contro la violenza sulle donne · decostruire lo stereotipo · femminismo e genere

LE REGOLE DEL BORDELLO – Immagini d’antan contro la dignità della donna perse nella rete.

Sentiti e visti  i bollori dell’estate e, soprattutto, avvertite con molestia certe nostalgie mai sopite di schiavismi fisici e intellettuali mascherate da nostalgie di “buon tempi passati”, il Golem femmina chiude la sua stagione ricordando che l’ispirazione prima del blog è passare passioni, seguita dal credo assoluto che la dignità non sia un istituto politico variabile ma il diritto umano assoluto. E che la reiterazione di certe pruderie autoritarie che circondano quest’estate spaventa, ma non zittisce le coscienze.  Spaventa anche l’accidia di chi non vuole ricordare il passato come luogo di coercizione femminile, o meglio di una parte di esso, quello che scontava la peggiore delle pene, la povertà economica e\o sociale. A cui veniva destinato il peggiore degli inferni maschili, la “casa del piacere”, “la casa dei dindini dorati” o altri delicati nomi per indicare il bordello.  Le regole erano semplici. Tutto concesso, ma “i servizi” dovevano pagare in anticipo. Non fosse mai che una delle “donne” crepasse durante uno stupro di gruppo (permesso e disponibile ma solo a richiesta) e i clienti volessero risparmiare sul “servizio”. Gli originali manifesti li troverete in vendita per qualche dollaro su e-bay, dove Madame Dora o Madame Josie possono essere acquistati con tutta tranquillità nel loro delirio di tempo andato. Noi qui, facciamo invece resistenza e memoria.