Un inventario di vita e poesia. Gabriella Gianfelici legge “Fluida” di Anna Fresu.

da “Fluida”, ed. Macabor 2021

***

“Non ci stupisce come

da lettere-parole, suoni-note,

colori, che hanno inizio e fine,

da volti di occhi, nasi, bocche,

orecchie,oggi domani ieri

sorgono innumeri possibilità….

(da Meraviglia)

“Un inventario di vita e poesia”

di Gabriella Gianfelici

Ho iniziato dall’ultima pagina a leggere questo libro di Anna Fresu, persona culturalmente instancabile  e amabilissima amica / compagna di tanti viaggi, svolti in tanti luoghi: Roma in primis dove ci ritrovammo una sera d’inverno in una stanza dalla porta verde, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma: la stanza dell’Ass.ne Culturale Donna e Poesia che in quel luogo ha “militato” e svolto attività varie per quasi trent’anni…Capelli lunghi e sguardo fiero, occhi brillanti e un sorriso contagioso (come adesso, del resto!), così conoscemmo Anna e fu l’inizio di molti incontri.

Ma Anna non è soltanto ascolto di sè stessa, è anche attenzione agli altri, alle problematiche e alle gioie delle altre persone che la circondano ma non soltanto. Lei ci traduce poeti e poete che non conosciamo per trasmetterci culture diverse e farci comprendere le diversità del mondo, lei che ha viaggiato e insegnato, lavorato e “giocato” in tante parti del mondo. Tutto questo si sente nei suoi versi, è molto palpabile e molto tangibile e di questo la ringrazio perché, grazie al suo lavoro di espansione culturale, ci aiuta a non restare ancorati al nostro piccolo ambito.

Organizzammo letture e riflessioni, in librerie e in altri luoghi, ci seguì anche un’amica comune che vive a Roma: Candida, e poi ci ritrovammo, qualche anno più tardi, a Forlì presso un’altra Ass.ne Culturale di Donne: VoceDonna, conducevamo lei un laboratorio di narrativa ed io uno di poesia.

Volevo tracciare questi percorsi, volevo con queste parole far comprendere la unicità della persona Anna: la poesia, la scrittura, la vita stessa sono inscindibili, non ci sono priorità… Anna è lei. È così.

Come senza nessuna remora si è mostrata a noi, attraverso le pagine di questo libro e per mezzo di “quell’inventario di vita e di poesia” che ci permette di conoscerla ancora di più.

Un diverso scrivere per Anna che finora ha pubblicato libri di racconti, di narrativa, di teatro e moltissime traduzioni. Ma, anche in questo libro, la capacità di espressione letteraria è altissima e l’empatia che Anna sa trasmettere ci illumina sempre nel percorso poetico. 

“Cadono pezzi” (pag.14) è la poesia fatta puzzle: i pezzi che cadono, che cerchiamo, che vorremmo riunire, che vorremmo accanto e che invece scivolano, si trasformano…mutano come la nostra stessa vita.

E ancora nella poesia “Ode all’imperfezione” (pag.66) troviamo il tempo che scorre, che ci modifica…la ruga, il neo, il corpo che cambia e all’inizio la fatica dell’accettazione ma dopo, giorno dopo giorno, accorgersi che anche questo è nostro, anche queste imperfezioni e cambiamenti ci appartengono e allora l’ansia e le incertezze cadono e iniziamo a vivere in altro modo, quasi in un’altra dimensione.

La poesia “Il peso del silenzio” (pag.79) ne è uno dei tanti esempi.

Per terminare questa breve recensione rammento la poesia: “Lieve” (pag.93) dove tutte le amarezze, i rimpianti, i ricordi dolori si fondono con le conquiste raggiunte, con l’amore dei figli e delle persone vicine e lontane (spesso più importanti e reali di quelle prossime) e allora si “percepisce” ancora più profondamente la bellezza e la unicità della propria vita, e Anna sa bene quanto questa sia preziosa.

