In amorevole memoria di Fawzi Karim –

Apprendo da Pina Piccolo che Fawzi Karim oggi ci ha lasciate. Ho avuto il piacere di ascoltare la sua voce tanti anni fa, nel luglio del 2014, a Cesenatico, durante il festival “l’Orecchio di Dioniso”. In quei giorni estivi, la piccola comunità  del festival si era radunata alla fine del porto canale a leggere ed ascoltare poesia. Fawzi Karim era da qualche tempo in Italia per far conoscere ll libro “I contintenti del Male e altre poesie”, che conteneva la traduzione dall’arabo di alcune delle sue liriche.La sua lettura era un ipnotico perdersi in una lingua che donava un ritmo d’incanto. La sua persona era gentile nei modi e pacata nei gesti, una fresca camicia di cotone azzurra, una chioma riccia e grigia, e l’abitudine ad ascoltare e parlare poco di se.

O forse, fra un gruppo di affini per passione poetica ma sconosciuti e non tutti abili a maneggiare la lingue inglese (alzo la mano per prima), non c’era spazio nella malinconia dell’esilio e dei ricordi se non nei suoi versi, spine di storia e d’incanto.  “Questa è la via del ritorno\voi che abitate\ un corpo effimero, colmo di lacrime.” Riposa in pace.

https://cartesensibili.wordpress.com/2014/07/10/trafitta-dalla-sua-poesia-lincontro-con-fawzi-karim-simonetta-met-sambiase/?fbclid=IwAR2yhakAvc_InCpRsu0Yf9YlC3_A9jfVRezxSjfXwYmZ2901eI1AvYm_0SE

GLI INVASORI

da I continenti del male e altre poesie

Di notte spengo tutte le luci,
lascio la tenda scostata,
apro le porte.
Mostro le mie rovine agli invasori:
libri, calamai, fantasmi che si scambiano brindisi.
Trascino i lembi della mia veste regale,
seguito sulle scale da riflessi delle stelle,
senza scudieri né ciambellani.
Salgo, e il velo si solleva,
scelgo il più docile dalla scia della Via Lattea
per morire
nel buio di una notta d’incanto.
Fawzi Karim

ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: “L’ingombro” di Simonetta Sambiase – Note di lettura su Carte Sensibili

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Ringrazio Fernanda Ferraresso e tutte le Carte Sensibili per la lettura de L’Ingombro. Considero le Carte un luogo alto di letteratura e pensieri creativi ed essere nelle sue Istantanee è per me fonte di grazia.

Vi rimando al link

https://cartesensibili.wordpress.com/2017/01/28/istantanee-fernanda-ferraresso-lingombro-di-simonetta-sambiase-note-di-lettura/

e lo riporto una buona parte anche nel piccolo Golem f.

Grazie.

 

C’è folla
nel ripostiglio gli abiti si stanno spintonando
spuntano alla rinfusa e vado fraintendendo
longitudine linguaggi e sei ante d’armadio
pieno di lavanda che toglie le tarme all’esistenza
i piumoni cadono dal sonno
arrivano i piedi freddi e si scalpellano alle scarpe
spazi ristretti e scampoli fuori epoca tutto un trambusto di tempo che ci fessura gli occhi
e che ci si alzi o meno dalle doghe dei letti
si andrà a finire male
il quale (poi ci prende) ad una ad una lentamente
mentre stiamo mangiando
e ci discolpiamo e perdoniamo
e beviamo il caffè

simonetta sambiase– l’ingombro pag. 23

.

