto è dimora. Specialmente se si racconta di sé, è un modo di ricomporre l’esperienza.
È una dimora scrivere innanzitutto. La creazione di uno spazio di raccoglimento, di elaborazione. Non sempre di pacificazione, ma di una certa conciliazione con la propria storia almeno. Anche pubblicare mette capo a un far dimora: si scrive nella lingua del paese ospite, ci si fa conoscere, ti invitano, costruisci relazioni. E fa dimora infine raccontarsi a voce, dialogare con la ricercatrice: che non si nasconde, mette in gioco le proprie domande e le proprie riflessioni, e con ciò offre uno spazio di ascolto, di elaborazione ulteriore condivisa.
L’ascolto conta. Queste donne hanno scritto in italiano perché italiane si sentono, del tutto o in parte. Come ci si può sentire italiani oggi. L’Italia fatica a riconoscere nel proprio discorso pubblico la presenza di persone come loro, per le quali “migrazione” non significa sbarchi, non ha niente neanche lontanamente a che fare con questioni di sicurezza (se non la loro), significa lacerazioni e speranze, memorie e aspirazioni, curiosità e sconcerto, situazioni obbligate e scelte, familiarità ed estraneità ad un tempo. L’Italia fatica a riconoscere un mondo sociale che è già, da tempo, abitato da persone come queste. E da noi con loro.
Colpisce nel leggere le storie che queste donne raccontano quanto siano colpite esse stesse. Da cosa? Dalla nostra ignoranza. Dei loro paesi d’origine innanzitutto. Anche di quelli europei. Come dice una di loro: “Quando sono arrivata qui mi sono resa conto che a quell’epoca gli italiani avevano perfino difficoltà a riconoscere come europei i paesi dell’est, cioè l’Europa era l’Europa occidentale! E tuttora non è molto cambiato” (p. 63).

unpostonelmondo

Il quarto appuntamento on line della rassegna “Non è solo il silenzio”, l’evento on line di Exosphere di Reggio Emilia, è dedicato alla saggistica con il libro di “Un posto nel mondo – Donne migranti e pratica di scrittura” di Simona Miceli  che dialogherà con Gabriella Gianfelici

L’appuntamento è per sabato 22 maggio, dalle ore 17.30 alle ore18.30 sulla piattaforma Meet di Google.

Accanto all’ospite d’onore, ci saranno Christiana de Caldas Brito, Pina Piccolo, Rahma Nur. Aprirà l’incontro Simonetta Sambiase di Exosphere e saluterà i partecipanti Roberta Pavarini.

Il link dell’incontro:

https://meet.google.com/vsm-zwoj-uci

Per informazioni, richieste, suggerimenti, scrivete a:

gabriellagianfelici@gmail.com

golemf@virgilio.it
casepopolari@gmail.com

In rete ci troverete su Fb e Twitter.

Vi attendiamo.

LUCIANNA ARGENTINO a “Non solo il silenzio”

Se noi, imperfetti, facciamo cose perfette

– una sedia, un maglione, un piatto di pasta, 

un’equazione, una poesia –

è perché quel che ci muove la mano

attraversa il lume della perfezione

e lo assume come una responsabilità,

un fare altro che nell’attenzione

nomina il corpo amato delle cose.

(c) Lucianna Argentino

Lucianna Argentino

Terzo appuntamento on line con la poesia e la prosa di Non è solo il silenzio, l’evento on line di Exosphere di Reggio Emilia è dedicato alla poetessa Lucianna Argentino, che dialogherà con Gabriella Gianfelici dei suoi ultimi lavori poetici, inediti, da “Appunti da un canto Controverso”.

L’appuntamento è per sabato 17 aprile, dalle ore 17.30 alle ore 18.30 sulla piattaforma MEET di Google. 

Accanto all’ospite d’onore, ci saranno Fiorenza Mormile, Moussia Fantoli, Paola D’agnese. Aprirà l’incontro Simonetta Sambiase di Exosphere e saluterà i partecipanti Roberta Pavarini.

Il link dell’incontro:

https://meet.google.com/pcw-npzx-xkz

Per informazioni, richieste, suggerimenti, scrivete a:

gabriellagianfelici@gmail.com

golemf@virgilio.it
casepopolari@gmail.com

In rete ci troverete su Fb e Twitter.

Vi attendiamo.

SPLENDI COME VITA. Maria Grazia Calandrone intervistata in diretta da Gabriella Gianfelici per Exosphere

Continuano gli appuntamenti per la rassegna “Non è solo il silenzio” dell’associazione Exosphere con un nuovo appuntamento che vedrà dialogare  Gabriella Gianfelici la poetessa e scrittrice Maria Grazia Calandrone, finalista al Premio Strega 2021 con il libro “Splendi come vita” (Ponte alle Grazie). Parteciperanno Simonetta Sambiase e Roberta Pavarini.