Le poete e i poeti hanno il compito, gravoso e gioioso insieme, di fissare sulla carta le parole, per ricordare a coloro che non usano lo strumento della parola la gamma dei sentimenti. Una gamma che può andare dall’osservazione del blu del mare e la sua profondità, che ci riporta a nenie infantili e a ricordi marinareschi (come nel caso della nascita dell’autrice), per poi proseguire con il dono della luce lunare, con la grandezza di un sorriso o con la piccola stretta di mano delle bimbette.

Noi tutte e tutti siamo impastati di materia e di fiato, di anima e pensieri che ci agitano. 

Anna Fresu è riuscita a raccoglierli, a scriverli e a porgerli con la semplicità che la caratterizza ma, con una grandezza d’animo e con una fine struttura poetica, per questo leggere “Fluida” non soltanto è un piacere ma è anche una scoperta di una gran parte di noi stessi/e.

…come un regalo

spiraglio sul domani.

“Il mio sorriso” (pag.36).

                                                                                                                    Gabriella Gianfelici

Tre poesie

da “Fluida“, ed. Macabor 2021

La veste

Ho cucito l’amore

all’orlo della mia veste.

Quando cammino

lo spargo per strada.

Sulla pietra su cui cade

nascerà forse un fiore

o lo raccoglierà un bambino

per farci un aquilone.

Se sarà lieve

volerà nel vento

fra rami e foglie

sarà una canzone

andrà a posarsi

sopra un davanzale

qualcuno gli aprirà 

la finestra e con il sole

darà luce a una stanza.

Se non sto attenta

Mi cadrà in un pozzo.

Povero amore,

tenero e sgualcito,

che non ha braccia

per poter nuotare.

La casa del povero

La casa del povero

non ha nazione

o confini.

Ha fragili pareti

e porte che non proteggono.

Ha tetti di nuvole

che piovono

quando non serve.

Ha pavimenti coperti

di polvere di memoria.

Non ha tavole imbandite

né letti su cui riposare.

Ha vecchi senza passato,

adulti senza più lacrime.

Ha bambini a cui hanno rapito

Il futuro,

bambini con sguardi

di sdegno

che stringono

i loro libri di scuola

con segnalibri

di speranza.

Ode all’imperfezione

Canto la ruga il neo la cicatrice

ogni traccia lasciata sulla carne.

Canto il corpo che cambia

e la bellezza che mai non corrisponde.

Canto il passo del tempo il suo fluire

le scintille disperse sulla via

la scia di ciò che fummo e il suo mutare

l’essere sempre altra il suo sfuggire

ai canoni alle leggi all’immanenza.

Canto persino il dubbio l’incertezza

Il pensiero che oscilla e che vacilla

che non riposa su conquiste passate

Canto l’eterno cercare indefinito

Canto l’errore il torto e il suo perdono

Canto ogni cedimento alla passione

All’àncora incompleta della nostra ragione

Canto lo sguardo che coglie e ricompone

in frammenti perfetti l’armonia. 

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Scuoti la tristezza e spalanca lo spirito. Miguel de Unamuno tradotto da Anna Fresu

“Scuotiti la tristezza e spalanca lo spirito”

Scuotiti la tristezza e spalanca lo spirito,
perché la pigrizia non ti permetterà di vedere che la ruota del destino
ti starà sempre dietro alle calcagna
e che solo davvero vive l’uomo che supera la vita.
Non incoraggiare la sofferenza
che ti abbandona poco a poco nelle braccia della morte,
perché vivere è sforzarsi e solo questo vale la pena.
Non rinviare oltre il tuo compito
e, al calpestare il cammino della vita,
lanciati come seme al solco senza guardare al passato.
Gettaci dentro tutto ciò che è vivo e lascia in te tutto ciò che è morto,
perché la vita non segue il capriccioso cammino delle nubi
e un giorno questa semina darà i suoi veri frutti.