Appena apri la porta. Come un’aorta grossa t’investe ed è immediata la tua resa o la presa, d’atto e di coraggio, per assumere tutto. Perché di tutto e più di tutto c’è, dentro, l’universo umano, fatto di intrighi, di caos, di voler dire e non dire che confuso, un organismo copioso, ricco, si implementa giorno dopo giorno e non si riesce a stragli dietro, figurarsi davanti! Nemmeno davanti ad uno specchio ciò che si vede è un io solo. Si sbaglia a voler credere d’essere in un cantuccio, minimo minimo c’è un rumore, un odore, o un topo-s(ssssssss) che ti assale e tu, in quel luogo, sempre originale, nel sottofondo grigio a volte ceruleo di un codominio irrispettoso, ti senti a cavalcioni di un aereo pensiero, che ti prende e disarciona dalle perdite e dalle rendite, dai rendiconti e dalle prevendite, dalla consuetudine inesatta di voler dire pane al vino e viceversa, perché non esiste più una cosa con la testa e sulla coda c’è sola una cometa che ci aspetta. La morte, un solitario brillio di un attimo che subito ti metti dietro la schiena, perché fa paura vivere con lei davanti agli occhi e allora si dà giù di bisturi e lifting, di tinture e massaggi, di spa e spatapam e la palestra e la dieta, la corsa, gli abiti e i tacchi che allungano…E mentre metti punti all’indigesta presa di contatto con la resa inevitabile ti accorgi, a volte, non sempre , no no, di come sia sommaria la nostra vita per capi senza sommi e sommità e si aspetta, il più delle volte si aspetta, che tutto passi! Come se non fossimo noi gli artefici e gli artifici che tanta artiglieria mettono in campo per destabilizzare il fermo stantio mondo di un ieri che sta stretto, troppo pieno di doveri e rispetto!
Intanto in co(n)fusione ci andiamo tutti, perché nascono alfabeti e gerghi tutti i giorni e se ascoltituttoinsieme, come capita spesso, chi parla ad alta voce, chi dentro la cuffia destra che ancora non hai tolta, dall’altro orecchio al telefono tuo figlio o la suocera, davanti agli occhi la pubblicità di una macchina magnifica e in sottofondo un marocchino o un moldavo che parla la sua lingua natale, finisce che rimescoli tutti e ne esce un’alfabetizzazione leopardata, dove l’oggetto si fa aggettivo o aggettante un verbo o un abbrivio, un brivido di fumo , che a sua volte si assume a colazione come un avverbiale veleno, mentre il più sottile sta dietro il tuo paio d’occhiali che usi come antifurto contro chi vorrebbe scorgere e rubarti i tuoi cedimenti più intimi. Oggi, più caso fai al tuo fisico, più ti sfili da te stesso, ti sfidi a perdere chili e nel frattempo immetti ere di solitudine, tra muri spessi dove la bici è una cyclette che non ti porta mai da nessuna parte e tu che sudi e coli non respiri aria di campagna, non ti tuffi nel mare ma in una vasca che ti costa al mese quasi quanto un quarto di te stesso, perché noi tutti finiamo macellati ogni attimo, non lo stipendio,che è un compendio per dire niente e meno di niente, se non portare distante proprio da quel tu che cerchi tanto, ma oltre tutto. Non sai più cosa dire, nemmeno tra te e a te stesso, perché l’ingombro si è fatto grosso grosso, un aneurisma al centro dello stretto in cui tu non puoi e non vuoi passare, preferisci remare in alto mare. Magro magro, segaligno e duro, un corpo crudo mentre il curdo da lontano si fa vicino dentro il pc. Un gran casino o un casinò royal, dove ti aggiri alla ricerca di un attimo, da appuntare o in cui puntare un azzardo, o di metterti in pausa e invece ti rattristi,ti ingrigisci e ti fai un gessato, doppiandoti nel petto, perché nell’angolo c’è anche la menopausa o la demenza senile e no, non si può proprio accettare di invecchiare, ingrassare, imbiancare…meglio morire, in un hotel sorbire il sorbetto della fine mentre uno sconosciuto ti misura la pressione.
Tutto starebbe nell’infischiarsene ma, pochi, pochissimi lo sanno fare e non è ovvio per niente perché da ogni parte sei soggetto a spinte, che ti rendono spine dentro la testa e ti crocifiggono come è già stato più di una volta fatto.
Tutto ci raggiunge e ci rotola addosso, srotolando la corsia degli incurabili che siamo tutti, che tutti abbiamo in corpo perché siamo esseri terrestri di natura ma originariamente siamo cosmici, per questo possiamo tradire o tradurre regole in gole di re e cambiare la mela del male con l’arancia originale, possiamo fiorire una terra nuova se solo diamo aria a questo intrigo del cuore e valvola per valvola , stantuffo per stantuffo ci intrufoliamo un po’ d’amore e di coraggio, che sbaragli l’orrendo e si rimiri l’orrido di un pozzo che non ha fondo ma non azzanna né ammazza, semmai ci ricicla in una continuità che non è storica o stoica ma vita che ci eguaglia. Perché alla fine qualsiasi cosa tu faccia, sempre tu senti, diceva in Storie di mediocre millennio l’autrice,

senti che fuoca e si muove
di vita segretissima flussa una galassia nera di sterno
si fa la strada tra costole di spine
e stanno a giurare tutti di non essersi mai smarriti
né per sorte né per satellitare rotto
questi cittadini del nuovo mondo millenario tacciano spesso
e si rimane a casa ad spettare che il peggio passi
di bene in meglio e a due a due
come noi due che ci perdiamo di smog arieggiandoci
in cortili stretti di parenti
arrivati all’improvviso per spedizione postale
che ci invadono la casa e gli affetti e ci travolgono
così che per confusione accarezziamo il gatto invece che il figlio
che chissà dove è apparso, di conforto e stupore,
insieme a parecchie vite nuove
già tutte fredde e dal corpo invecchiato.

