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CODICE ROSSO: fra legge e dubbi

La nuova legge di contrasto alla violenza di genere lascia qualche dubbio ai coordinamenti femminili dei sindacati confederali, che in una nota congiunta, rilasciata ieri, hanno scritto di “occasione mancata” per fare un vero passo avanti sul tema della violenza maschile contro le donne.

“Pur apprezzando l’introduzione di fattispecie di reato importanti come il “revenge porn”, i matrimoni forzati e le lesioni permanenti del viso – si legge nella riflessione –  riscontriamo che le criticità che avevamo avanzato, durante le audizioni, non sono state prese in considerazione.
In particolare, ci preoccupa l’ascolto della vittima entro tre giorni, perché rappresenta un’arma a doppio taglio. Il momento successivo alla denuncia è quello a più alto rischio per la vittima poiché essa è lasciata sola. Riteniamo che la donna debba sentirsi protetta e sostenuta. Talvolta la donna non sentendosi adeguatamente salvaguardata ritratta la denuncia. Inoltre, si rifà strada l’idea che la vittima menta, che usi la denuncia per violenza come vendetta nei confronti dell’ex compagno.
Non ci convince l’istituzione dell’Osservatorio presso il Ministero di Grazia e Giustizia perché riconduce questo tema a fatto da risolvere solo sul piano repressivo, mentre la battaglia che stiamo portando avanti è culturale e riguarda i temi della Prevenzione, della Protezione, della Punizione e delle Politiche integrate. Per questo riteniamo importante agire correttamente sul piano formativo in particolare per quanto riguarda la formazione degli operatori di polizia, dei carabinieri dei magistrati e di tutti gli operatori che a vario titolo hanno a che fare con le vittime di violenze.
Vogliamo ricordare che è stato appena svolto un censimento dei centri antiviolenza, sostenuto con fondi pubblici, che rischia di essere inutile perché il “Codice Rosso” non annovera i risultati del censimento all’interno della norma.
Infine, il “Codice Rosso” ha un’invarianza di spesa e questo ne riduce di fatto la sua efficacia e portata”.
La nota è firmata dalle tre responsabili di sigla, Giorgia Fattinnanzi per la Cgil, Liliana Ocmin per la Cisl e Alessandra Menelao per la Uil.
Si attendono ora anche le considerazioni delle maggiori associazioni che operano e gestiscono i cav. Il Codice rosso sta appena lampeggiando.