(c) Traduzione di Anna Fresu
della poesia di Miguel de Unamuno

“Sacúdete la tristeza y despabilla el espíritu”

Sacúdete la tristeza y despabilla el espíritu,
porque la pereza no te permitirá ver que la rueda del destino
siempre va pisándote los talones
y que sólo vive realmente el hombre que rebosa vida.
No alientes el sufrimiento
que te abandona poco a poco en brazos de la muerte,
porque vivir es esforzarse y sólo ello merece la pena.
No postergues por más tiempo tu tarea
y, al hollar el camino de la vida,
arrójate como semilla al surco sin mirar al pasado.
Echa en él todo lo que está vivo y deja lo muerto en ti,
porque la vida no sigue el caprichoso camino de las nubes
y algún día esa siembra dará sus própios frutos.

UNAMUNO, HILDAGO RIBELLE

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Unamuno
di Marìa Zambrano

Miguel de Unamuno (1864-1936) ci offre una vita troppo ricca di peripezie. La sua vita sembra drammaticamente inscritta tra due guerre civili, stretta al loro interno, troncata di netto dall’ultima. Fu un hildago ribelle alla “civilizzazione di corte” del XIX secolo che in quegli anni, a partire dalla Restaurazione, entrava nel suo apogeo, nei suoi giorni più promettenti…
Unamuno è contemporaneo, della stessa generazione di Freud, Bergson e Husserl. Seppure così diversi Bergson, Freud e Husserl hanno qualcosa in comune con “don Miguel”: qualcosa che potremmo chiamare lo spirito, il volume che hanno riempito, lo spazio vitale che hanno ricoperto. Una vita lunga e piena sino alla fine di impegno in un’unica direzione. E nella loro opera un orientamento comune. il “fiume della coscienza”, la misteriosa realtà, quel quid che non è una cosa ma che sostiene le cose. E’ la generazione che si addentra in zone mai esplorate prima, un conflitto percepito da diverse angolazioni ma sempre lo stesso: il conflitto tra la coscienza e ciò che non lo è…
La prima cosa che salta agli occhi nel nostro personaggio è il suo splendore espressivo, la sua immensa capacità di espressione. Genio dell’espressione e della rivelazione attraverso la parola. Se pure entrò nella cultura europea, riuscì a non perdere la chance della natura ispanica, con la sua corsa sfrenata nello spazio senza confini. Unamuno voleva innanzitutto risvegliare l’ansia di vivere, la volontà di esistere, la fede nella resurrezione…
Salamanca fu la sua sposa: qui volle lasciare il suo nome inciso per sempre. Salamanca era forse la misura dell’agorà per don Miguel. Non nella sua azione, ma nella sua vita quotidiana; sentiva la necessità (forse) di uno sfondo in cui si potesse stagliare la sua figura solitaria e ineguagliabile. Il suo ritiro ha tutta l’aria della dissidenza, ma anche della baronia del signore feudale che non cede alla centralizzazione monarchica.In questo è fondamentalmente liberale, tradizionalmente liberale.

 

altri riferimenti
Anna Fresu
http://www.el-ghibli.org/anna-fresu-2/
https://plus.google.com/113309350959983865971

I nostri desideri. La notte di san Lorenzo per Setteversi.

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Guardano in alto, nel vuoto, nella luce
fra gli spazi interstellari.
Lei è davanti a loro…
(Dario Bellezza)

Le scie delle Persidi portano lontano i nostri desideri

Dalla pagina di Setteversi la proposta di lasciare desideri o pensieri desiderosi o altre virtù desideranti per la notte delle stelle cadenti. Che quest’anno sarà meravigliosamente splendente e ricca di scie, almeno secondo gli astronomi che assicurano una cascata di stelle particolarmente spettacolare. Infatti la Luna sarà presto buia lasciando così campo libero al buio della notte e Giove, nel cui spazio gravitazionale si concentrano una parte delle polveri cosmiche, darà una “spinta” allo sciame. La direzione dei nostri sguardi e desideri è la seconda stella a destra.. no, scherziamo! La direzione è Nord-Est, verso le Pleaidi, l’ora è le ventidue fino a che non si trovi la prima luce da catturare con la fantasia. Dal GolemF. il passaggio di tutti i desideri lasciati sulla pagina di Setteversi e l’augurio che si possano avverare nella luce buona delle stelle. Buona notte di San Lorenzo a tutte\tutti noi.

(c) Alfredo Arreguir
(c) Alfredo Arreguir

 

Le Stelle e Desideri di Rosaria Scarambone
Quale stella mi chiedi?
Quale io potrò donarti?
Scegli pure
nell’intero firmamento . . .
non una sola stella
è pronta per Te!
Basta che tu sappia abbracciarle.

Un megagalattico alzheimer per l’America affinchè dimentichi chi è e ricominci tutto da capo
Il desiderio di Rosa De Cesare

La notte dell’amore sono i versi dei desideri di  Giorgio Moio

quando alzerò gli occhi nel luccichio del cielo
nella penombra dei miei pensieri assorti
scovando la meraviglia di una stella cadente
vorrei che prendesse una sola direzione
dritta dritta nei tuoi occhi stanchi
per illuminare come fari nella notte
l’ora di un amore che altro non attende

(2 agosto 2016)

(c) Anna Serrato
(c) Anna Serrato

Poetico anche il desiderio di Anna Serrato
“Desidero poter desiderare ancora..”

Michela Arcaro desidera…..
Vorrei tornare ad essere serena e a vivere la mia vita.

 

Ancora versi e tutti al femminile per la notte delle stelle e dei desideri:

Attenta ai desideri di Anna Fresu

“Attenta ai desideri”, mi hanno detto.
Così ho imparato a desiderare
Solo ciò che è possibile,
Ciò che posso creare o risvegliare
Con le mie mani insieme con la mente.
Desidero l’abbraccio ed il sorriso
Che io per prima saprò regalare.
Desidero la pace, l’armonia
Perché so che si può
Se stiamo insieme.
Desidero la speranza che non muore
Desidero la gioia del ritorno
Perché altrimenti
Non sarei mai partita.
Desidero la certezza del ricordo
Perché nel cuore ho lasciato lo spazio.

Desidero un giorno con raggi di sole
Perché ho imparato ad amare

Anche la pioggia.

(A.F.)

Le stelle di Francesca Scarfone
Le stelle sono tante, milioni di milioni.. come i desideri..che bella cosa sperare, che bello pensare che esista un legame, un fil rouge che tiene insieme stelline cadenti e desideri incombementi…e allora, come quando ero piccerella alle mie stelline chiedo di realizzare il mio sogno, di permettermi di avere il tanto sognato lavoro a tempo indeterminato, possibilmente a scuola, con i miei ragazzi, a perdermi tra Platone e l’esistenzialismo..certo, ne avrei uno più grande, un bacio della mia mamma..stelline care..sogni belli…