Ma ciò che importa, che importa davvero, ribadisce nell’ingombro che noi siamo a noi stessi, è che se anche …

Hai scacciato il mondo ora?

Lui non ti ha scacciato dai suoi pensieri

Ti tiene e ti tiene ed è questa la meraviglia.

.

Da bere, tutto di filato un liquido-libro che brucia, scalda, ustiona e ti mette sottosopra senza che tu possa opporti alla sua forza, una specie speciale, una viva ferocia d’amore che dal tuo sempre, altrove entra ,esce, va, fuori, rientra, dentro ma…dentro assaje.

fernanda ferraresso

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L’ingombro,
edizioni Le Voci della LUna
premio Giorgi 2016

Dispacci per Narda- In ricordo dell’amica Narda Fattori

CARTESENSIBILI

vincenzo piazza

vincenzo-piazza-buriana_acquaforte_1996.

I poeti non accendono che lampade
essi stessi si spengono
le fiammelle che stimolano
se luce vitale

inerisce come soli
ogni età una lente
dissemina la loro
circonferenza

Emily Dickinson

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L’inventario – Due poesie dai lunghi auguri collettivi su Carte Sensibili

(c) Nom Kinnear King
(c) Nom Kinnear King

Si sta consolidando, quasi a diventare uso e tradizione, l’appuntamento di Natale con le scritture collettive su Carte Sensibili. L’inventario, costruito in versi e prosa con autori e autrici da tutte le latitudini del Paese, questo Natale è dedicato al nostro tempo. Come il gruppo della redazione del blog descrive, “i nostri occhi e i sensi tutti sono modi per riuscire a vedere l’ampiezza del corpo grandioso che noi tutti siamo ma non vediamo che in parte, parzialmente, perché ciascuno di noi è una piccola particella, col suo kit di universo, di quel corpo e lo percepisce a seconda della sua postazione”. Buona lettura e buone feste serene a tutte e tutti voi.

https://cartesensibili.wordpress.com/2016/12/24/linventario/

Da Storie di mediocre millennio
(silloge inedita)
di Simonetta Sambiase

*

Dire bene che non si finge
né adesso né si divide ogni fuga ostile
l’avessi fatto per te e per il noi
se a tutti dicessi di non sapere
se gli altri stanno o no passando
il caos degli anni,
guasti di metalli, di guerre piccole e anche di grossi sciupi
di ribellioni, di fiamme, di corpi spenti
delle migrazioni
.
pensa ciò che vuoi,
i segni del tutto ci sfuggono

*

Non ci siamo mai chiamati a lungo
a bracci e sogni e nomi
fino ad invecchiare tutti insieme
portando i nipoti e le bambole a passeggiare
estranei nella stessa città che invecchia
leggeremo delle nostre vite sui libri di scuola
coloratissimi, ci diranno che partecipammo ai nostri mali,
domani nulla da dire, chiamandoci a giudizio
eravamo sovrappensiero e lo siamo ancora
dall’uno e dall’altro spiacenti di spalle
schivammo equilibri e fughe e lacrime
durante il fuoco degli uomini e delle foreste d’estate
stavamo a riposo e ora siamo tutti in pace
nelle nostre ceneri mute.

 

 

Ricordando Gabriella Maleti

In amorevole memoria.

(c) Cartesensibili.
(c) Cartesensibili.

CARTESENSIBILI

roberto maggiani- esperienza , gabriella maleti

gabriella esperienza

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Gabriella non è solo fotografa, è amica, figlia, sorella. Ci si scambiano le paure…

“…Che posso dirti, sorella? Che pesto i piedi/ e dico no al cielo, alle promiscue nubi che mi rapiranno? / Vorrei chiudere definitamente gli occhi, ora, lasciare/ il mio cane, le mie erbe, ora, con la tua mano nella mia.”

“…Sapessi come, …, vorrei essere su un baroccino/ tirato da una inquieta cavallina nera./ Potremmo essere insieme nel vento/ di marzo, tra campi, alberi e viole,/ lì lì, viole quasi aperte.”

Ora Gabriella, percorso il lungo corridoio con le sorelle verso la luce, è andata oltre su quel baroccino tirato da una inquieta cavallina nera in questo vento di marzo, come sapeva.  La sua macchina fotografica non serve più;  lei già prima vedeva oltre, con la sua immensa umanità e speciale sensibilità. La sua mano  in quella di…

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Posso essere racchiuso in uno spazio di noce e considerarmi un re dello spazio infinito- Simonetta Met Sambiase incontra Elena Mazzi

Nuove protagoniste d’arte. La ricostruzione della materia di cui è fatta Terra e Memoria: Elena Mazzi.
Dal blog Carte Sensibili.

( particolare) @ Elena Mazzi
( particolare)
@ Elena Mazzi

CARTESENSIBILI

elena mazzi-itaca

itaca_gabbia

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Chiamarsi a de-costruire la visione sedimentata di uno spazio per ri-costruirlo in una nuova lettura, dal segno al nuovo segno. Una scrittura artistica quella di Elena Mazzi che parte dal racconto in toto di un territorio, una mutazione di segno visivo che ne da una prospettiva dal particolare all’universale, il territorio come uno spazio d’orientamento per il vissuto umano tra passato e presente.

La giovane artista, ci orienta così nel suo impegno artistico: “Negli ultimi anni la mia ricerca si è focalizzata principalmente sulle relazioni interdisciplinari tra arte e architettura, società e territorio. Dal 2009 la mia pratica artistica si sviluppa a partire da aree territoriali problematiche, che hanno recentemente subito traumi di varia tipologia . L’intento è quello di realizzare lavori di natura processuale che informino un pubblico spesso non cosciente delle difficoltà che affliggono le realtà prese in considerazione, così come quello di lavorare in…

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L’onda che verrà- Gassid Mohammed

(c) Bjarne Melgaard
(c) Bjarne Melgaard

Chi muore in questo mare, muore due volte.
Una riflessione di Gassid Mohammed, su Carte Sensibili.

CARTESENSIBILI

ivonne tedeschi

ivonne tedeschi

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Sono una persona che riflette molto, sono un “riflettore”. Sono una persona ossessionata e ossessiva. Ho l’ossessione di riflettere, non posso farne a meno. Ho l’ossessione di immaginare cose che … che sono sgradevoli alle perone comuni. Per questo tante persone mi evitano, non vogliono che le contagi con i miei sgradevoli pensieri. La gente è troppo impegnata, e quando ha un po’ di tempo libro mica si mette a tormentare la testa con riflessioni sgradevoli. Certo no, vuole riposarsi, vuole dormire, vuole vivere in santa pace. Allora io, persona sgradevole con riflessioni sgradevoli, mi trovo sempre a riflettere da solo.
A volte, per quanto penso e immagino cose … cose orrende, faccio fatica a respirare. Con ogni respiro immagino che dell’acqua salata mi stia per entrare in bocca e chiude le vie respiratorie, come se fossi nell’abisso del Mediterraneo. (Ma ho detto Mediterraneo?). No no, non…

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MAJDAN, COME UNA PREGHIERA. POESIA RUSSA E UCRAINA PER LA PACE- Simonetta Met Sambiase

La Pace e Venezia. Incontro con Olga Sedakova. Dalla dimora ospitale delle Carte Sensibili

MAJDAN, COME UNA PREGHIERA. POESIA RUSSA E UCRAINA PER LA PACE- Simonetta Met Sambiase
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DOMENICA 29 MARZO A SANT’ELENA
AL CENTRO STUDI DONNE PER LA PACE
A cura de La 7 stanza e di Waves

MAJDAN, COME UNA PREGHIERA. POESIA RUSSA E UCRAINA PER LA PACE

Domenica 29 marzo nel pomeriggio , a cura de ” La Settima Stanza” e di Waves si svolgerà un’iniziativa che vede al centro la più importante poeta russa vivente, Olga Sedakova , oltre all’esposizione di 45 foto dell’artista ucraina Miroslava Besman, mostra che sta girando in varie città di’Italia e d’Europa, su piazza Majdan il giorno della grande manifestazione pacifica
e piena di speranza di poco più di un anno fa.
Lo scopo di questo evento sta in un nostro intento di pace tra Russia e Ucraina nel tramite della poesia e dell’arte: oltre il resto, la stessa era presente a piazza Majdan in quel giorno.e proprio di questo, di quell’esperienza politica e spirituale intende rendere testimonianza.

Sono previsti interventi artistici di Katia Margolis, artista russa di residenza a Venezia che leggerà la sua traduzione di alcuni poeti russi contemporanei.
Anche Alyona Gavrylyuck, teologa ucraina con studi a Mosca, leggerà poesie da lei tradotte.
Interventi musicali di autori che hanno composto per Majdan.
Ci sarà la partecipazione di Tamara Pozdnyakova presidente di Ucraina Più, associazione che opera a Mestre con una sua testimonianza.