L’appuntamento sarà in diretta streaming martedì 6 aprile, alle ore 19.

Il link dell’incontro è

https://meet.google.com/rub-mysb-idw

Per informazioni, richieste, suggerimenti, scrivete a:

gabriellagianfelici@gmail.com

golemf@virgilio.it
casepopolari@gmail.com

In rete ci troverete su Fb e Twitter.

Vi attendiamo.

Un racconto di Natale come dono da Exosphere e dal Golem Femmina.

L’anno 2020 si sta chiudendo. E’ stato dominato da paure nuove e universali. Il nuovo anno 2021 è alle porte e tutti e tutte si augurano sia diverso e sereno. In questi giorni di festa, cercheremo tutti di attendere con pazienza i giorni migliori che dovranno arrivare. E se ci sarà un po’ di tempo sereno per leggere, aggiungete anche “La gioia della neve” che vi regaliamo, insieme con l’associazione Exosphere. E’ un breve racconto d’inverno, scritto da Federica Galetto, una delle fondatrici dell’associazione e pubblicato in ebook diversi anni fa.

Buona lettura, buone feste, buon riposo.

 

https://exosphereplaquette.wordpress.com/2020/12/24/il-dono-di-natale-di-exosphere-un-racconto-dinverno-di-federica-galetto/


Al di là dell’8 marzo – Adele Cambria

Ricordi Adele la sera del tuo compleanno com’eri bella ed elegante? Proprio come piaceva a te: curata, vestita di un abitino giapponese verde smeraldo con fiori arancioni, le scarpe nere col solito tacco….vanitosa, “sciantosa”, frizzante.
I tuoi occhi verdi brillavano.
Sul tuo terrazzo la vista era meravigliosa: il Gianicolo, Trastevere in lontananza, il Tevere, i ponti e il tuo discorrere fluido, colto e sempre ironico.
Ottant’anni compivi piccola fata, e ridevi a rammentare quando a Roma negli anni ’50 per strada ti sussurravano: “a fata, piccola fata!”.

E non capivi ma presto hai compreso: bella ragazza, piccola ma bella!Andavano di pari passo i tuoi interessi, la tua professione e la tua vanità.
A volte non veniva compresa, a volte sembrava troppo. Invece era un tuo modo, un tuo essere piena di colori, di sciarpe, di orecchini vistosi, di enormi collane e deliziosi cappellini.

Hai insegnato che conta ben altro: il tuo passo svelto quando inseguivi operai in sciopero, il tuo andare a Reggio Calabria durante la rivolta, prendere l’aereo per assistere al matrimonio di Grace Kelly e il Principe Ranieri.

Sei stata tutto questo e per tutte noi ha tenuto coraggio, tenacia e grandezza. E mentre ti penso e scrivo, sto qui a vederti con gli occhi e sentire la tua voce che mi racconta ancora di questa o quella storia mentre metto ordine fra i tuoi libri e i tuoi appunti e mi perdo nei tuoi ricordi. Come allora oggi, grazie.

Gabriella Gianfelici 

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Domenica 5 marzo, a Reggio Emilia, nell’ambito della rassegna Trecentosessantacinque giorni donna del Comune di Reggio Emilia, le associazioni Exosphere e Eutopia-Rigenerazioni Territoriali ricordano Adele Cambria, una delle grandi madri del giornalismo e della testimonianza femminista del nostro Paese, insieme a Oriana Fallaci e Camilla Cederna.

Nata a Reggio Calabria , classe 1931, voce ribelle, giornalista, scrittrice, autrice di teatro ed anche di televisione, perfino attrice in alcuni film di Pier Paolo Pasolini, è stata anche  cofondatrice di  Rivolta Femminile e la piccola casa editrice ad esso collegata e di Noi Donne. Nel 1972, presta la sua firma  al giornale di Lotta Continua, diretto da Adriano Sofri, che doveva però avvalersi di direttori responsabili iscritti all’Albo professionale, dimettendosi all’indomani dell’uccisione del commissario Luigi Calabresi,  per forte dissenso dell’editoriale comparso in prima pagina. Uno dei suoi ultimi libri è l’autobiografia  “Nove dimissioni e mezzo – l’Italia vista da una cronista ribelle” in cui scorrono “mezzo secolo di cronaca, di personaggi, di processi e di spettacolo, e d’impegno quotidiano. (S. Mazzocchi). Adele Cambria è scomparsa a Roma, la città dove viveva dal 1956 il 5 novembre dello scorso anno.

I suoi libri saranno custoditi da Archivia, la biblioteca centro di documentazione della Casa delle Donne di Roma, per volontà della scrittrice. Una piccola parte dei suoi libri di poesia, donati a Gabriella Gianfelici, la curatrice del suo archivio personale, sono stati portati al fondo di poesia Exosphere di via Selo a Reggio Emilia.

 

 

 

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