Desideri di sempre
di Grazia Fresu
A volte i desideri mi si incamminano
sulle nuvole sfilacciate del primo mattino
o nel meriggio tra i raggi di sole
entrati dalle persiane socchiuse,
di notte a letto con la luna
sono carezze tra le lenzuola,
le pagine del libro scivolato piano
sul tappeto azzurro, un sussulto appena
alla soglia del sonno,
i desideri di sempre o uno nuovo
lancinante improvviso,
il desiderio del mare in questo deserto
che mi avvolge, il salmastro scavare
tra i graniti di un’onda lenta che non riposa,
un desiderio d’isola di porto di corse
sulle dune come nell’infanzia,
avere una casa sulla scogliera
per scrivere in solitudine,
per ascoltare il vento sollevare l’acqua
tra i canali in riccioli di spuma rosata,
per allineare le memorie e farne
cibo dell’anima culla delle emozioni,
poter parlare ancora con mia madre
nelle sere dove si annidano
serpenti inquieti nel cuore
e solo la sua voce potrebbe come allora
regalarmi parole di saggia bellezza,
i desideri di sempre, ancora pagine
allineate a raccontare la vita e poesie
per tenere stretta la bellezza e il senso,
passeggiare con l’amica del cuore, cancellarle
la sofferenza dagli occhi, sperare che si salvi
il sorriso dal fiume dei suoi tormenti,
frenare la deriva del corpo che duole
vincere la fatica di certi giorni bui
accettare il vuoto che a volte bussa alla porta,
desiderio di te amore mio che mi accompagni
nel tempo con le tue braccia ostinate
senza reticenze senza dolorosi abbandoni,
desiderio di averti sempre come ora
e poi di colpo il desiderio di un viaggio
mai fatto, l’Antartide, New York,
l’isola di Pasqua,
tornare dopo mesi inaspettata,
coi capelli spettinati allegria e borse colorate
e trovarli tutti a tavola,
i vecchi che non ci sono più coi loro ricordi,
i ragazzi con vite finalmente risolte
…e nessuno che ha più bisogno di me.

Fabia Ghenzovich
Da bambina ricordo
un arabesco per caso sul soffitto
o forse l’ombra di un drago
con la meraviglia e il timore
negli occhi aperti a stella
su sette desideri
per sette versi

 

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Caterina Franchetta ne ha due di poesie da lanciare tra le stelle cadenti
Stella, desire
luce dei miei varchi,
tendimi la mano!
Ti seguirò docilmente
fino al limite amica:
chiaro divenire
sarà riconoscermi.

ed ancora

Quando sono sveglia il mio giorno se ne va convenzionale
ma quando dormo mi meraviglio nel sogno al punto tale
da desiderare tanto di seguitare a dormire per sognare
e quando mi risveglio vorrei tanto riaddormentarmi
con la speranza di sognare ancora
e meravigliandomi in quelle meraviglie
sognare, provare e riprovare sognando.

 

Niente che già non sia
di Cristina Bove
Nell’apparire come di cristallo
intermittenza di perseidi _si veglia
custodi delle impronte luminose
nel desiderio che ci sia gentile
il mondo.
In procinto di andare
quale respiro e suono del divino
sperare che si cada come stelle
noi faville
che dentro un corpo opaco
traversiamo la notte
sogni d’eternità bagagli a mano
_l’ignoto dentro e fuori_
ed il pensiero
prova provata d’esistenza ma
d’infiniti ritorni
ridotti all’essenziale
svegliarci all’improvviso
in una scintillanza d’universo

Federica Galetto e la stella che non parla
c’è una stella che non parla
solo riluce muta
c’è silenzio nel frastuono
ma una lucciola risale
la conca d’oro del firmamento
ritaglia pura un cerchio
e dentro le cose del destino
danzano come libellule d’estate
In un solo istante un guizzo
illumina il cielo buio
mostrando visioni e promesse
nella fornace della fatica.

Leila Falà
Ritrovare se stessi, ritrovare l’altro
colmare la cavità gassosa
che ci toglie fiato e sguardo
ricacciare nel gorgo del mai
chi vive per crearci sofferenza
e li dimenticarsene.
Trovare lo spazio della levità.

Ci siamo quasi… (ci informa Laura Chiarina ed ha ragione)

il cielo coperto, gonfio farà solo immaginare…

 Ho tra le mani veli stracciati di sette cieli. Soffia amore su ognuno la tua musica. Lenta la tua danza mi conduca dove vita langue: oltre i sette sipari lì, è precipitar di stelle.

 

E quelli tutti maschili? Eccoli:

I colori del tramonto di Giovanni Gentile

Cavalco i colori del tramonto
giocando a nascondino con l’alba
sarà il vento a condurmi nella notte
incontro alla mia stella
polvere di lacrime si sono sparse
e la gioia dopo il pianto
le ha trasformate in universo
Giovanni Gentile 27 Luglio 2016

Ancora
di Luigi Sperandeo
Ancora
Desidero svegliarmi
in un giorno di festa, da bambino,
trattenendomi un istante ancora prima di saltare.
Desidero sognare
il mio sogno impossibile,
perché non è possibile che non diventi mio.
Desidero rivivere
tutto il mio già vissuto,
perché è stato bellissimo, ma non mi basta ancora.
Desidero restare, andare, correre, camminare.
Desidero vedere, stringere, sfiorare.
Desidero, davvero, ancora desiderare.

 

 

 

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Ne hanno tanti e ne sceglieranno tra poco uno anche Teresa Cipolletta  e Marco Bassi.

Renzo Pelleri li dedica a Paolo e Matteo
nella vita di ognuno di noi sono desiderabili felicità amore.serenita vi auguro di averle in abbondanza per tutto il durare della vostra vita ..A voi un grosso augurio per il cammino di vita che iniziate a fare vivete sempre la vostra vita..usate le vostre azioni per dare sempre il meglio di voi..usate l amore e la vostra coscienza per non fare errori..un grosso abbraccio
papá

 

 

Cântico do pássaro azul em Sharpeville – Traduzione a cura di Anna Fresu

Una poesia del poeta mozambicano José João Craveirinha tradotta da Anna Fresu, dedicata alla memoria del massacro di 69 manifestanti contro l’apartheid, a Sharpeville, in Sud Africa, dove i manifestanti furono uccisi dalla polizia il 21 marzo 1960.

Cântico do pássaro azul em Sharpeville
di José João Craveirinha

Os homens magros como eu
Não pedem para nascer
Nem para cantar.
Mas nascem e cantam
Que a nossa voz é a voz incorruptível
Dos momentos de angústia sem voz
E dos passos arrastados nas velhas machambas.
E se cantam e nascem
Os homens magros de olheiras fundas como eu
Não pediram a blasfêmia
De um sol que não fosse o mesmo
Para uma criança banto
E o menino africânder.
Mas homens somos
Com o mesmíssimo encanto magnífico
Dos filhos que geramos
Aqui estamos
Na vontade viril de viver o canto que sabemos
E tornar a vida de voluntário que não pedimos
Nem queremos
E odiamos na ganga africana que vestimos
E na ração de farinha que comemos.
E com as sementes rongas
As flores silvestres das montanhas zulos
E a dose de pólen das metralhadoras no ar de Sharpeville
Um xitotonguana azul canta num braço de imbondeiro
E levanta no feitiço destes céus
A volúpia terrível do nosso vôo.

Cantico dell’uccellino azzurro a Sharpeville

traduzione a cura di Anna Fresu
(per amichevole concessione dell’autrice al GolemF).

Gli uomini magri come me
Non chiedono di nascere
Né di cantare
Ma nascono e cantano
Ché la nostra voce è la voce incorruttibile
Dei momenti di angoscia senza voce
E dei passi trascinati in campi antichi.
E se cantano e nascono
Gli uomini magri con occhiaie fonde come me
Non hanno chiesto l’oltraggio
Di un sole che non sia lo stesso
Per un bambino bantu
E un bambino africander
Ma uomini siamo
E con l’identico incanto magnifico
Dei figli che generiamo
Qui stiamo
Nella strenua volontà di vivere il canto che sappiamo
E rendere vita anche
La vita che non chiedemmo
Né vogliamo
E odiamo nella tela africana che vestiamo
E nella razione di farina che mangiamo.
E con i semi ronga
I fiori selvatici delle montagne zulu
E la dose di polline delle mitragliatrici nell’aria di Sharpeville
Un uccellino azzurro canta sul ramo di un baobab
E innalza nel sortilegio di questi cieli
La voluttà terribile del nostro volo.

 

 

 

Ana

 

Anna Fresu

https://www.facebook.com/notes/anna-fresu/c%C3%A2ntico-do-p%C3%A1ssaro-azul-em-sharpeville/981353328580952