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Olga Sedakova (Mosca 1949) è una delle voci più intense della poesia russa contemporanea. Nel 1978 fece uscire in samizdat il suo primo volume in versi: Rosa canina; considerata scomoda, «oscura e inattuale» dal regime comunista, riuscì a pubblicare in patria soltanto dopo il collasso del sistema sovietico. Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti come il premio «non ufficiale» Andrej Belyj, il Premio Solovev (Città del Vaticano 1998) e il Premio Solzenicyn (Mosca 2003), ma in Italia l’importanza del suo lavoro è ancora da scoprire. Un’introduzione alla sua scrittura può essere costituita dalla splendida antologia Solo nel fuoco si semina il fuoco (Qiqajon, Magnano 2008, pp. 184, euro 12) curata da Adalberto Mainardi. Domenica 12 dicembre la poetessa russa è arrivata nel nostro Paese per ricevere il Premio Camposampiero per la poesia religiosa, giunto alla XX edizione e presieduto da quest’anno dalla scrittrice Antonia Arslan.
Riferimento in rete:http://www.olgasedakova.com/it/books.

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ekaterina panikanova

Ekaterina Panikanova.

Fratello e sorella?
marito e moglie?
figlia e padre?
tutti questi ed altro ancora?
Quale dei morti, che sia vivo per ordinare questa pietra,
un monumento all’incontrarsi?
Chi volevi si ricordasse prima di separarsi? nessuna dolcezza, nessuna avarizia.
Nessuno può
avere la memoria del tutto: non possiamo portare molto.
La terra nativa, solo per un attimo, in una terra aliena – questo è sufficiente.
Il resto rimarrà nel luogo che abbiamo sentito come casa.
Un solo sguardo, morte, tu non ti porterai via che una legittima
manciata
di quello che uno sta lasciando, ancora in lutto per noi.

Olga Sedakova

traduzione Simonetta Met Sambiase

CARTESENSIBILI

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DOMENICA 29 MARZO A SANT’ELENA
AL CENTRO STUDI DONNE PER LA PACE
A cura de La 7 stanza e di Waves

MAJDAN, COME UNA PREGHIERA. POESIA RUSSA E UCRAINA PER LA PACE

Domenica 29 marzo nel pomeriggio , a cura de ” La Settima Stanza” e di Waves si svolgerà un’iniziativa che vede al centro la più importante poeta russa vivente, Olga Sedakova , oltre all’esposizione di 45 foto dell’artista ucraina Miroslava Besman, mostra che sta girando in varie città di’Italia e d’Europa, su piazza Majdan il giorno della grande manifestazione pacifica
e piena di speranza di poco più di un anno fa.
Lo scopo di questo evento sta in un nostro intento di pace tra Russia e Ucraina nel tramite della poesia e dell’arte: oltre il resto, la stessa era presente a piazza Majdan in quel giorno.e proprio di questo, di quell’esperienza politica e spirituale intende rendere testimonianza.

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Dedicato a Carla Accardi- Simonetta Met Sambiase

accardi, carla  accardi, il golem femmina, golemfemmina,

Nel primo anniversario della scomparsa di Carla Accardi, sulle Carte Sensibili una dedica alla grande artista italiana.

CARTESENSIBILI

carla accardi

carla accardi

Carla-Accardi-Di-ramo-in-ramo-2010.

Dal ponte dell’Accademia, ho riattraversato Venezia dopo quindici anni di assenza. Da lì comincia la mia “casa veneziana”, nel compresso spazio del quartiere. Al book store del Gugghenaim ho preso cataloghi per quanto le mie mani potessero permettersi ancora di trasportare per tutta la giornata (il mio costoso paese delle meraviglie quel piccolo luogo!). Un libro in particolare non ho resistito ad aprire subito: Le donne e l’Arte nel XX e XXI secolo, a cura di Uta Grosenick. Amaramente, l’elenco ha una sola presenza italiana, Vanessa Beecroft, che però ha il padre inglese; rarissime le figurazioni legate alla ricerca cromatica in astrazione (a parte Lee Krasner, che non poteva essere ignorata d’altronde). Un libro dedicato ad un’architettura “solida” dell’arte femminile, questa dev’essere stata la linea critica della curatrice, ne prendiamo atto. Se la curatrice avesse posto (ampia) attenzione anche al linguaggio del segno, avrebbe messo interesse…

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