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Lettura critica di Maria Musik a “8 colori per 8 Storie”

Chi ha seguito la presentazione della raccolta antologica di racconti “8 colori per 8 storie”, lo scorso sabato 12 giugno, ha apprezzato la nota critica precisa e robusta che Maria Musik aveva preparato per accompagnare la comparsa del libro, nato da due anni di laboratorio di scrittura di Gabriella Gianfelici. Un testo speciale che ha siglato in profondità ogni racconto, un regalo prezioso di Maria Musik che ha affiancato la  sua prefazione alla raccolta. I due testi  vengono  riproposti in lettura sul Golem Femmina, insieme ad una breve descrizione del progetto di “8 colori per 8 storie” della curatrice del laboratorio.

Buona lettura.

L’avventura di aver progettato e portato avanti per 12 incontri un laboratorio di scrittura creativa, durante il lockdown, è andata oltre le aspettative, cioè con la pubblicazione di un libro online: 8 colori per 8 storie con le illustrazioni del maestro Giuliano Giuliani.
Ognun* dei partecipanti ha scelto un colore e quel colore lo abbiamo sviscerato sotto il profilo antropologico, artistico e mitologico. Da lì sono scaturiti i racconti che hanno preso, dietro mie suggestioni librarie e riflessioni personali, una loro strada fino a concludersi.
Il laboratorio è una fucina vera, densa di idee e passioni, di stimoli che vengono gettati alla rinfusa come in un cesto e che ognun* poi può recuperare al bisogno: per portare avanti un soggetto, per aumentare la suspence, per cambiare un po’ l’atmosfera.
Così abbiamo lavorato in questo tempo pandemico, siamo cresciut* insieme e insieme abbiamo gioito di questo bel risultato.

Gabriella Gianfelici

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8 COLORI PER 8 STORIE

lettura a cura di Maria Musik

Quando, a causa del meccanismo per cui siti e social registrano le nostre preferenze, compare sullo schermo la notifica dell’ennesima offerta per un “Laboratorio di Scrittura” mi capita di storcere il naso. In parte, questo mio pregiudizio nasce dal conoscere il mercato che nasconde proposte blasonate quanto di scarsa qualità e, inoltre, si rafforza della convinzione che il primo vero laboratorio di scrittura sia la lettura, ahimè, sempre meno praticata nel nostro Bel Paese.
In questo caso, devo dire che è bastato l’invito alla lettura di Gabriella Gianfelici, che stimo come donna e come scrittrice, a farmi accettare – senza se e senza ma – di leggere, in assenza d’informazione pregressa e uscendo da qualunque ottica di valutazione meritocratica, i testi che qui troverete. Reduce dalla valutazione “matta e disperata” di racconti inviati a un Premio che mi vedeva nella giuria per la narrativa, accostarsi ai prodotti letterari di quest* autor* si è rivelata una piacevole sorpresa.
Ho molto apprezzato come ognun*, cogliendo gli stimoli del lavoro laboratoriale, abbia saputo sfruttarli per produrre qualcosa di originale che, al di là delle comuni suggestioni, rivelava un diverso temperamento artistico e variegate scelte stilistiche. In questa raccolta passiamo dalla difficile e coraggiosa arte della prosa poetica al racconto epistolare, dal diario alla scrittura sperimentale senza disdegnare gli scritti che rielaborano esperienze vissute senza scadere nel mero autobiografismo.
Vorrei invitare il lettore a una lettura in “due tempi”. Partite da un approccio globale per cogliere le possibilità che un buon lavoro laboratoriale, guidato da una “facilitatrice” professionale ma non invadente, offre al gruppo e a ciascun*. La metodologia del laboratorio, se ben condotta e conosciuta, pone tutti in un contesto d’apprendimento collaborativo per compiti reali che, volendo usare un anglicismo, definiremmo “learning by doing”. In un successivo momento, rileggetene uno al giorno per apprezzarne l’unicità e, senza voler fare graduatorie, coglierne il singolo e molteplice valore aggiunto.
La lettura globale renderà evidente come le/i partecipanti abbiano lavorato con passione all’elaborazione della “suggestione del colore” (anche sottratto a un’opera d’arte?) che fa da innesco alle emozioni. Si apprezzerà quanto si siano cimentat* con il valore dei lemmi che, prima isolati poi rinnestati, veicolano tali emozioni verso un processo di introspezione e ricerca di senso per essere “restituiti” al/nel testo in tutta la loro ricchezza espressiva. Infine, sarà certo gradito come abbiano colto l’invito a scavalcare il muro delle esperienze vissute in spazi ristretti (sempre di più in un tempo abbrutito dalla pandemia) per immaginare un “altrove” quale scenario, geografico o mentale, delle vicende o delle malie narrate.
La rilettura che vi ho proposta, poi, consentirà di uscire dall’ottica dell’insieme per stimare ogni prodotto/opera per le sue peculiarità, gli intenti espliciti o impliciti di trasmettere un messaggio, il meccanismo della memoria involontaria che, come in Proust, a partire da uno stimolo sensoriale consente la ricostruzione del ricordo pieno del suo valore soggettivo e quindi emotivo e, non ultimo, l’evidente buon lavoro che dovrebbe contraddistinguere sempre un testo letterario, sottraendolo al rischio dell’improvvisazione con conseguente perdita di valore.
Per concludere, auguro a ciascun* di voi autor* di non smettere mai di celebrare la Parola con la lettura e la scrittura e di perseguire con caparbietà le vostre aspirazioni: non è così importante in quanti vi leggeranno ma che non perdiate o sotterriate il vostro incredibile e luminoso Colore.

Roma, 23 maggio 2021

AMARANTO (Amaranto) di Paola Masselli
Un testo particolare, cadenzato, che ci abitua a un “metodo” capace di integrare poesia musicale e sonora, prosa e diario. La riflessione e l’autocoscienza attraverso le parole.
Il CORPO Pag 8

INCANTO (Bianco) di Addolorata Esposito
Testo assai particolare, a partire dall’inconsueta scelta del font… avrei quasi desiderato di vederlo scritto a mano per assaporare l’impatto della grafia “dell’anima”.
Il mito delle Sirene. Riflessione sulle sorelle di Proserpina. Pag. 19
LA BELLA ESTATE SI TINGEVA D’ORO (Giallo) di Adriana Rotili
Coraggiosa e affascinante prosa poetica. A parte qualche arcaico troncamento, che può però trovare motivo d’essere nell’allacciarsi al Mito, è di pregiata fattura.
Il mito della Madre Pag. 29
LA LETTERA (Arancione) di Francesca Vanchieri
Narrazione molto efficace e chiaro l’intento. Il dipinto delle arance simbolo della “pena e del riscatto” che accompagnano scelte d’autonomia. Interessante la collocazione temporale.
Il dipinto Pag. 39
ORESTE (Blu) di Fiorenza Morselli
La scrittrice lascia che a narrare la storia sia un uomo, personaggio positivo anche nel suo rapporto con il femminino. Il ritrovamento della borsetta e i rimandi a questo oggetto parrebbero condurre il lettore verso un “giallo” e la semplice soluzione del “caso” è un valore aggiunto perché risponde ai lineari canoni del racconto e del protagonista che molto rassomiglia al suo fiume immenso.
La borsetta Pag. 51
VERONICA (Verde) di Giorgia Sassi
Mi ha colpita la metamorfosi che ci rimanda, lievemente però, ad Alice e a Kafka
La metamorfosi Pag. 61
ROSSO SANGUE (Rosso) di Massimo Cappuccini
Per chi ha, come me, avuto a che fare con adolescenti è stato facile entrare in sintonia con i fatti narrati. I personaggi che ruotano intorno al protagonista sono stereotipi, volutamente credo, ma ahimè non tanto distanti dalle realtà genitoriali esperite.
Ho pensato a Proust e alla stanza foderata di sughero Pag. 71
NULLA ACCADE PER CASO (Azzurro) di Maria Presciutti
Anche in questo racconto troviamo le parole chiave esplicitate sin dall’incipit quasi a voler fare da cornice/bussola durante il viaggio che ci si prepara ad affrontare insieme al protagonista.
Una fotografia, a volte, non può contenere ciò che il ricordo vivido di un profondo vissuto ci restituirà finché ne avremo memoria Pag. 86

MARIA MUSIK

Maria Musik, nasce a LaRecherche.it nel 2007. Infatti, pur avendo coltivato da sempre la passione per la lettura e la scrittura, inizia a rendere pubblici i suoi testi proprio su questo sito e, sempre in questo magnifico luogo d’incontro, decide di rendersi disponibile a concorrere maggiormente alla sua crescita ed alla sua apertura verso spazi culturali e artistici più vasti. Su LaRecherche.it ha pubblicato trecentocinquant’otto testi fra poesia, narrativa, aforismi, articoli, interviste e recensioni nonché quattro eBook; ha partecipato a tutte le pubblicazioni di AA.VV. Attualmente fa parte del Comitato di Redazione, cura la collana di eBook “Indovina chi viene a cena?” ed è socia fondatrice dell’Associazione Culturale LaRecherche.it e membro della Giuria del Premio Letterario “Il Giardino di Babuk”.
Crede che la Letteratura, in tutte le sue forme, possa (debba?) avere anche un ruolo civico e sociale quindi concorrere alla denuncia di ogni forma di discriminazione e di limitazione dei diritti civili e umani.

Sono una romana de’ Roma, innamorata della sua città. Insieme al fatto che scrivo poesie e che a volte lo faccio in un romanesco senza pretese, amo tradurre le mie visioni in racconti brevi. Sono come un gatto che gira fra i vicoli, fruga e annusa un po’ ovunque e, a volte, il “bottino” diventa parola scritta. Questo è tutto quello che è importante sapere di me.
Una piccola curiosità che voglio svelarvi è l’origine dello pseudonimo con il quale firmo i miei scritti: “Maria Musik”.
Se vi viene voglia di vedere un posto veramente unico, andate a Testaccio e visitate il Cimitero Protestante (o Acattolico) in via Caio Cestio. Ha una storia antichissima, legata all’usanza di seppellire gli stranieri (in particolare i non cattolici) fuori dalle mura. È un luogo magico dove riposano grandi uomini accanto a gente comune. Vi troverete le sepolture di Shelley, Keats, Severn, Reinhart, Gadda, Gramsci, Malwida von Meysenbug, Amelia Rosselli, Dario Bellezza e tanti altri. È un luogo ricco di storia, arte, musica e poesia.
Camminando fra le tombe, molte delle quali monumentali, un amico ha richiamato la mia attenzione su quella di una bambina: Salzmann Gerda Tusnelda Ida. Il monumento, realizzato in marmo, è costituito da un basamento con sopra un cestino di fiori, una cartella, il libro cuore, una corda e una borsa sulla quale è incisa la parola “Musik”.
Così, ho scelto di firmarmi Musik per onorare quella piccola vita spezzata ma anche il luogo della sua sepoltura che, da emblema di intolleranza, è divenuto simbolo di una Roma che riconosce come “cittadini” tutti quanti qualunque sia il loro luogo di nascita, ceto, credo politico e religioso. Ho, poi, aggiunto il nome di Maria, una donna che ho molto amato e che Roma aveva accolto benevola, come tanti altri prima e dopo di lei.

Il link per acquistare il libro è il seguente: